Probabilmente lo spread rappresenta una dei fenomeni più stressanti del nostro tempo. Contemporaneamente è anche un elemento che genera guadagno a coloro in grado di fare speculazione sui mercati, potere per chi gestisce la politica monetaria e argomento “facile” per riempire i talk show.

Inoltre, e non ultimo, motivo di attrazione di consenso da parte di quei politici poco avvezzi a rispettare il loro ruolo istituzionale e che fanno dell’ignoranza la loro arma preferita attraendo a se quella parte di massa della popolazione tenuta insieme, come scriveva Gustave Le Bon, dalla mediocrità.

Certo il punto sarebbe: dove è finita l’intelligenza delle Nazioni? perché qui si parla di interi Stati costretti all’angolo, a vivere di disoccupazione e di privazioni. Costretti ad essere destrutturati in nome di mostri come la globalizzazione, la concorrenza sfrenata e gli equilibri di bilancio.

La questione non è economica e chi guarda allo spread come un fenomeno economico sbaglia di grosso e fa il gioco di chi distribuisce le carte. La questione è filosofica, sociologica, persino psicologica ma NON economica.

Lo spread non esiste in altre parti del mondo e già questo dovrebbe far pensare, a meno che non si pretenda di essere al centro dell’universo o di essere i migliori o quelli nel giusto alla faccia di tutti gli altri.

Il Giappone ha il 250% di debito pubblico e nessuno pensa possa avere problemi di solvibilità e non hanno spread ma tassi bassi, e così gli USA, UK, la Svezia, l’Ungheria e la Polonia. Il problema debito e il fenomeno spread esiste da noi ed esiste solo in alcuni momenti. In Italia ne abbiamo sentito parlare quando bisognava far crollare il governo Berlusconi ed ha funzionato alla grande. Poi è arrivato Monti ma lo spread è sceso solo quando Mario Draghi ha detto che forse avrebbe ricomprato i titoli di stato.

Il solo dirlo bastò per far cadere la speculazione.

 Dello spread poi si sono perse le tracce e non è riapparso nemmeno in Spagna, quando questa stava affrontando un problema enorme con i movimenti indipendentisti della Catalogna. E questo semplicemente perché era finalmente partito il tempo degli acquisti dei Titoli da parte della BCE.

Operazione di portata gigantesca ma “eccezionale” e “condizionata”. Gigantesca perché ha portato a comprare 2.500 miliardi di Titoli tenendo bassi i tassi e lo spread. Condizionata perché non era rivolta a tutti ma solo agli Stati migliori e ad esempio la Grecia, che ne aveva più bisogno, fu lasciata fuori insieme alle aziende e alla banche con problemi finanziari. Quindi si è aiutato soprattutto coloro che non ne avevano bisogno. Ad esempio, a che scopo comprare i Titoli tedeschi se questi avevano già tassi bassissimi? Perché non comprare titoli deteriorati delle banche o obbligazioni di aziende in difficoltà?

Se ne è fatta una questione economica quando invece doveva essere cooperazione, aiuto, sostegno, miglioramento delle condizioni sociali delle persone. Tecnicamente si è creato nuovo debito da addossare agli Stati.

E da dove sono usciti questi soldi? e la BCE si è indebitata a sua volta e ha bisogno di vederseli restituiti perché li deve ridare a qualcuno?

Le banche centrali hanno il compito di immettere liquidità nel sistema e per questo quella liquidità possono crearla. E’ l’unico entità che può lavorare in negativo perché non ha problemi di liquidità

(in fondo alla pagina, in nota, c’è scritto che le banche centrali sono protette dall’insolvenza grazie alla loro capacità di creare moneta)

Di conseguenza se la BCE poteva, come può, creare moneta e comprare Titoli di Stato (cioè debito degli Stati) senza sforzo e senza indebitarsi a sua volta … perché non lo fa sempre? perché lascia agire indisturbata la speculazione e, quindi, perché fa salire, o semplicemente esistere, gli spread?

Ed ecco che la questione non è economica ma appunto politica, di intenzioni, di volontà umana di affidarsi per esempio ai mercati e di conseguenza di supportare questi ultimi piuttosto che la maggioranza dei cittadini.

Lo spread, il debito, l’inflazione (a meno che non si sia usciti da una guerra mondiale o da un cambio di regime) sono tutti fenomeni creati ad arte per drenare risorse e ricchezza dal basso verso l’alto, dai molti ai pochi.

Il problema non è lo spread o il debito pubblico ma la nostra incapacità di comprendere le azioni umane, di dare consenso a personaggi televisivi o giornali il cui unico scopo è di alzare lo share, di dare in pasto al pubblico problematiche inesistenti per perpetuare un regime elitario e finanziario. Soprattutto il problema è la chiusura della nostra mente rispetto alle soluzioni, al cambio di paradigma che sarebbe necessario per migliorare davvero la società, il comprendere che l’economia non può venire prima della politica e tanto meno deciderne le sorti.

Tutto quello che avviene, dallo spread al debito, dai fallimenti bancari alla disoccupazione è dovuto all’assenza dello Stato rispetto ai bisogni dei cittadini. Lo Stato esiste ed è presente ma ha deciso di dare voce solo ai primi relegando gli ultimi a comparsi di second’ordine.

L’unico spread di cui dovremmo preoccuparci è quello tra bisogni dei cittadini e le decisioni politiche. E’ su questo che dovremmo lavorare, in particolare con un pensiero alle prossime elezioni europee.

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con i giornali online ferraraitalia e scenarieconomici. Ho scritto il libro "Pensieri Sparsi".

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