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Sempre più pregnante il confronto mercati finanziari vs democrazia e sempre più chiaro che i primi sono destinati a vincere. I mercati dominano il dibattito ma anche impegnano il futuro attraverso le scelte odierne.

Non è permesso nemmeno più discutere di euro si oppure no e non è possibile porsi dubbi senza che questi vengano tassati ovvero puniti attraverso esborso di danaro pubblico che in ultima analisi comporterà meno servizi, investimenti e benessere per i cittadini.

L’ultimo bollettino di Bankitalia evidenzia come la curva del rischio di ridenominazione dei titoli di stato sia salito nel periodo in cui si cercava di discutere su eventuali piani B. Ebbene mentre se ne discuteva il mercato in contemporanea prezzava l’aumento del rischio per gli investitori e li premiava con un rendimento maggiore sul loro investimento che specularmente diventava un aumento degli interessi da pagare da parte degli italiani e quindi (direttamente) una punizione per i loro dibattiti.

In pratica gli investitori chiedono al Tesoro più soldi per coprire il rischio che il debito italiano cambi valuta di riferimento. Ossia il rischio che l’Italia esca dall’euro e cambi moneta. Ecco il grafico

La linea rossa sale nei periodi in cui la discussione tiene maggiormente banco, ultimamente se ne parla di meno e la linea sta scendendo.

Chiarissimo dunque: sull’euro non è consentito dibattere. E chiarissimo il fatto che siamo nelle mani degli “investitori” perché sono loro a decidere dei nostri destini, la politica non esiste e non ha autonomia, questo ci ha regalato l’Europa dell’Euro e della Bonino invece della cooperazione, condivisione, amicizia, aiuto, ecc. ecc..

 

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con i giornali online ferraraitalia e scenarieconomici. Ho scritto il libro "Pensieri Sparsi".

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