La ripresa c’è, come confermano tutti gli indicatori economici. Ad eccezione degli investimenti pubblici: -32,5% in termini reali nel 2016 rispetto all’ultimo anno prima della crisi. Dal 2008 la perdita di risorse pubbliche destinate a incrementare il capitale fisso cumulata anno dopo anno è di 74 miliardi di euro.

Aumenta l’export, aumentano tanti indicatori ma aumenta anche la rabbia socialeil rimpicciolimento demografico del Paese, la povertà del capitale umano immigrato, la polarizzazione dell’occupazione che penalizza l’ex ceto medio” .

E questo perché, come il rapporto Censis 2017 ricorda,  lo Stato è assente e non investe. – 32,5% di investimento pubblico significa che lo Stato pensa sempre di meno ai bisogni dei suoi cittadini.

Investono i privati che è una cosa buona, certo, ma in un mondo ceduto alla globalizzazione e alla concorrenza. In un mondo senza arbitri i ricavi non vengono distribuiti e questo accresce la disuguaglianza e la lontananza tra le classi sociali, che si assottigliano nel numero, poveri e ricchi. Il Paese si sviluppa grazie alla manodopera a basso costo perché il capitale privato vuole essere remunerato, sempre, e deve competere sui mercati internazionali, tutto torna.

E i mancati investimenti dello Stato stretto dai dictat europei dell’austerità ci rimandano indietro, lentamente ma inesorabilmente. In troppi stanno sempre peggio mentre vedono crescere una parte del Paese e allora “la demografia italiana è segnata dalla riduzione della natalità, dall’invecchiamento e dal calo della popolazione” e chi può se ne va mentre la popolazione non si rinnova “pesa anche la spinta verso l’estero: i trasferimenti dei cittadini italiani nel 2016 sono stati 114.512, triplicati rispetto al 2010 (39.545). Il ricambio generazionale non viene assicurato e il Paese invecchia: gli over 64 anni superano i 13,5 milioni (il 22,3% della popolazione). E le previsioni annunciano oltre 3 milioni di anziani in più già nel 2032, quando saranno il 28,2% della popolazione complessiva“.

E in questo disastro come meravigliarsi di queste conseguenze: “l‘onda di sfiducia che ha investito la politica e le istituzioni non perdona nessuno: l’84% degli italiani non ha fiducia nei partiti politici, il 78% nel Governo, il 76% nel Parlamento, il 70% nelle istituzioni locali, Regioni e Comuni. Il 60% è insoddisfatto di come funziona la democrazia nel nostro Paese, il 64% è convinto che la voce del cittadino non conti nulla, il 75% giudica negativamente la fornitura dei servizi pubblici“.

Eh già la rabbia cresce e, chissà, magari un giorno sarà meglio incanalata.

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con i giornali online ferraraitalia e scenarieconomici. Ho scritto il libro "Pensieri Sparsi".

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