Liberi e Uguali, in pratica una costola del PD che critica quanto questi ha fatto negli ultimi 5 anni in cui però hanno governato insieme (?) e in particolare in tema di jobs act e buona scuola, propone di rendere l’Università gratuita per tutti. In merito ho un paio di perplessità:

    • Serve dare la gratuità dell’istruzione universitaria anche a chi non ne ha bisogno e magari nemmeno la chiede?
    • Serve dare la gratuità dell’istruzione universitaria a chi ha bisogno e la chiede?

Punto 1).

Se parto dal principio che qualsiasi tassa per essere giusta debba anche essere progressiva allora dovrei considerare la proposta non condivisibile MA se vivessi, invece, in una società che avesse compreso che le tasse non finanziano la spesa pubblica (e quindi in una società che avesse abolito il mantra “non ci sono soldi” e “abbiamo vincoli di bilancio”), allora potrebbe anche andare bene, quanto meno mi sarebbe indifferente.

La domanda da sciogliere, per uscire dall’impasse, quindi è: in che tipo di società viviamo? Perché solo definendo luogo e tempo in cui calare la proposta posso capire se questa può essere utile o meno (se vivo “sull’isola che non c’è” dove non arrivano cavi o reti di telecomunicazioni, senza ripetitori, non mi serve la proposta di portare un televisore in ogni capanna).

Punto 2).

Immaginiamo un ragazzo che arriva all’età dell’iscrizione all’università avendo atteso agli studi precedenti in maniera discontinua e abbia condotto una vita disagiata causa situazione familiare precaria, che abbia dovuto alimentarsi male e riscaldarsi peggio, che abbia visto la sua casa distrutta da un terremoto o dalla piena di un fiume e fosse stato costretto per anni in una baracca causa assenza ingiustificata dello Stato. Che non sia stato, insomma, “Libero e Uguale” dalla nascita.

Dare al popolo l’università gratuita non necessariamente significa trasformare dei ragazzi in “Liberi e Uguali”. Siamo diversi, oggi e nel mondo reale, a causa del punto di partenza quindi è inutile che ci venga proposto una uguaglianza del punto di arrivo. Quello che bisogna creare (e se non lo fa la sinistra possiamo mai aspettarcelo da Berlusconi?) sono le pari opportunità alla nascita, permettere alle famiglie di tirare su i figli e farli arrivare all’Università con un percorso “Libero e Uguale” e solo allora, al punto di arrivo, cominciare a vedere le differenze per merito, capacità e voglia di impegnarsi.

Che differenze crea un percorso di studio di medie fatte in periferia piuttosto che in centro, e di licei e scuole tecniche fatte in una famiglia benestante piuttosto che in una che vive di precariato e affitti troppo alti? In Italia tutto si può dire tranne che “… Liberi e Uguali”, e i figli sono diventate talmente un costo e un sacrificio che difficilmente si può pensare che il problema siano le tasse universitarie e tanto meno che si risolvano i problemi veri dando pari opportunità ai punti di arrivo.

Le statistiche ci dicono che le donne vorrebbero fare figli ma sono costrette a scegliere tra lavoro e famiglia e la natalità scende alla media di 1,3 figli a donna fertile. Già nei pensieri di futuri genitori si palesano problemi e non sono ancora le tasse universitarie, e sempre prima ci sono i pannolini e il latte in polvere con l’IVA (pure su questo ti chiedono le tasse), poi l’asilo nido e poi la palestra, poi alle medie spendi 300 euro per pagarti libri in una scuola statale e dell’obbligo, e i figli li devi vestire e comprargli il biglietto per l’autobus per farli arrivare a scuola, magari ti tocca farli mangiare e scaldare tutti i giorni anche se sei disoccupato causa chiusura aziende per mancanza di credito dalle banche o per invasione delle multinazionali. Sempre in Italia e sempre le statistiche ci dicono che milioni di bambini non si riscaldano, che la povertà aumenta.

Ma non per tutti, vorremmo dire alla sinistra sperando ci ascolti.

E in una situazione del genere, in un Paese che brucia, una proposta di sinistra sarebbe eliminare le tasse universitarie per tutti? Anche per i figli di Berlusconi e di Marchionne? Lo so, è invidia di certo … ma potrebbe anche esserci un po’ di buon senso in questo?

La sinistra dovrebbe occuparsi di dare le stesse opportunità a tutti dalla nascita e ben prima di arrivare distrutti a vent’anni. E quindi darsi da fare perché il lavoro alle famiglie non manchi, sia pagato il giusto, ci siano ammortizzatori sociali e studi per il reinserimento al lavoro per chi lo perde, ci siano contributi e sostegno per le nuove nascite strutturali il che significa magari latte in polvere gratis e pannolini quanti ne servono (ricordo che spendevo 25 euro per il latte di mio figlio – sospetta allergia – ogni 4 giorni e un quarto della spesa al supermercato era per i pannolini – magari adesso la situazione è migliorata? -).

Forse e soprattutto la sinistra dovrebbe ricordarsi di esserlo (di sinistra) e smetterla di rincorrere il potere e i potenti, smetterla di giocare con il popolo per gli interessi della finanza. Lasciar perdere l’Europa dell’euro e dedicarsi all’Europa dei popoli, alla politica dell’Europa ripartendo dai suoi valori che non sono la finanza e la deregolamentazione dei mercati.

La sinistra dovrebbe sapere che il liberismo non può andare d’accordo con Marx e capire quanto sia poco marxista questa globalizzazione. Fare pace con la sua storia e decidere da che parte stare. Per le tasse universitarie c’è tempo, caro Sen.Grasso, si preoccupi di far arrivare i nostri ragazzi allo start con lo stesso allenamento e abbigliamento.

«Sono consapevole che ottenere una medaglia alle Olimpiadi è molto difficile, ma io sono qui per aprire una strada alle donne dell’Afghanistan», afferma Kohistani che gareggerà vestita con pantaloni lunghi, maniche lunghe e un foulard in testa ….>> aveva le stesse opportunità di arrivo delle altre atlete? sicuramente no, perché non aveva avuto le stesse opportunità di partenza.

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con i giornali online ferraraitalia e scenarieconomici. Ho scritto il libro "Pensieri Sparsi".

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