La speculazione e il referendum del 4 dicembre prossimo.

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Continuano le sempre meno velate minacce alla stabilità economica dell’Italia in riferimento all’esito del referendum
ma anche, come scrive qualcuno, semplicemente perché la speculazione agisce dove trova terreno fertile per aumentare i guadagni e quindi prescinde dal referendum stesso.

Probabilmente sono vere entrambe le visuali, ma a questo punto sarebbe interessante capire come funziona questa speculazione.

Il punto centrale sono i rendimenti dei BTP, rendimenti condizionati dalla variazione su acquisti o vendite degli stessi che conseguentemente determinano l’interesse. Importante è sapere che:
– i BTP offrono rendimenti a tasso fisso e questo rende possibili le considerazioni che faremo di seguito;
– sulla quota del debito pubblico italiano incidono per circa 1.600 miliardi e quindi è su questa somma che agisce la speculazione.

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Il sapore dello Spread!

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In un eccesso di img_2202semplificazione potrei invitarvi a prestare più attenzione alla produzione di pomodori, patate e verdure piuttosto che all’alzarsi dello spread.
Perché semplicemente non ho mai capito che sapore possa avere lo spread e di sicuro, comunque, allo spread preferirei la “pastasciutta”.
Anche la qualità dell’acqua e dell’aria ha la sua importanza e non per il futuro, ma fin da subito, perché respiriamo in continuazione e altrettanto dicasi per il bere.
Certo il futuro non vorrei dimenticarlo nelle mie semplificazioni e proprio per questo l’attenzione deve essere viva anche sulla qualità dell’istruzione per i nostri figli: pensare a come formare gli insegnanti e poi costruire buone strutture dove farli apprendere con dignità. Accoglienti, includenti, magari dando lo stesso a tutti perché tutti insieme sono il nostro futuro.
 

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DIMENTICARE KEYNES: L’ABDICAZIONE DELLA POLITICA ALL’ECONOMIA

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La crisi del ’29 e la grande depressione che ne seguì lasciarono due insegnamenti che cambiarono la storia economica del mondo:
– la legge di Say che aveva imperversato nelle università per circa 120 anni fu messa in discussione, l’offerta non creava più la domanda, si potevano produrre tutte le merci che si voleva ma serviva qualcuno che le comprasse altrimenti sarebbero rimaste invendute
– la politica doveva governare l’economia, servivano leggi che tenessero a bada banchieri, finanziari e speculatori.
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I Dialoghi

Like 0 Dialoghi Tra crisi e moneta, quando la matematica si confonde con la filosofia della vita ciclo di interviste con il Presidente di Moneta Positiva, Fabio Conditi Domande di Claudio Pisapia Vai alla pagina Like 0

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