Un episodio della terza serie di “Gomorra” racconta di uno dei tanti affari della camorra. Succede che uno dei cattivi comincia a comprare aziende in crisi e meglio se con debiti (corrompono funzionari di banca per farsi fornire i dati di coloro che chiedono prestiti e sono in difficoltà), poi le rilancia sul mercato in questo modo:

  • “vende” i posti di lavoro ovvero chi vuole lavorare deve prima pagare (tipo 15.000 euro);
  • sulle buste paga dichiara un salario di 1.150 euro ma in realtà paga solo 850 euro;
  • nessuno deve lamentarsi per orari di lavoro diversi da quelli dichiarati
  • se lo stipendio arriva in ritardo nessuna lamentela è tollerata
  • un giro di camorristi, delinquenti e assassini tiene a bada eventuali dissensi o tentativi di ribellione (ammazzano una persona che aveva protestato per lo stipendio ridotto, un papà di un ragazzino con difficoltà motorie e costretto su una sedia a rotelle – nessuna pietà, nessuna dilazione, tutti uguali di fronte alla legge mafiosa)

come risultato le aziende prosperano dando lauti guadagni al nuovo proprietario. E in fondo, se non si guardasse a quello che succede ai lavoratori, se non si guardasse al contorno ma solo al risultato, si vedrebbe un’impresa che funziona. I guadagni ci sono, si produce a prezzi concorrenziali e si riesce a stare sui mercati. Il CLUP (costo lavoro per unità di prodotto) è concorrenziale (si risparmia sugli stipendi, si lavora fino a quando il padrone decide che basti, non bisogna mantenere i sindacati e di sicuro nessuno si ammala) con i mercati cinesi e con tutte le merci provenienti da ogni dove.

Nel mondo quasi reale in cui viviamo noi, ultimamente si è parlato di Amazon e dei suoi metodi discutibili di organizzazione del lavoro, ogni tanto si parla di Apple e delle fabbriche dove vengono prodotti i suoi smartphone. Qualche volta viene fuori MacDonalds oppure l’ILVA che costringe a scegliere tra salute e lavoro. Poi ci sono diritti che spariscono o vengono messi in discussione, lo stato sociale si assottiglia, al comando persone discutibili, a volte inquisiti o vicine a inquisiti. Il diritto alla poltrona o ai soldi viene prima dei diritti di pensionati e malati. Plenipotenziari scenografici ma senza titoli occupano le stanze dei bottoni. I migliori se ne vanno, lasciano. In questo mondo i poveri aumentano, la disoccupazione è troppo alta, la rabbia cresce.

Auto blu, privilegi, la quarta settimana e la banca di papà. Onesti lavoratori, pensionati, malati cronici e benessere per pochi, vitalizi, mutande rosa e televisori 4k, vecchi che tolgono lavoro ai giovani. Soldi che mancano in epoca di Quantitative Easing e tanta, ma davvero tanta, confusione.

In Gomorra non c’è lo Stato, le persone vivono senza arbitri o, meglio, l’arbitro è la camorra che fa e diffonde le proprie regole. L’alternativa è la morte.

Nella vita delle persone lontano da quei luoghi non c’è lo Stato e le persone vivono senza arbitri o, meglio, l’arbitro è il mercato che fa e diffonde le proprie regole. L’alternativa è l’esclusione sociale, la mensa dei poveri e forse, in alcuni casi, la morte è più dignitosa.

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con i giornali online ferraraitalia e scenarieconomici. Ho scritto il libro "Pensieri Sparsi".

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