Avviso: post probabilmente non per tutti nr. 1

L’epidemia in corso potrebbe aiutare a capire la differenza tra soldi ed economia. Partiamo dalla provocazione: a chi interessano i soldi se l’economia va male? impossibile rispondere se non si fa prima un giro nei concetti che vogliamo contrapporre.

L’economia è il pane che si mangia, il vestito che ci copre, la casa che da un riparo, l’auto che ci trasporta più velocemente, il pomodoro che condisce la pasta, il latte che nutre i bambini ma non quello della mamma che allatta che è uno scambio talmente privato che non viene conteggiato o calcolato da nessuno. Ma solo perchè siamo distratti.

L’economia avvolge le nostre giornate, è insieme a noi quando passiamo al bar per la colazione dopo essere passati ovviamente dal chiosco dei giornali e lo è quando ci fermiamo al supermercato o quando, prima di tornare a casa, ci fermiamo dal benzinaio per il pieno di benzina, ma non lo è quando prima di posare le borse della spesa sul tavolo date un bacio a vostra moglie.

Ma come avete fatto a fare il pieno alla stazione di servizio e riempire il carrello della spesa? acquistando e pagando con del denaro il quale vi ha permesso l’accesso a quei beni che hanno reso speciale o normale la vostra giornata. Quel denaro in realtà rappresenta il vostro lavoro, lo sforzo mentale e fisico che avete messo per procurarvi e farvi dare da qualcuno la misura del vostro impegno che misurerà a sua volta altrettanti beni e servizi che sarete nelle possibilità di poter avere dalla società in cui vivete. Compresa la misura delle tasse che lo Stato ha deciso dobbiate pagare per poter far parte di quella comunità che esso rappresenta, su vostro mandato.

Ora già dovrebbe essere evidente che da una parte c’è movimento mentre dall’altra c’è qualche cosa che fa muovere, da un parte il bene che ha bisogno di essere mosso per palesarsi e dall’altra quello che gli permette di muoversi. Sembra evidente, direi, che entrambi rivestono una certa/sicura importanza, ma certa/sicura non vuol dire pari/stessa importanza.

L’economia in una comunità rappresenta un bisogno da soddisfare, esiste quando ci sono beni prodotti e la richiesta di farli arrivare fino al bisogno. Il veicolo potrebbe essere il dono ma anche il denaro, perché no, anzi sembra evidente che lo preferiamo.  Il denaro rappresenta il mezzo perché il bisogno venga soddisfatto o trovi soddisfazione, parta da un essere umano e arrivi ad un altro essere umano. L’economia e il denaro sono entrambi importanti e ricoprono un ruolo ma non sono importanti allo stesso modo e nella stessa misura.

Sarebbe possibile scegliere un altro modo per far arrivare un servizio da una persona all’altra ma probabilmente non sarebbe altrettanto possibile rinunciare a quel servizio. Se si ha bisogno di un medico per curarsi da un tumore rinunciare ad essere curato equivarrebbe ad una condanna a morte. Scegliere di mettere sullo stesso piano il denaro con il servizio offerto dall’oncologo non sembra una buona idea, certo non a tutti.

Potremmo trovare altri modi per far muovere beni e servizi ma difficilmente potremmo rinunciare al pane e all’acqua ma anche all’auto, al treno e all’aereo per arrivare più velocemente a destinazione, al telefono o alla lavatrice, alla cura medica e all’infermiere, all’assistenza all’anziano e alla pensione di infermità.

Noi misuriamo tutto questo e lo facciamo per avere un’idea di quanto ci serve e quanto possiamo muovere e lo stesso metodo viene utilizzato per misurare quanto abbiamo guadagnato utilizzando il nostro ingegno o la nostra forza fisica. La nostra vita è una continua misura di ciò che diamo e ciò che riceviamo, di cosa vorremmo ricevere e di ciò che abbiamo intenzione di dare.

Ma la misura dovrebbe rimanere una misura, a logica.

Per quanto sia importante il bisogno di misurare non è  tanto importante quanto soddisfare i bisogni reali.  Misuriamo pure e misuriamo tutto ma non vivremo mai della misura altrimenti mangeremo chili invece che carne e vestiremo metri invece che stoffa.

Ci sono piani diversi e per tornare alle Sacre Scritture: è fatto divieto di erigere idoli da adorare. Ora, sebbene li ci sia anche tutto il necessario per comprendere l’impianto economico e finanziario moderno, nonché il suo impatto sul potere e su chi lo debba esercitare, torniamo all’oggi, al COVID 19 e alla differenza tra mezzo e bisogno da soddisfare con la convinzione che si è commesso un peccato, siamo idolatri.

Abbiamo trasformato il denaro in bisogno e lo adoriamo, ma chi è il popolo eletto? quello che ha interpretato bene i comandamenti e senza commettere peccato sta indebitando il mondo e non la sua tribù? non lo so ma di sicuro se si guarda al mondo della finanza si scopre che qualcuno continua a guadagnare mentre noi continuiamo a discutere di come indebitarci per soddisfare i nostri bisogni che invece dovrebbero essere soddisfatti senza doverli comprare con un debito almeno quando l’alternativa è la spada di Faraone.

Siamo di fronte al Nilo e lo dobbiamo attraversare, ci serve un modo per attraversarlo. Abbiamo a disposizione la verga del Signore oppure facciamo finta che non ci sia e allora rifiutiamoci di utilizzarla e torniamo a lavorare come schiavi per Faraone, a costruire le sue piramidi per un tozzo di pane.

Se l’economia sono i beni e i servizi che ci servono per sopravvivere a chi interessa la sopravvivenza del mezzo per farci arrivare ad essi, che sono già tra di noi e a nostra disposizione. A chi interessa che debbano essere pagati con sudore e fatica a sconosciuti che nemmeno partecipano ai destini della comunità.

Pensare che a risolvere i nostri problemi possa essere il denaro vuol dire avere interesse a farlo credere per non permettere al castello di sabbia di crollare e quindi continuare a far credere che ci sia bisogno di prestiti, di indebitamento, di interessi da restituire è finalizzato alla permanenza all’interno del modello di sviluppo che ben conosciamo. Perché cambiare?

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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