Farneticazioni, reali?

Pubblicato da Claudio Pisapia il

di Claudio Pisapia
 
Facciamo finta per un attimo che la nostra vita non dipenda completamente dalla quantità di denaro che abbiamo in tasca o che circola all’interno di uno Stato e che invece tutto dipenda dalla nostra capacità di produrre beni e servizi per i nostri bisogni e per le necessità della comunità intorno a noi.
Scomparirebbe la borsa, lo spread, l’inflazione e la deflazione e tante altre cose che oggi inondano giornali e telegiornali e anche la disoccupazione. Quest’ultima affermazione l’ho copiata da un articolo di Alexander Douglas tratto dal sito ReteMMT che lo riporta. E’ un filosofo e scrive che in un mondo senza denaro potrebbero esserci guerre e altre nefandezze ma di sicuro non disoccupazione.
E in effetti, secondo me, oggi debito e denaro sono filosofia e non economia. I problemi che stiamo affrontando sono filosofici, sociali, politici e per essere risolti dovrebbero essere tolti dall’intervento degli economisti.
Il denaro diventa letale quando manca in una società costruita sul denaro. Come se mancasse il sangue in un organismo, tutti gli organi non potrebbero lavorare. O la benzina in una macchina. Ma il sangue è natura e non possiamo sostituirlo mentre il denaro, e anche la benzina, è una scelta e perché mai scelgo di farmi del male?
Abbiamo deciso di utilizzare per indubbia comodità un mezzo per scambiarci le cose importanti, come il pane, il riso ma anche le sedie e gli armadi ma poi il mezzo ha preso il sopravvento ed è diventato più importante dei beni che dovrebbe scambiare.
Talmente tanto importante che non ci preoccupiamo più della scarsità del cibo o dei pomodori, non parliamo durante le nostre giornate di arance o vino quanto di denaro. Denaro che manca e che crea deflazione ma che se ce ne fosse troppo creerebbe inflazione, di chi è la sua proprietà e a chi dovrebbe essere dato, di quale metodo scegliere perché arrivi alla popolazione oppure del perché non arrivi a sufficienza all’economia reale. Di questo si parla ma non della produzione di farina.
Certo economia reale, perché anche in questo caso bisogna specificare, differenziare perché esiste anche ciò che non è reale ma che diventa più importante del reale. La finanza che crea realtà non reali ma condiziona con la sua virulenza le nostre scelte reali. 1.000.000 di miliardi di dollari di attività finanziarie, cosa vuol dire? Talmente irreale che non riusciamo a comprenderla ma ne parliamo attraverso giornali e telegiornali e qualche volta al bar come si potrebbe parlare di E.T.. Però quando la finanza irreale crea le crisi, queste si riversano nel nostro mondo reale ed ecco l’austerità, e di nuovo la disoccupazione e non ci sono soldi per fare gli scambi.
Così giorno per giorno diventiamo più poveri e più tristi ma anche più incattiviti e ci sfoghiamo con il migrante, con l’isis, i siriani, gli iracheni, i russi o gli americani.
Nel frattempo ci sono sempre meno soldi e ci incattiviamo sempre di più. E in tutto questo non ci chiediamo se domani avremo abbastanza pomodori da mangiare o abbastanza acqua da bere o abbastanza tetti per coprirci o abbastanza scarpe per camminare più comodi ma se abbiamo abbastanza denaro per poterceli scambiare.

 

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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