Interamente tratto da qui ,ma tradotto in italiano. Lo trovo molto utile per capire come funziona il commercio internazionale e anche la “strana” politica di Mr Trump.

…per definizione, un commercio consensuale e razionale tra le due parti è quello che rende entrambe le parti migliori.

Sulla base di questo principio microeconomico, e anche del consenso degli economisti sul fatto che il libero scambio è in definitiva vantaggioso, i paesi di tutto il mondo si sono costantemente adoperati con grande successo per rimuovere le barriere commerciali dalla seconda guerra mondiale.

Ma nulla è mai semplice, e queste verità di lunga data vengono ora messe in discussione sia in ambito sociale che politico. Sembra che ora siamo intrappolati in un paradosso commerciale in cui i politici si esprimono a parole a favore del libero scambio, ma spesso agiscono nella direzione opposta.

Per avere un’idea di quanto importante possa essere il commercio tra due nazioni, abbiamo precedentemente documentato il rapporto in corso tra gli Stati Uniti e il Canada, in cui ogni paese è il miglior cliente dell’altro:

Con il recente accordo USMCA, i due paesi sembrano aver risolto per ora le loro differenze – ma il paradosso commerciale continuerà ad essere un tema costante nell’economia e negli investimenti a livello globale per molti anni a venire, specialmente mentre infuria la guerra commerciale contro la Cina.

Insomma il concetto è sempre semplice: non si può pretendere di comprare solo ma tra Stati diversi e sul mercato internazionale si deve tendere al pareggio. Cosa ci si può aspettare quando i rapporti di forza sono troppo sbilanciati? si rischia di alimentari tensioni inutili, e nemmeno la troppa concorrenza aiuta ma anzi rappresenta una patologia da tenere sotto controllo. Quando un Paese si indebita troppo nei confronti di un altro dovrebbero intervenire forze esterne che, senza secondi fini, aiutino a riequilibrare le diverse posizioni delle bilance commerciali.

Quindi svalutazioni o rivalutazioni delle monete controllate e con fini precisi aiutano ad evitare eccessivi impoverimenti degli Stati e quindi delle classi lavoratrici o eccessivi surplus e ricchezze da parte di altri Stati che servono solo all’ingordigia del momento.

Lo so possono sembrare discorsi poco pratici quindi meglio tenersi i rischi di un equilibrio dettato dalle tensioni, dalle guerre commerciali e magari dalle guerre combattute fisicamente piuttosto che fare qualche passo indietro e ragionare su cosa davvero potrebbe interessare alla gente.

PS

i ghiacciai, nel frattempo, continuano a sciogliersi e il libero scambio non esiste. Le regole ci sono sempre (anche se ti dicono che il mercato deve essere libero), solo che in questo momento non sono scritte per favorire il 99% della popolazione.

 

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con i giornali online ferraraitalia e scenarieconomici. Ho scritto il libro "Pensieri Sparsi".

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