Da questo grafico si apprezza quanto sia ampio il deficit commerciale degli USA nei confronti della Cina, nel 2017 i due Paesi hanno commerciato per un totale di 636 miliardi di dollari. Per la stragrande maggioranza si tratta di importazioni dalla Cina verso gli Stati Uniti.

Si capisce l’inquietudine di Trump e del sentimento negativo nei confronti della Cina da parte del 62% della popolazione americana (fonte: Gallup, June 18-24, 2018).

Il meccanismo di accumulazione praticato dalla Cina, ma anche dalla Germania, secondo le idee di Keynes dovrebbe essere sostituito da uno di credito

Keynes e l’International Clearin Union

Il testo scritto da Keynes nel 1943, dal titolo “Proposal for an International Clearing Union” rappresentò la posizione della Gran Bretagna alla conferenza che ridisegnò la governance economica mondiale nel secondo dopoguerra. Il piano consisteva nell’istituzione di un organismo sovranazionale chiamato International Clearing Union (ICU) con potere di controllo sui tassi di cambio e sul commercio internazionale. Il funzionamento del sistema, definito da Keynes stesso simile a quello di una banca, offriva una cornice all’interno della quale gli stati membri sarebbero stati in grado di correggere gli squilibri commerciali, siano essi surplus o deficit, in maniera tale da mantenere il livello della domanda aggregata internazionale vicino al suo potenziale.

Il piano Keynes prevedeva innanzitutto l’entrata in funzione di un sistema multilaterale di cambi fissi ma aggiustabili, ancorati ad una valuta utilizzabile solo per gli scambi internazionali chiamata bancor, a sua volta ancorata ad una quantità fissa ma non inalterabile di oro. Le nazioni avrebbero quindi detenuto presso l’ICU un credito o un debito, a seconda dei casi, denominato in bancor. Compito dell’ICU sarebbe stato quello di gestire una efficiente allocazione internazionale del credito tra nazioni debitrici e creditrici, nonché prevenire l’accumulazione di crediti o debiti eccessivi con misure adeguate a riportare il commercio internazionale in equilibrio. Ad ogni nazione sarebbe data la possibilità di incorrere in deficit o surplus (denominato in bancor) presso la Clearing Union stesso in rispetto a delle “quote” assegnate da un Governing Board centrale, stabilite sulle base del volume medio del commercio degli anni precedenti ma suscettibili di aggiustamenti. In caso di deficit superiore di un quarto alla quota prestabilita, in accordo con il Governing Board, la nazione avrebbe proceduto alla svalutazione della propria valuta. In caso di
deficit superiore alla metà della quota, il Board avrebbe potuto richiedere l’adozione di una o più delle seguenti misure: svalutazione della divisa nazionale, controllo dei capitali in uscita, saldo del debito con trasferimento di oro o altre riserve. In caso di superamento di tre quarti della quota, qualora considerato insostenibile, il Board avrebbe dichiarato il paese in default, subordinando di fatto l’accesso al credito della Clearing Union alla discrezione del Board stesso. In caso di surplus invece il paese avrebbe deciso in accordo con il Governing Board per una delle seguenti misure: l’espansione del credito e della domanda nazionale, la rivalutazione nei confronti del bancor della propria divisa, la riduzione di tariffe o dazi che potessero scoraggiare le importazioni, prestiti internazionali mirati. Keynes stesso dedicò particolare attenzione a chiarire come il funzionamento della Clearing Union non rappresentasse un ostacolo all’espansione dell’economie più forti. Al contrario, grazie alla gestione multilaterale di debiti e crediti operata dall’ICU, un paese sarebbe stato in grado di accumulare un surplus di bancor, nei limiti stabiliti dall’istituzione, senza che alcun paese creditore avesse visto la propria domanda di export diminuire. In assenza di tale istituzione i paesi debitori avrebbero prima o dopo esaurito i mezzi di pagamento delle loro importazioni, riducendo così la domanda di beni dalle nazioni creditrici.
In sostanza, la forza dell’ICU risiedeva nella capacità di mantenere una pressione espansionista sul commercio mondiale grazie alla condivisione tra gli stati membri degli oneri e dei rischi del sistema di scambi internazionali. (fonte: sbilanciamoci.it)

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con i giornali online ferraraitalia e scenarieconomici. Ho scritto il libro "Pensieri Sparsi".

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