Debito Pubblico. Opportunità o vergogna?

Pubblicato da Claudio Pisapia il

Di debito pubblico se ne parla tanto e anche in maniera fantasiosa. Oggi (16 marzo 2016) ad esempio ho letto un articolo sul sole24ore che riporta l’idea del professore Gian Carlo Blangiardo, docente di demografia presso l’Università di Milano, che dopo aver calcolato che ogni italiano ha un debito acquisito di 35mila euro propone il concetto di “pil demografico”. In pratica propone di tener presente la consistenza numerica e la struttura demografica dei Paesi e in base a quello ricalcolare il debito in virtù di anni-vita a disposizione dei sottoscrittori dello stesso.
Un nuovo calcolo che permetterebbe di scendere sotto i 2.000 euro di debito a testa (se avete voglia potete cercarlo sul sole24ore), un bello sconto insomma.


Il punto è però che non cambia mai il punto di partenza, cioè che il debito pubblico sia da ripagare, un debito e non una ricchezza. Esattamente ciò che serve ai governi per poter continuare a tassarci, evitare di ripristinare i servizi a livello almeno di sussistenza, non investire in ricerca e sviluppo, lasciare le scuole pubbliche ad un
livello medio-basso e rendere l’istruzione sempre più appannaggio di pochi, poter privatizzare tutto ciò che “respira”.

Il debito italiano è figlio di errate politiche economiche e di indirizzo, di valutazioni alla soglia dell’interesse personale. Mi rendo conto che la frase “il debito pubblico è la ricchezza dei cittadini” possa spaventare ma basta considerare il fatto che, ragionando macro cioè considerando una Nazione, non potrà esistere risparmio se lo Stato non mette a disposizione abbastanza soldi da permettere ai cittadini sia di spendere che di risparmiare.

Se la quantità di moneta in circolazione diventa sempre più scarsa perché viene ritirata attraverso le tasse e contemporaneamente non ci sono nuovi occupati e gli stipendi diminuiscono, non ci potrà essere possibilità di risparmio.
Se inoltre lo Stato non fa spesa pubblica, non investe in ricerca e innovazione, non spende per l’istruzione, le condizioni di vita dei cittadini di questa Nazione peggioreranno in maniera costante.
Quindi, il modo perché questa spirale venga interrotta è che lo Stato spenda, si indebiti a favore dei cittadini. Uno Stato, sovrano ovviamente, non ha problemi di solvibilità, non ha bisogno di richiedere indietro i soldi che ha immesso nell’economia semplicemente perché non funziona come una famiglia. Noi per avere più soldi facciamo gli straordinari al lavoro, oppure ne cerchiamo un altro, uno Stato CREA la moneta in virtù di quanti scambi sono necessari, quanti beni e servizi è capace di creare e di quanto risparmio vuole lasciare ai suoi cittadini.
Cercare modi fantasiosi di dire che comunque il nostro problema è il debito pubblico serve solo a rimarcare un concetto: “ricordatevi che dovete pagare, che avete un problema e che tutto quello che sarà deciso e che vi farà stare peggio, è colpa vostra!”
Per chi non è convinto, chiedersi come mai nonostante paghiamo sempre più tasse, la Guardia di Finanza scopra e persegua gli evasori, lo Stato non spenda più un euro per noi, il debito pubblico continua ad aumentare.
Certo, lo so! Se è vero che il debito è la nostra ricchezza e che sta aumentando allora dovremmo stare tutti meglio e non peggio. Questo fa parte di un’altra triste storia che ci racconta di come la contabilità sia diventata un’opinione e della privatizzazione delle banche, compresa la Banca d’Italia.
Secondo voi, se ad esempio 400 miliardi di euro sono detenuti dalla Banca d’Italia e questa appartenesse all’Italia (cioè a chi emette il debito) non sarebbe sensato sottrarre questa cifra all’intero ammontare del debito pubblico? (credo si chiamo consolidamento, mah). E se magari, che so, un 20% di questa somma appartenesse ai cittadini italiani che ci guadagnano qualche soldo in interessi e poi li spendessero nel sistema Italia, sarebbe un fatto negativo? Da contabilizzare nel debito da ripagare (a chi?)?
Insomma il vero debito è quello detenuto da investitori esteri con i quali c’è una reale contabilità da rispettare (40% del totale?), ma immaginate anche in questo caso una realtà diversa, una realtà in cui non fossero i mercati a decidere l’interesse da ripagare ma la tua Banca Centrale (si ricordate bene, prima del 1981 era così e l’Italia aveva il 56% del debito/PIL, gestibile no?). 
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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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