Giulio Tremonti è stato ed è un osservatore privilegiato delle vicende italiane, politiche ed economiche. Ha insegnato, ha una lunga esperienza di governo, ha idee spesso originali ed ha scritto libri interessanti. Punti oscuri certo ci sono, ma bisogna considerare le “frequentazioni” e tener conto che l’Italia è un Paese difficile e a tratti assuefatto da un dibattito statico e unidirezionale.

La sua qualità migliore (secondo me) è quella di saper essere pungente e capace di aggiungere qualcosa di utile al dibattito in ogni intervista, l’ultima quella di pochi giorni fa concessa al quotidiano “Il giornale” lo vede ribadire il fatto che la politica si sia prostrata all’economia finanziaria e utilizza l’esempio di quando tutti i principali capi di Stato accorsero a Francoforte lo scorso autunno, in occasione della cerimonia di avvicendamento alla guida della BCE.

L’intervista lascia trasparire quanto la sregolatezza dei mercati e del commercio internazionale abbia influito negativamente sulle persone e favorito anche la diffusione del Covid 19 a cui, forse, si sarebbe potuto dare un argine già dieci anni fa.

Avremmo mai visto Adenauer, Kohl, De Gaulle, Mitterand o Cossiga – ha sottolineato l’ex ministro – sponsor di una cerimonia di questo tipo? È dall’iconografia che emerge la verità: lo scettro è passato dalla politica alle banche centrali e poi da queste ad un mercato monetario che, prima o poi, deciderà di fare da solo, con il rischio che tutto questo ci porti al nulla o al peggio prossimo venturo”.

Tremonti passa poi a raccontare un interessante retroscena del G20 durante il 2009-2010, quindi proprio durante gli anni della crisi economica post Lehman Brothers. In quella sede il governo italiano cercò di mettere al centro del dibattito la vera causa dei problemi ovvero “la turbo globalizzazione”. Si voleva puntare il dito sull’evidenza che si era passati da “un capitalismo che ancora era basato sulle regole ad un mondo nuovo in cui l’unica regola era che non ci fossero regole”.

Si era passati cioè al predominio della finanza e quindi di quella tecnocrazia in grado di regolare i mercati secondo gli interessi di una piccola parte di società a scapito della maggioranza della popolazione mondiale e quindi, per Tremonti, sarebbe stato importante passare dal Free Trade al Fair Trade, cioè da un mercato falsamente libero ad un mercato in cui si teneva conto delle esigenze degli Stati e quindi delle persone.

Si voleva sottolineare l’evidenza che “non era sufficiente che fossero giusti i prezzi dei beni e dei servizi fatti sul mercato, ma necessario che ne fosse giusta la produzione con regole capaci di risalire a monte nelle relative filiere di produzione”.

Cioè era necessario andare a monte della produzione allo stesso modo in cui era necessario andare a monte dei problemi senza fermarsi agli effetti e per questo si pensò di stilare una bozza per un Global Legal Standard (GLS) da sottoporre poi all’approvazione dell’Ocse. In pratica si trattava di istituire un trattato multilaterale internazionale che sottoponesse il commercio internazionale a standard di legalità e trasparenza ma l’idea fu accantonata in favore della creazione del “Financial Stability Board (FSB), un organismo che basava la sua ragione d’essere sulla finanza e nella difesa della finanza, che solo avrebbe dovuto essere un po’ sistemata”.

Gli standard del GLS avrebbero potuto arginare anche gli effetti devastanti del Covid 19 in quanto con ben 10 anni di anticipo ci sarebbero state le regole previste “al punto 4” dove “si chiedevano regole in materia ambientale ed igienica!”.

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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