Quando si parla di pensioni se ne parla di solito in questi termini “oggi tre lavoratori mantengono un pensionato, domani un lavoratore dovrà mantenere un pensionato, dopodomani un lavoratore manterrà tre pensionati … quindi il sistema non è sostenibile”.

In un momento storico come quello attuale dove il lavoro manca, i giovani iniziano a lavorare in ritardo, gli stipendi sono bassi e quindi lo sono anche i relativi versamenti all’INPS, le statistiche ci dicono che si fanno meno figli e ci saranno sempre più vecchi MENTRE contemporaneamente si pensa che qualcuno con il proprio lavoro debba produrre denaro da distribuire … effettivamente il sistema non è sostenibile.

Questi ragionamenti partono dalla considerazione che il denaro è merce da produrre con sforzo e che le intelligenze debbano essere indirizzate ad adeguare la vita delle persone alla disponibilità della merce denaro. I soldi per il pagamento delle pensioni devono essere “prodotti” ed “estratti” da qualcuno per poter essere dati ad altri o restituiti allo stesso.

La “disinteressata” soluzione (di chi a ha creato il problema) è di affidarsi a un’assicurazione privata che ci viene presentata come una scelta tra avere una pensione decente oppure una da fame. In realtà e subdolamente ci stanno costringendo a rinunciare a 200 anni di riforme sociali. Riforme che hanno migliorato la vita di anziani, bambini, diversamente abili. Volute dagli stessi lavoratori attraverso lotte e rivendicazioni che abbracciavano l’ideale che l’umanità, per essere tale, dovesse uscire dalla giungla, darsi una mano, condividere ed essere solidale. Riforme che hanno sancito l’umanità dell’essere umano.

E a conti fatti (magari fatti persino da Tito Boeri o da Carlo Cottarelli) non ci abbiamo rimesso. Basta rileggere un po’ i libri di storia in uso alle scuole medie e, almeno dalla rivoluzione industriale e dall’800 in poi, guardare cosa era la vita delle classi più umili senza supporto o intervento statale per rendersene conto. Abbiamo avuto tanto e potremmo avere ancora di più e di cosa dovremmo dispiacerci, che lo Stato per darci questo ha dovuto “spendere”? e a chi mai lo avrà chiesto questo denaro e, in generale, da dove viene il denaro e a chi dovrebbe mai essere restituito? È un costo accettabile il fatto che a fronte di denaro i nostri nonni sono riusciti a costruire le città e le case dove abitiamo, gli ospedali dove ci curiamo e le pensioni con le quali tanti nipoti riescono a mangiare? Sono loro colpevoli per questo o lo sono di più politici, amministratori, confindustria, Marchionne, finanzieri, il PD e i moderni uomini di sinistra con barca e cravatta di marca che vogliono negare le stesse cose alla nostra e alle future generazioni?

Il punto però è sempre quello, i soldi. Già adesso non ci sono, figuriamoci tra qualche decennio quando le casse dell’INPS saranno davvero vuote. E poi oggi chi paga i contributi ha stipendi sempre più bassi, la disoccupazione non accenna DAVVERO a diminuire (11,2%), i vecchi sopravanzano in numero i giovani: insomma chi pagherà questi contributi, dove troveremo i soldi per mantenere uno stato sociale?

Il punto sarà pure questo ma è … sbagliato! Il vero nodo da sciogliere non è se il lavoratore del futuro guadagnerà abbastanza soldi per poi pagare i contributi all’INPS che a sua volta dovrà distribuire a tre pensionati, ma se questo lavoratore sarà in grado di creare abbastanza risorse (grano, pomodori, tecnologia, sanità) perché possano essere condivise tra lui e i famosi tre pensionati.

Basta incrociare le dichiarazioni di due governatori (Alan Greenspan qui e Mario Draghi qui)  delle Banche Centrali più importanti del mondo (BCE e FED) per capire che la creazione del denaro non è MAI un problema. Oggi nemmeno si stampa più, basta un click su una tastiera perché le riserve delle banche crescano (si, poteva valere anche nel caso CARIFE). E se la proprietà del denaro fosse democratica avremmo un problema in meno, insieme anche a tanti privilegi.

Il problema reale è avere beni corrispondenti al denaro, beni e servizi che possano essere comprati, altrimenti il denaro non serve a niente.

E poiché siamo in grado di creare beni e servizi in quantità e per tutti, non serve crearci il falso problema della mancanza di soldi e nemmeno inventarci riforme assurde che taglino diritti e diminuiscano benessere e ci riportino indietro nel tempo. Dovremmo invece concentrarci sul reale problema ovvero come distribuire il “sovrappiù” e come abbattere le disuguaglianze. Ed è questo, solo questo, che chi si concentra sui conti, sui bilanci, sui debiti pubblici non vuole fare: che il benessere sia distribuito, che esista la giustizia sociale, che ritorni il sogno degli anni ’60 e ’70 della crescita per tutti, della differenza uno a cinque o dieci nei salari e non uno a mille o diecimila. Quando la sopravvivenza di uno Stato o di un sistema pensionistico non era legato a un derivato o agli investimenti di Soros.

IL TRATTORE

Riassumiamo il tutto con un esempio: per arare un campo mi servono 10 operai che producono cibo per 10 persone e tutte vengono pagate per poter acquistare i prodotti che loro stessi producono. Viene introdotto in questo microcosmo un trattore che produce gli stessi prodotti facendo lavorare solo 3 persone.

 

 

A questo punto il problema per Boeri, Cottarelli, Renzi e Grillo sarebbe:

  • Come eliminare le 7 persone che non trovano impiego (quindi parassiti)
  • Come affrontare la mancanza di denaro per pagare sussidi alle 7 persone che non lavorano (magari portando la tassazione al 90% e togliere diritti acquisiti ai tre che lavorano un modo da rendere tutti i lavoratori equamente poveri e in conflitto tra loro, il che aumenta pure la produttività)
  • Come eliminare gli sprechi

Oppure proviamo ad invertire il paradigma. Se siamo più produttivi e se quanto produciamo in più lo vogliamo far arrivare a tutti il problema/la scelta diventa:

  • Come dividersi il lavoro e i beni e servizi prodotti
  • Come impiegare al meglio il ritrovato tempo libero e come godersi la pace sociale
  • Come eliminare gli sprechi

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con i giornali online ferraraitalia e scenarieconomici. Ho scritto il libro "Pensieri Sparsi".

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