Quando mai la storia ha insegnato qualcosa…

Pubblicato da Claudio Pisapia il

Tra le due guerre mondiali ci furono altre tipi di guerre, diverse a seconda del Paese. In Germania l’inflazione, negli USA la deflazione, in Inghilterra Keynes addirittura scrisse un libro per dire quanto Churchill avesse sbagliato reintroducendo nel 1925 il gold standard.
Le battaglie furono combattute a suon di politiche monetarie, da una parte si stampava senza ritegno dall’altra si abbassavano i tassi di interesse del denaro, si aumentavano le riserve delle banche. Iniziarono le politiche sociali su scala un po’ più vasta rispetto a quello che aveva iniziato Bismark in Germania, le pensioni e i sussidi di disoccupazione.
Ma le politiche monetarie da sole non davano risultati, mancava la spesa pubblica.
L’inflazione fu battuta da Hitler, che anticipò Keynes, con la costruzione delle autostrade e poi con l’industria delle armi (forse se durante i trattati di pace del 1919 si fosse dato più spazio a Keynes ci saremmo risparmiati una guerra mondiale e gli orrori nazisti). La deflazione con l’intervento dello Stato nell’economia, ma solo a new deal roosveltiano avanzato, con la spesa pubblica e specialmente nel secondo dopoguerra.
Ma più Stato dovrebbe voler dire anche meno banche (non nel senso di numero ma di potere), cioè più controllo delle banche e del credito. Oggi è diventato impossibile il loro controllo e tantomeno controllare che queste direzionino il credito verso famiglie e imprese, cioè verso l’economia reale, in particolare a causa dei dettati e delle regole europee che tutelano un’economia di mercato ortodossa e classica come quella da cui la stessa nostra Costituzione voleva tutelarci proprio ricordando quanto successo prima della guerra.
Renzi ha appena dichiarato:
Meno banchieri e meno bancari
«Stiamo lavorando da qualche settimana, pancia a terra, tutti i santi giorni, per avere una soluzione che rispetti le regole europee che non abbiamo voluto noi ma che dobbiamo rispettare. Dentro queste regole cosa può fare il sistema bancario? Ridurre il numero dei banchieri: in Italia si è affermato il principio per cui chiunque faceva il banchiere. Vanno ridotti, vanno ridotti i posti nei consigli di amministrazione, vanno aiutati i processi di integrazione e di fusione. Ci saranno meno banchieri e in prospettiva meno bancari perché non possono esserci 300mila bancari, con l’innovazione tecnologica per cui molte persone usano la banca sul telefonino. Ci sarà qualche filiale in meno ma nel rispetto delle persone senza licenziamenti di massa».
Cioè tutto quello che faremo, lo faremo nell’ambito di quello che ci permetterà l’europa, quindi rimaniamo nelle logiche neoliberiste da cui volevano tutelarci i Padri Costituenti. Lasciando le stesse regole e diminuendo i banchieri che continueranno a operare con le stesse regole e le stesse logiche (cioè per il loro profitto) senza controlli e pure con meno concorrenza.
Quindi la soluzione deve essere il controllo non la diminuzione degli attori. E le regole europee non sono state scritte sulle tavole divine come i dieci comandamenti, possono essere cambiate e direzionate verso il benessere dei popoli europei non necessariamente verso gli interessi finanziari. E soprattutto, questo sistema abbiamo già visto che non funziona, quindi perché non utilizzare le nostre intelligenze per scovarne un altro che funzioni meglio?
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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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