Reddito di inclusione, di dignità, di solidarietà o di esistenza. Tutte prevedono che lo Stato dia soldi ai cittadini in difficoltà perché, in fondo, è più facile dare soldi che dare lavoro. Ci sono Paesi come l’Italia che hanno da una parte una disoccupazione ufficiale superiore al 10% e dall’altra intere città da ricostruire, case da ammodernare a criteri anti sisma, strade da pulire, ammalati da assistere, ricercatori da assumere.

Eppure nel nostro modello economico non è previsto un “datore di lavoro di ultima istanza”, come diceva Minsky, per cui la lotta politica è su chi riesce a trovare la miglior formula per dare soldi a chi rimane a casa in un mondo che avrebbe bisogno di manodopera, qualificata e non, come se piovesse.

Porsi però problemi di questo genere è fare filosofia e significherebbe discutere di cosa sia giusto o sbagliato quindi … ritorniamo nell’ambito che J.S.Mill chiamava dell’ “homo oeconomicus” e alla profonda, ragionata e matura riflessione politica di casa nostra. Il Ministro di Maio ha detto “Sono contento che abbia deciso di seguire la linea del Movimento 5 stelle”, mentre il senatore del PD Patriarca ha sottolineato “Sta copiando il nostro Reddito di Inclusione e non il Reddito di Cittadinanza dei 5S”.

Del resto anche l’opposizione francese si è risentita in quanto una proposta simile l’aveva fatta durante la campagna elettorale. Insomma il dibattito è aulico, non importa discutere se serve o se sia giusto, serve capire chi lo ha proposto per primo e a chi somiglia.

In realtà, e visto che la misura costerebbe circa 8 miliardi, sarebbe anche lecito chiedersi se i francesi se lo possano permettere e come sono messi i loro conti, ma forse non hanno la fortuna di avere un Cottarelli a ricordargli il rispetto dei parametri europei. E cosa ne penserà in merito la Commissione Europea sempre pronta a contestare qualsiasi spesa ai Paesi del Sud Europa? certo la Francia è la Francia. E Francia e Germania hanno creato l’eurozona ed una serie di regole da cui possono tranquillamente discostarsi a piacere.

 Come diceva Albero Sordi “io sono io e voi non siete un …”.

E quindi Macron dall’alto di un gradimento interno che tocca un misero 29%, a cui bisogna però aggiungere tutta la sinistra italiana, può fare cose che ad altri sono precluse o ritenute impossibili. Il motivo è chiaro “noi abbiamo un alto debito pubblico” mentre loro … loro? Già come stanno messi i francesi sul piano dei conti? Diamo un’occhiata!

Bilancia commerciale

Il 2017 si è chiuso per la Francia con un deficit della bilancia commerciale e la cosa va avanti dal 2002 con un quasi pareggio solo nel 2006. Di seguito il grafico mostra il confronto con l’analoga situazione italiana:

Deficit

Un deficit che dopo anni di sforamento arriva sotto il 3%, ovvero al 2,6%, e “dolcemente” lo sfiora nel 2017. Di seguito deficit e debito pubblico dal 2014 al 2017 dei Paesi Europei dove si può apprezzare che i francesi hanno sempre sforato il parametro del 3% e quando sono rientrati hanno fatto peggio di noi. Per la cronaca: si segnala che nel 2009 hanno fatto il 7,2% (da noi Cottarelli si sarebbe suicidato dal dispiacere), nel 2010 il 6,8% e nel 2011 il 5,1%. Nel frattempo il loro debito è infine in crescita, così come il nostro.

Debito famiglie

L’indebitamento delle famiglie è al 109% contro l’88% di quelle italiane.

E la somma di tutti i debiti viene più o meno così

Il che dimostra che comunque la si voglia vedere e traendo dati da istituzioni diverse la sostanza non cambia, la Francia è sì avanti a noi ma più in negativo che in positivo. A parte ovviamente il fatto che è la Francia e quindi come la Germania è per definizione migliore di noi.

Spesa pubblica

I francesi ci superano anche per il livello di spesa pubblica che si attesta intorno al 56% e per la tassazione che nel 2016 ha superato la soglia del 45%. Si dirà che probabilmente spendono più di noi ma spendono meglio, cosa che potrebbe anche essere vera.

Sul fronte delle maggiori entrate fiscali (+7,6 miliardi dall’IVA e +0,8 miliardi dalle imposte sui redditi) possiamo dire che di sicuro sono legate alla crescita economica e all’aumento dell’occupazione (la disoccupazione nel 2017 è scesa al 8,6%). Di conseguenza potremmo anche dire che aver fatto maggior deficit e quindi aver speso di più, ha reso in termini di crescita economica e anche che su questo punto non sembrano voler tornare indietro, visto che il deficit previsto per il 2018 potrebbe essere del 2,8%.

Una nota tecnica in merito al deficit è necessaria. Bisogna considerare che la Francia  è in deficit anche sul bilancio primario (differenza tra quanto entra in tasse e quanto esce per spese di funzionamento), e questo da anni. Significa che oltre a doversi indebitare per pagare gli interessi, come è costretta a fare l’Italia, si indebita anche per sostenere le spese che normalmente un Paese è chiamato a fare (pensioni, stipendi statali, ecc. ecc.).

Quindi per essere ancora più chiari: NOI NON ci indebitiamo per pagare pensioni, ospedali, welfare MA per pagare gli interessi e gli interessi sugli interessi, mentre LORO si indebitano sia per l’uno che per l’altro … ma non sembra essere un problema!

L’ultima pubblicazione sul sito del MEF di giugno 2017 riporta invece il dato seguente

una mappa più aggiornata che sottolinea la media del “condolidamento” dei conti pubblici effettuati dai vari Stati Europei. Ebbene l’Italia ha una percentuale media positiva dal 2009 al 2016 di circa il 2,8% di avanzi primari mentre la Francia conferma un negativo medio del 1,5%.

Insomma quando pensiamo all’Italia come un Paese senza fondamentali e al collasso lo facciamo solitamente solo pensando a quella percentuale del rapporto debito /pil e vediamo un solo numero più alto rispetto ad altri Paesi e solo su questo ragioniamo mentre sarebbe il caso di andare un po’ oltre e porsi delle domande un po’ di più ampio respiro.

E mentre lo pensiamo dovremmo anche considerare che nel mondo i ghiacciai si stanno sciogliendo, c’è ancora troppa gente che muore di fame e che su cento persone che investono in borsa sul grano solo uno lo produce mentre gli altri speculano.

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con i giornali online ferraraitalia e scenarieconomici. Ho scritto il libro "Pensieri Sparsi".

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