Avviso: post probabilmente non per tutti nr. 2

Giustamente e correttamente parlò il sen. e prof. Bagnai quando ricordò ai barbari governanti che, per vedere registrato un calo di pil più disastroso di quello a cui stiamo assistendo a causa del COVID 19, dobbiamo andar indietro al tempo delle guerre mondiali. Personalmente avevo scritto che negli USA non si riscontrava nella storia un periodo uguale all’oggi nella conta dei posti di lavoro che si stanno perdendo.

Il momento è dunque grave, e per i tanti che non se ne stanno accorgendo invito a guardare e leggere i numeri e le statistiche. Ma anche per costoro che non stanno vedendo dei gran cambiamenti nella loro situazione economica, perché magari statali o perché dotati di un reddito a prova di coronavirus, è il caso di ricordare che se il Paese collassa andrà male per tutti.

Una perdita di pil del 9%, come dice il FMI, o anche dell’ottimistico 8% pronosticato dal Ministro (prode) Gualtieri, sarà dura da digerire. Il conseguente aumento della forbice con il debito pubblico, difficile da colmare. Tanto più difficile se l’annullamento del gap che si sta mostrificando sarà tutto a carico del cittadino.

Pensate a quello che si è passato a causa delle ultime grandi crisi dopo la caduta di Lehman Brothers e dei debiti pubblici del 2011, ovvero austerità e continui ricatti da parte degli amici europei e dei mercati. Stato costretto a guardare e non aiutare, aziende chiuse, alta disoccupazione e mense dei poveri piene di nuovi ospiti.

Ma cosa stiamo dicendo quando diciamo che il pil crolla e subisce una flessione del 9% oppure dell’8%?

Il pil “misura” quello che succede in un paese, cioè gli scambi che avvengono all’interno di una società e ovviamente ci sono delle regole perché sia un conteggio serio e rispetti anche standard internazionali, altrimenti non avrebbe senso farlo. Per gli appassionati consultare i tanti siti in grado di spiegare cosa e come si conteggia in maniera dettagliata.

Intanto noi rimaniamo “semplici” e quindi cerchiamo di capirci. Io produco mele, se le vendo faccio pil, se me le mangio mi sfamo e se le regalo sono una brava persona. Se le butto via sono uno sprecone. Insomma per fare pil le devo vendere ed ovviamente qualcuno me le deve comprare. Se avviene questo “scambio” mela – danaro, faccio alzare il pil.

Poi però mi serve della legna per fare un po’ di fuoco , se la me la cerco nel bosco oppure taglio un pezzo del mio albero di mele mi riscaldo, se vado da Brico e la compro a chili allora faccio pil perché scambio denaro – legna, utilizzando magari quei soldi che ho guadagnato vendendo proprio le mie mele.

Faccio/muovo/alzo il pil quando uso denaro. Non faccio/muovo e abbasso il pil quando non uso denaro.

Le mele e la legna stanno sempre lì, immobili, ristagnano ma anche nutrono e scaldano, nonostante non stiano alzando il pil. Ignare di cosa stia succedendo continuano a sfamare e riscaldare.

Ora è chiaro che a noi ci frega proprio la nostra mania di contare, segnare, tratteggiare, pittogrammare fin dai tempi delle tavolette assire. Certo ci frega pure il fatto che nonostante abbiamo la capacità di scrivere esattamente tutto ciò che facciamo, vogliamo fare, vorremmo fare (addirittura) non abbiamo poi però la voglia di rileggere. Del resto succede anche a me, una volta pubblicato un libro o un articolo non mi va di rileggerlo e spesso mi perdo quello che ho scritto dalla memoria. Sembra strano ma in fondo è quello che facciamo tutti noi non particolarmente intelligenti, poi certo ci sono quelli che invece ricordano tutto e ne sanno di ogni, beati loro.

Abbiamo (come esseri umani intendo) scritto il Guanzi e la Bibbia qualche millennio fa, ci abbiamo messo dentro tutti gli avvertimenti per non farci fregare ma poi l’uno era scritto in caratteri cinesi e l’altro non ci è consentito leggerlo senza il prete e quindi da 3 millenni andiamo raminghi da un discorso all’altro cercando di inventarci non si sa cosa per risolvere problemi senza usare le formule già esistenti. Che strani esseri! e per fortuna almeno le formule di matematica una volta scritte ce le fanno imparare a memoria … sarà che viene fatta una scelta, cioè qualcosa si deve imparare a memoria mentre altre cose bisogna dimenticarle?

Sarà che c’è un “comblotto“?

Intanto abbiamo perso, un bel giorno, il 9% del pil, ok! ma cosa abbiamo perso davvero? abbiamo perso il 9% delle transazioni che avremmo fatto se non fosse successo quello che è successo (un virus, la guerra, l’asteroide) e quindi:

  • il barbiere in due mesi si è perso 2 miei tagli di capelli che bisogna moltiplicare per quanti ugualmente non sono andati a tagliarsi barba e capelli;
  • il barista in 2 mesi si sarà perso ciò che avrebbe ricavato da una ventina di caffè . cappuccino e cornetto miei e di tutti quelli che non sono andati;

e cosi via, ma di converso

  • il barbiere non ha perso la sua capacità di tagliare barba e capelli;
  • il barista non ha perso la sua capacità di fare cappuccini e cornetti

ovviamente il barista avrebbe acquistato farina e tutto quanto serve per fare i cornetti e i dolcetti, il caffè che poi avrebbe servito ai suoi clienti ed è ovvio che fermandosi il barista si ferma tutta una catena. Come anche il barbiere, non avendo ricavato guadagni limiterà le sue spese all’essenziale, ovvero ai generi alimentari.

Il ferramenta, che ha chiuso, ha lasciato dentro il suo negozio viti, tubi e tanta mercanzia che non ha potuto vendere. Ma la sua mercanzia è rimasta nel suo negozio dov’era prima e potrà essere venduta in futuro, appena il governo deciderà che il periodo di quarantena è stato sufficiente.

E’ come se bisognasse costruire un ponte che va da Febbraio a Maggio e mentre siamo su quel ponte tutto si fermasse, non si fanno cattiverie ma nemmeno opere di bene, non si butta nel fiume nessuno ma nemmeno si fa la carità a nessuno. Arrivare dall’altra parte del ponte e ripartire esattamente da dove si è lasciato conviene a tutti.

Il barbiere può riprendere a tagliare i capelli e noi possiamo avere i capelli tagliati e in ordine, il barista può di nuovo preparare cappuccino e cornetto e noi finalmente ci possiamo gustare una colazione come si deve, il ferramenta può rimettere sul banco le sue viti e i suoi tubi e noi possiamo appendere il quadro e sistemare il rubinetto che gocciola.

A chi gioverebbe se il barbiere non riaprisse perché mentre stavamo attraversando il ponte lo avessimo lascito cadere giù? a chi gioverebbe se il barbiere fosse costretto alla mensa dei poveri e alla disoccupazione? non gioverebbe alla comunità che egli, invece di essere assistito, potesse comprare scarpe e spendere i suoi guadagni in modo che … il pil salisse?

Una cosa sono i soldi e la contabilità, una cosa è la vita reale. Una cosa è il denaro per fare gli scambi e contare il pil, un’altra è lo scambio e la capacità di produrre i beni da scambiare.

Se dessimo tutti i soldi necessari a coprire quel 9% senza tante storie, accreditando nei conti corrente rispettivi, il corrispettivo perso dal barbiere, dal barista e dal ferramenta tutti potrebbero ripartire e il mondo non ne risentirebbe. Sarebbe come ricominciare dopo un brutto sogno senza strascichi e con un po’ di consapevolezza in più, si spera.

Le comunità potrebbero piangere in pace i loro morti ma non dovrebbero piangere anche per il disastro economico futuro e non ci avrebbero rimesso assolutamente nulla.

Certo qualcuno ci perderebbe ma sarebbero coloro che hanno sempre vinto fino ad oggi e continuerebbero a vivere senza particolari patemi perché finora hanno accumulato molto di più del barbiere, del barista e del ferramenta.

Poi, voglio sperare che qualcuno non alzi il ditino e chieda con fare furbesco: ma dove li prendiamo i soldi?

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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