Perché è importante parlare di “debito pubblico” alla vigilia dell’appuntamento elettorale del 4 marzo? Perché tutte le politiche economiche, e di conseguenza quelle sociali, che tutti i governi hanno fatto fin dagli anni ’90, sono state improntate alla sua diminuzione (tra l’altro con risultati pessimi e peggiorativi) e quindi se c’è un punto fermo, qualcosa che tutti noi elettori abbiamo veramente capito, è che qualsiasi promessa elettorale, programma o intenzione di spesa … è semplicemente inutile finché esisterà, appunto, il debito pubblico vissuto come problema.

Che si tratti di rimpatriare un clandestino o di ricostruite le case dopo un terremoto oppure di fornire i libri gratis agli studenti delle medie ha a che fare con la contabilità di Stato, il pareggio di bilancio, i vincoli europei, la crescita asfittica e, quindi, con il debito pubblico. Non sappiamo bene nemmeno il perché e ci affidiamo alla narrativa dei talk show, come del resto oramai fanno anche gli stessi politici (???sono secoli che non succede più il contrario???).

E questi ci raccontano che siamo messi così male perché abbiamo speso “oltre le nostre capacità” oppure perché negli anni ’80 i socialisti lanciavano soldi dalle finestre degli alberghi. Nessuno si azzarda a dire però che forse, semplicemente, qualcuno è stato incapace di governare. A parte Craxi, esule all’estero, abbiamo santificato tutti gli altri, da Ciampi e Andreatta a Prodi e D’Alema, passando per Amato e Padoa Schioppa a Treu e Maroni fino ad arrivare a Berlusconi e Renzi.

Insomma l’elettore medio potrebbe emanciparsi dalle parole al vento e chiedere ai candidati di lasciar perdere gli immigrati, l’onestà, la massoneria e gli 80 euro e di spiegarci l’unica cosa che veramente condizionerà l’operato futuro dei decisori e la nostra vita di tutti i giorni, cioè: “quale è la vostra posizione sul debito pubblico?”.

Cari candidati, se voleste diminuirlo attraverso il rigore di bilancio allora non servirebbe dire altro, sapremmo che ci aspettano sacrifici e che questi, visti i risultati finora, saranno sacrifici che non porteranno a nulla se non ad ulteriori tagli alla sanità, alla scuola, alla sicurezza e alle pensioni.

Se voleste invece disinteressarvene e magari entrare nel club dei Paesi strani come il Giappone o gli Stati Uniti e persino la Gran Bretagna, come affrontereste il problema dei vincoli imposti da Bruxelles?

Ecco non serve altro, tante promesse sono state fatte nel passato e tutte si sono scontrate con questa realtà, la vera onestà sarebbe partire da questo.

E per cominciare a ragionare seriamente sul debito pubblico, al netto delle narrazioni di Giannino e Giannini, si potrebbero utilizzare i seguenti dati:

–          il debito pubblico è esploso dagli anni ’80 passando da meno del 60% storico a oltre il 120% del 1992. Nel 1981 abbiamo rinunciato grazie a Ciampi e Andreatta al controllo della nostra Banca Centrale per cui abbiamo cominciato a pagare interessi enormi sui nostri Titoli di Stato, a prescindere e al netto di qualsiasi tipo di politica economica o spreco sia stato perpetrato ai nostri danni.  Parliamo di oltre 3.000 miliardi di euro “regalati” soprattutto ai mercati finanziari e agli speculatori internazionali;

–          l’Italia non ha speso troppo in quanto la spesa pubblica totale dell’Italia fin dagli anni ’60 è stata inferiore alla media della spesa degli altri paesi europei in rapporto al PIL (dati Ministero dell’Economia e delle Finanze);

  

–          dal 1992 e fino al 2016 l’Italia ha fatto surplus di bilancio continui ad eccezione del 2009, quando ha fatto un deficit di poco più di 13 miliardi di euro, totalizzando un surplus di quasi 761 miliardi di euro (dati MEF). Soldi sottratti alla spesa pubblica, cioè sanità, istruzione, sociale e usati per pagare gli interessi di cui ai punti precedenti.

–          a fine 2017 Bankitalia deteneva più di 330 miliardi di debito pubblico italiano (dati Bankitalia). Ciò pone la domanda: “ma se il proprio debito viene ricomprato, perché continua ad essere conteggiato?”.

Tratto da il Fatto Quotidiano dai dati Bankitalia

Tutti i dati indicano che quello di cui avremmo bisogno è un’inversione di tendenza, un’opera di leale condivisione con gli elettori e i cittadini italiani delle verità contabili e delle disastrose scelte di politica economica, che si sono poi riflesse negativamente sul sociale. Scelte fatte finora ma che troppi partiti e movimenti vogliono continuare a fare in futuro.

Abbiamo bisogno di persone che sappiano ma anche che capiscano e che poi ci dicano come e perché è stato ipotecato il nostro futuro.

Qualsiasi promessa fatta oggi è inutile perché domani si scontrerebbe con il “grande mostro”, il debito pubblico, e quindi è vano aspettarsi qualsiasi miglioramento, al di là delle vostre intenzioni sincere o artefatte, se non si dice realmente la verità su questo. Volete il nostro voto? Tanti di noi giudicheranno su questo perché tutto il resto è una farsa, siamo consapevoli che tutto quello che verrà fatto o non verrà fatto sarà solo quello concesso dai vincoli di bilancio, cioè dai vincoli del debito pubblico quindi quello che vogliamo sapere è qual è la vostra posizione su questo argomento.

Il tempo è tiranno, solo pochi giorni per una eventuale e cortese risposta. Il 4 marzo è dietro l’angolo.

1136total visits,2visits today


Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con i giornali online ferraraitalia e scenarieconomici. Ho scritto il libro "Pensieri Sparsi".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *