Si ritorna al voto e i commentatori seri e onnipresenti hanno di nuovo individuato il protagonista della campagna elettorale che si profila nel prossimo futuro: il debito pubblico.

Ci saranno abbastanza risorse per il reddito di cittadinanza, per eliminare la legge Fornero o per diminuire le tasse in un Paese che ha il terzo debito pubblico del mondo? Il peggiore in Europa dopo la Grecia? Stranamente però quelli che avanzano proposte in tal senso sono risultati proprio i più votati lo scorso 4 marzo e anzi guadagnano posizioni nei sondaggi, segno di un grande scostamento tra l’humus popolare e la TV che, per quanto insista, non è riuscita proprio a far vincere i partiti dell’austerità e del +Europa.

Il Debito Pubblico, comunque sia, fa oramai parte del nostro quotidiano da circa trent’anni e detta le politiche economiche, decide il nostro tenore di vita, fa eleggere chi promette di abbatterlo anche se poi, ovviamente per eventi esterni e non prevedibili al momento della promessa, non ci riesce. Anzi, da sempre è in continua crescita. Elude gli sforzi e i sacrifici degli italiani e cresce indisturbato fino a diventare la terza voce di spesa della nostra finanza pubblica, quindi subito dopo previdenza e sanità.

Oggi per renderci conto di quanto sia permeante il debito pubblico ci viene fornito uno strumento in più. Quando si presenta la dichiarazione dei redditi, infatti, viene restituito un documento che indica la destinazione delle imposte da cui si evince ben chiara la situazione, ovvero e appunto, che la terza voce delle nostre tasse è destinata a risanarlo.

Paghiamo più tasse per il debito (ad oggi il debito pubblico ammonta a 2.250 miliardi di euro e su questi ogni anno paghiamo circa 70 miliardi di interessi) che per l’istruzione o la difesa, l’ordine pubblico e la sicurezza. E c’è anche un contributo per il Bilancio UE, cioè per rimanere ancorati all’Unione Europea, quella che “per il nostro bene” ci impedisce di ricostruire l’Aquila. Un contributo minore rispetto a quello per il debito pubblico ma superiore comunque al contributo per la protezione per l’ambiente, la cultura e lo sport e ovviamente ad abitazioni ed assetto del territorio.

Il Fisco insomma ci mostra per quali motivi si mette mano al nostro portafoglio e, fatti un po’ di conti, ci si potrebbe anche rendere conto che, negli ultimi trent’anni, lo Stato ha speso per il debito qualche migliaia di miliardi (quasi 3.000 per l’esattezza dagli anni ’80, abbastanza per ricostruire tutta l’Italia) e noi, nel nostro piccolo,  diverse migliaia di euro delle nostre tasse, chi più chi meno a seconda del proprio livello IRPEF.

Un buon motivo per occuparsene, per comprendere realmente che cos’è il debito pubblico, se realmente ci meritiamo tutto questo perché “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”, per capire quali siano state le conseguenza sociali dettate dall’austerità imposta in suo nome e se esistano soluzioni magari dalla parte dei cittadini e non, come sempre succede, dalla parte dei mercati, della finanza e dei grandi speculatori.

Venerdì 11 maggio 2018 ne parleremo con Francesco Gesualdi del Centro Nuovo Modello di Sviluppo dalle ore 20:45 alla Sala conferenze della Parrocchia di Santa Francesca Romana in un incontro organizzato dalla Comunità Emmaus e dal Gruppo Economia di Ferrara: Debito Pubblico: vivere senza catene. Ingresso libero.  (A cura di Claudio Pisapia – GECOFE)  

http://www.cronacacomune.it/notizie/33528/debito-pubblico-vivere-senza-catene.html

Debito pubblico: vivere senza catene

 

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con i giornali online ferraraitalia e scenarieconomici. Ho scritto il libro "Pensieri Sparsi".

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