DEBITO

PARTITI E CANDIDATI, COME AFFRONTERETE IL DEBITO PUBBLICO? IL RESTO VIENE DOPO, FORSE

Perché è importante parlare di "debito pubblico" alla vigilia dell’appuntamento elettorale del 4 marzo? Perché tutte le politiche economiche, e di conseguenza quelle sociali, che tutti i governi hanno fatto fin dagli anni ’90, sono state improntate alla sua diminuzione (tra l’altro con risultati pessimi e peggiorativi) e quindi se c’è un punto fermo, qualcosa che tutti noi elettori abbiamo veramente capito, è che qualsiasi promessa elettorale, programma o intenzione di spesa … è semplicemente inutile finché esisterà, appunto, il debito pubblico vissuto come problema.

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Di Claudio Pisapia, fa
DEBITO

LE NUOVE GENERAZIONI ACUIRANNO IL CONFLITTO SOCIALE?

Come potrebbe definirsi se non un grande successo l’opera di propaganda che ha trasformato l’inflazione in mostro da combattere a tutti i costi e debito pubblico in un totem a cui sacrificare le speranza di intere generazioni?

E come non essere affascinati dal fatto che sono riusciti a trasformare 25 anni di avanzi primari in un successo senza minimamente far trapelare, nel mondo dell’informazione a portata di tutti, che è stato proprio questo a portare ai disastri cui siamo sottoposti?

E, ciliegina sulla torta, adesso sono riusciti a convincere l’intera nuova generazione che la colpa dei problemi che ci troviamo ad affrontare dipenda dalla generazione precedente, quella che è riuscita a trattenere qualche diritto sul lavoro e magari una pensione dignitosa.  Grazie alla sapiente propaganda questi diritti acquisiti, per la nuova generazione, sono diventati privilegi (messi in un unico calderone) e sullo stesso piano dei vitalizi dei parlamentari dopo un giorno di parlamento oppure delle pensioni da favola di vecchi politicanti.

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Di Claudio Pisapia, fa
STORIA

L’INCONSISTENZA DEL DIBATTITO ELETTORALE SU PROTEZIONISMO, LIBERO MERCATO E GLOBALIZZAZIONE

Articolo pubblicato su ferraraitalia qui (quasi uguale)

Il dibattito elettorale si sofferma molto su “protezionismo”, “libero mercato” e “globalizzazione”. Lo fa in maniera semplicistica, attraverso slogan, e quasi sempre ai limiti del surreale. Gli arbitri, i giornalisti, dimostrano meno conoscenza del politico di turno, populisti al limite del grottesco in quanto non fanno altro che rimarcare le “credenze” popolari giocando sulla parola “libero” che niente ha a che fare con il mercato, e “protezionismo” omettendo che in economia non vuol dire autarchia e chiusura indiscriminata.

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Di Claudio Pisapia, fa
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  • 21 aprile 2018
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