Di seguito un estratto dal mio libro “Pensieri Sparsi”. Su questo blog trovate la sezione dedicata  e i link dove acquistarlo formato ebook. Il cartaceo è normalmente reperibile alle conferenze del GECOFE – NOI SAPPIAMO. Oppure, come sempre, organizza tu un incontro

… In effetti dopo le distruzioni della guerra ci fu da ricostruire e rifornire le famiglie di ogni cosa. La gente non aveva niente e quel niente andava colmato con frigoriferi, mobili, radio e poi televisori. Terreno fertile per le politiche Keynesiane che guidarono la rinascita del mondo occidentale, compreso il Giappone con le sue caratteristiche peculiari di indirizzo da parte della BOJ verso le banche commerciali. Nessuno protestava per l’intervento dello Stato che sosteneva la domanda attraverso il sostegno alle politiche industriali e con il nascente “Stato Sociale”, tutto era funzionale e serviva e la gente lo capiva, soprattutto vedeva i miglioramenti nelle prospettive future.

Negli anni 50 e 60 il capitalismo è costretto a dividere i guadagni con gli operai e in quel periodo probabilmente non gli dispiaceva. Elargire, per la prima volta nella storia, dei salari degni di questo nome che permettessero agli operai di comprarsi le merci che producevano rendeva possibile un circolo virtuoso che in fondo faceva stare bene tutti.

Anche il sindacato faceva il suo lavoro onestamente, non era stato ancora inglobato nelle logiche della produzione e del capitale, era potente e faceva il suo lavoro (magari i vertici non guadagnavano quello che guadagnano adesso e non passano dal sindacato alla politica…) e le agitazioni degli anni ’60 portarono allo Statuto dei Lavoratori del 1970 e alla scala mobile nel 1975 che addirittura metteva al riparo i salari dall’inflazione.

In effetti non poteva durare, in particolare in un mondo che stava cambiando in peggio, le elite cominciavano ad organizzarsi e a diffondere il loro credo come dottrina e filosofia universale. Dagli anni ’70 inizia l’inflazione (Galbreith fa partire il fenomeno dal ’66, ma in Italia direi dopo il ’70) e nel 1971 gli Stati Uniti dichiararono morto il Gold Standard e gli accordi di Bretton Woods. Di quest’ultimo fatto il mondo non si rese conto subito ma piano piano le valute cominciarono a fluttuare parecchio e nel 1985 1 dollaro, che valeva 624 lire nel 1964, arrivò a 2.200 lire.

Nel ’73-’74 la prima delle crisi petrolifere. Gli stati occidentali, rei di essere intervenuti a sostegno di Israele, furono puniti dai Paesi Arabi con il taglio della produzione di petrolio. In Italia si sperimentano le domeniche in bicicletta! Aumento della materia prima si trasforma in aumento dei prezzi ma non crolla il mondo (e oggi dovremmo renderci conto che la vita non è solo petrolio o carbone. Per l’energia abbiamo il sole, i fiumi, il vento). Ma nasce uno dei falsi nemici, l’inflazione.

Alla fine degli anni ’70 avevamo un casino, l’inflazione che non si poteva curare con le politiche Keynesiane fatte per espandere e non per comprimere, si produceva di più di quello che veniva comprato (tutti avevano il frigorifero, la TV, la radio quindi la crescita facile dei ’50 e ’60 andava un po’ rivista). E poi non c’era più il Gold Standard, e dopo il 1979 e il G7 di Tokyo gli Stati vennero lasciati da soli a fronteggiare le problematiche di bilancia commerciale. Ognuno deve fare per se!

Insomma, le monete fluttuavano e i salari crescevano (e questo secondo me faceva incazzare più di tutto!).

Allora che facciamo? Eccoli, arriva la Tatcher nel 1979 e Reagan nel 1981, proprio le persone di cui Hayek e Friedman avevano bisogno. Comincia la lotta allo Stato, perché la colpa di tutto è sua. Intervenendo nell’economia aveva fatto aumentare i salari, la spesa sociale. I capitali non potevano circolare liberamente, lo Stato faceva affari con aziende nazionalizzate e non si riusciva a creare finanza allegra con leggi come il Glass Steagall Act.

E allora basta pensare al lavoro e poi in fondo in Italia al lavoro non ci si è mai pensato seriamente visto che le percentuali di disoccupazione sono sempre state alte o troppo alte rispetto alle potenzialità. Con Mattei avevamo distrutto l’idea di un piano industriale per l’Italia (e Renzi ancora oggi ha detto che i piani industriali non sono materia del Governo) e la politica è andata avanti in modo strano, in bilico tra interessi massonici, di parte e mafiosi.

A un certo punto era tutto un po’ in bilico, e del resto non si può pensare ad un mondo che si sviluppi secondo i criteri Keynesiani.  La crescita non può essere illimitata, né con i criteri keynesiani né con quelli neoliberisti. Forse la soluzione l’aveva individuata la nostra Costituzione con l’utilizzo della solidarietà, condivisione e attenzione agli ultimi. Il giusto intervento dello Stato a tutela del risparmio e con l’equilibrato intervento di spesa pubblica.  Insomma un Keynes proiettato verso il futuro, attualizzato alle esigenze di un nuovo sviluppo, un socialismo illuminato.

Ma ci siamo lasciati distrarre. Stragi di stato, rapimenti, uccisioni, brigatisti, scandali, e ha vinto al lupo al lupo! E quindi lotta all’inflazione attraverso la condanna dello Stato Sociale, dei salari, della scala mobile.  Lotta alla corruzione, al clientelismo a tutto tranne che al nemico vero. Poi l’inglobamento dei sindacati nel sistema (come già detto attraverso salari e diritti tutti speciali, da politici, e porte aperte alla carriera politica dopo), all’indottrinamento delle università, in particolare quelle di economia. La paura dei grandi mercati come quello della Cina da combattere con altrettanto grandi mercati, cioè combattere la globalizzazione con più globalizzazione. E lotta al male dei mali, lo Stato inefficiente da sostituire con l’iniziativa privata e il lassez-faire.

I falsi nemici, alla fine del trentennio aureo, stavano per invadere la nostra fantasia e ci avrebbero rubato il futuro, piano piano, un passo alla volta. Il nemico non erano i mercati, la globalizzazione, la finanza da tenere a bada e confinare nei recinti, il debito che rubava il futuro all’Africa (allora non era ancora arrivato a minacciare anche il nostro), la fame e il pianto dei bambini, l’impotenza delle mamme davanti alla morte e alla sofferenza, la mancanza dei vaccini, le multinazionali. No, il nemico diventò l’inflazione, lo Stato inefficiente, la corruzione a cui fu addossata ogni colpa. Un’opera talmente chirurgica che ancora adesso si formano movimenti politici basati sulla lotta alla corruzione ma che nulla dicono sulla distorsione della realtà iniziata negli anni ’80.

Trent’anni fa, nel 1986, l’inflazione era al 5% ma la gente non se ne accorgeva perché c’era la scala mobile e quindi i salari crescevano con l’inflazione. Si risparmiava di più, si investiva di più, si aveva una percezione migliore del futuro. Il debito pubblico era più basso nonostante Craxi e Andreotti e i miti creati ex-post sul primo. Nessuno dice che il debito pubblico, in nome del quale viene perpetrato ogni tipo di attacco al benessere dei cittadini, è stato creato dalle scelte scellerate di pochi uomini politici e tecnici che hanno consegnato il Paese ai mercati finanziari annullando di fatto il controllo dello Stato sulla sua Banca Centrale e facendolo entrare in sistemi di cambio fisso come lo SME prima e l’Euro dopo.

Un’opera continua di cura degli interessi del capitale a scapito di quello delle classi lavoratrici e produttive del Paese. Questo grazie alla “confusione degli interessi” in gioco, ovvero mescolando ad arte gli interessi del capitale con quelli del cittadino reale che orami è convinto, pur non avendo mai visto un’azione, un’obbligazione o un derivato, che la sua vita dipenda dall’andamento delle borse e delle decisioni di Wall Street…

continua su ebook e cartaceo

 

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con i giornali online ferraraitalia e scenarieconomici. Ho scritto il libro "Pensieri Sparsi".

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