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se lei confonde uno Stato con una bottega, intanto dovrebbe parlarne con il suo insegnante, e poi si condanna ad un futuro di disoccupazione … il debito che lo Stato fa è il debito che fa le strade che lei percorre per venire qui, che paga gli stipendi degli insegnanti che le hanno consentito di accedere a questa prestigiosa università. Cioè a fronte di un debito c’è sempre un credito e a fronte di un debito pubblico c’è anche un capitale sociale“.

Queste belle parole sono del prof. Alberto Bagnai in risposta ad una studentessa che gli poneva una domanda sul debito pubblico e sull’impatto di questo sul futuro suo e di tutti i giovani. Considerate le affermazioni di alcuni docenti universitari prestati al PD che allo stesso modo equiparano le Banche Centrali alle aziende … capiamo il perché di tali domande.

Si possono cancellare 250 miliardi di debito da una Banca Centrale?

La prima Banca Centrale fu la banca d’Inghilterra e fu creata nel 1694. In quel tempo si era in guerra con la Spagna e quindi alla monarchia inglese servivano soldi, per la precisione un milione e duecentomila sterline. Per poter avere soldi, per poter indebitare lo Stato, funzionava così: doveva avere l’autorizzazione del Parlamento e indicare le entrate fiscali con cui avrebbe ripagato il debito.

Quindi il re poteva dichiarare la guerra ma doveva farlo senza distruggere le capacità produttive del Paese.

L’idea fu quella di creare una Banca di “interesse pubblico” (ancorché privata) che fosse dotata di un capitale uguale alla cifra da finanziare. Questo capitale venne sottoscritto da una serie di investitori che diedero le loro monete alla banca le quali furono prestate al monarca all’interesse dell’8% per un periodo di 12 anni, tempo entro cui la cifra doveva essere restituita.

Ma se la banca aveva ricevuto dei soldi che poi aveva versato al re, cosa aveva in contabilità dalla parte dell’attivo? ovviamente i titoli di debito del monarca inglese pari alla somma ricevuta in prestito. Questi titoli sarebbero stati distrutti una volta restituite le monete.

Dov’è il problema? nel fatto che i capitali ricevuti venivano sottratti agli investimenti  privati, insomma si creava un problema di liquidità interna.

Ecco qui la soluzione e … l’innovazione. Alla nuova Banca viene concesso di emettere anche “note di banco“, ovvero banconote, fino alla concorrenza del capitale versato dai sottoscrittori. Poiché la banca non aveva più quel capitale perché lo aveva prestato al re che lo avrebbe utilizzato per finanziare la guerra con la Spagna, allora il sottostante di quelle nuove banconote erano i titoli di debito che questa deteneva. Ovvero si poteva creare, dal nulla, una cifra pari a 1,2 milioni di sterline che all’epoca rappresentava il 5% del circolante metallico inglese.

Cioè l’oro depositato andava a finanziare il sovrano e la cartamoneta, una duplicazione di quell’oro, l’economia interna. Questa fu l’innovazione, la cartolarizzazione del debito  (o monetizzazione del debito). Ancora, la distribuzione del debito dello Stato sotto forma di moneta utile agli scambi, negoziabile.

A tale tipologia di banca viene dato un inedito signoraggio, potendo emettere una moneta senza pagare interessi. Successivamente oltre a “scontare” i debiti dello Stato cominciò a farlo anche con crediti privati. Un meccanismo del genere non poteva essere a termine perché se i debiti fossero stati realmente saldati la liquidità sarebbe venuta meno. Nessuno vuole vedere la capacità di espansione della liquidità venire meno.

Partire da lontano dovrebbe aiutare a comprendere un passaggio. Le Banche Centrali sono dette  “prestatrici di ultima istanza“, cioè quando tutto va male loro arrivano e tappano i buchi emettendo liquidità. Quello che è successo nel 2008 in pratica, e arriviamo ai giorni nostri, quando ad esempio la FED è intervenuta con centinaia di miliardi di dollari per salvare un pò di banche (e i suoi amministratori delegati). E così hanno fatto le banche centrali europee incamerando le perdite delle banche, cioè trasformando in pubblico tutto il debito privato accumulatosi.

Ma chi presta al prestatore di ultima istanza? nessuno. Il debito della FED circola sotto forma di dollari e per la maggior parte viene trattenuto dalle altre banche centrali come moneta di riserva. Se tutti volessero indietro qualcosa di reale, quello che quei dollari dovrebbero rappresentare allora forse gli americani avrebbero un problema risolvibile forse solo con le bombe atomiche. Ma finché l’economia funziona anche grazie a loro che comprano di tutto, allora il problema è lontano. L’importante è che l’economia giri e per girare ha bisogno di moneta e la moneta qualcuno la deve stampare e solo gli Stati possono farlo.

Il resto del mondo ha economie generalmente più equilibrate, l’Italia ha una ricchezza privata che ammonta a 9.000 miliardi euro e ancora qualche gioiello di Stato che resiste alle privatizzazioni selvagge volute in primo luogo dalla sinistra che invece avrebbe dovuto salvaguardare la loro proprietà pubblica. Un debito invece di 2.300 miliardi.

Ma se si volessero ripagare tutti i debiti detenuti dalle banche centrali cosa succederebbe? quello che temevano in Inghilterra all’epoca, che si sarebbe contratta l’economia perché sarebbe venuta meno la moneta in circolazione. Quindi il debito doveva continuare ad esistere ed essere usato.

Un debito inestinguibile, però, può avere dei risvolti diabolici. Ma di questo non ne parliamo ora.

Da capire è che, perché della moneta possa circolare, qualcuno la deve creare tenendone una contabilità, cioè avere un attivo e un passivo come le altre aziende ma, in maniera molto diversa dalle altre aziende, questa deve poter creare il proprio passivo che automaticamente diventa l’attivo di altri (“a fronte di un dedito pubblico vi è un capitale sociale“).

Complicato? non lasciamoci prendere dallo sconforto. Tutto questo serve solo per dire che una Banca Centrale non è per niente come le altre aziende perché ha un potere enorme, quello di dare vita al mezzo che permette all’economia di funzionare. Questa funzione le è stata data nel nostro mondo economico e, sebbene ci possano essere altri modi, questo è quello scelto e con il quale bisogna interagire.

Quindi, secondo l’economia moderna e generalmente accettata, eliminare il debito significa bloccare l’economia ma significa anche che il debito non è un problema se a farlo è chi può crearlo e quindi può crearne sempre di nuovo per estinguere quello alla scadenza oppure portarlo a compimento, ovvero distruggerlo.

Distruggerne una parte, quello di cui stiamo parlando, quello già ricomprato, può essere tenuto in contabilità senza nessuno scopo oppure cancellato. Non ci rimette nessuno perché non è niente se non contabilità e non appartiene agli Stati nel senso che non è una perdita per nessuno. Non ci sono “soldi di qualcuno” utilizzati per comprare i BTP che le Banche Centrali abbiano utilizzato, i soldi sono il suo lavoro, la sua prerogativa.

Il danno potrebbe farlo se eliminasse i Titoli detenuti dalle famiglie o dalle imprese, ma anche quelli delle banche private (per i più sensibili), ma questi sono solo dei titoli che la stessa banca ha emesso e che a scadenza può sempre rinnovare. Del resto eliminare il debito, ricordiamolo, significherebbe eliminare la moneta in circolazione (sempre nel nostro sistema economico che si basa su sistema monetario).

I titoli che ha ricomprato hanno fatto già il loro corso e vissuto la loro vita economica e per esagerare con gli esempi, se una banca centrale che ha il potere di creare delle banconote ne crea un miliardo, poi dopo 10 minuti decide di bruciarle… ha creato debito per qualcuno?

Se le aveva già messe in bilancio, cosa dovrebbe fare? lasciarle li perché altrimenti lo Stato che rappresenta ha dei problemi? quindi dovrebbe andare a tassare i cittadini per ridare quel miliardo … a chi? oppure sarebbe semplicemente normale cancellarli da quel bilancio. Se la banca centrale è “prestatore di ultima istanza” vuol dire che dopo di lei non c’è nessuno, ovviamente a parte lo Stato che gli dà quel potere.

…continua

 

fonti per questo post (oltre Bagnai già citato): prof. Massimo Amato e prof. Luca Fantacci dell’Università Bocconi

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con i giornali online ferraraitalia e scenarieconomici. Ho scritto il libro "Pensieri Sparsi".

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