Stato oppure no! Ma voglio bene a Marx.

Pubblicato da Claudio Pisapia il

di Claudio PISAPIA 


Marx diceva che i lavoratori non avevano nazione, nel senso che erano accomunati da un identico destino e per cui non avevano bisogno di un governo nazionale. Oggi invece è il capitalismo che non ha nazione, anzi vive con molto disagio i confini nazionali. E allora spazia e gira per il mondo de localizzando e facendo della globalizzazione la sua bandiera. Ma chi difende gli operai del Job acts mentre sorridono felici e fanno i selfie con i loro aguzzini? Sono orfani dello Stato nazionale ma forse non lo hanno ancora realizzato visto che continuano a dare fiducia ai loro rappresentanti politici e sindacali partitizzati e di grassi stipendi. E cosa resta di quel socialismo internazionale e sovranazionale che non sentiva il bisogno dello Stato? Anzi sempre pronto ad etichettare come di destra ogni riferimento a Stato, Nazione o Patria. Bene abbiamo avuto la rivoluzione e lo Stato non c’è più, al loro posto rappresentanti della finanza internazionale e sovranazionale che piano piano tolgono tutti i diritti conquistati grazie all’esistenza dello Stato e ci regalano tutele crescenti e aria inquinata.

La legge della giungla del mercato finanziarizzato è troppo forte per essere battuto o semplicemente combattuto senza l’aiuto di un entità che raccolga tutte le istanze di una società e le rappresenti con la forza aggregante e di mezzi che solo uno Stato può avere.

Tutti invocano una giustizia sociale, un miglioramento delle condizioni di vita e un freno alle diseguaglianze. Viviamo un mondo in cui è già una fortuna nascere nel posto giusto, infatti meno di un miliardo di persone beneficiano dell’80% dei consumi mondiali. Ma oramai le diseguaglianze si acuiscono anche all’interno dei Paesi occidentali, in Italia abbiamo cifre di bambini poveri che da sole dovrebbero indurre a una riflessione i nostri politici, ma ciò non avviene perché chi governa nulla ha a che fare con la vita quotidiana e sempre più abbiamo governanti figli di banchieri, politici navigati e servitori della grande finanza. Il tutto mentre il popolo muore.

Ma come si assicura la giustizia sociale in un mondo di umani preda dell’egoismo personale e alla ricerca del proprio tornaconto? Solo uno Stato può mettere ordine e dare delle regole di convivenza con uno sguardo al giusto e all’ingiusto. Sbagliavano i socialisti quando parlavano della nazione operaia e sbaglia oggi chi professa la messa al bando degli aiuti di Stato. Bisogna sempre dare il giusto peso alle cose estraniandosi dai particolarismi e dalle momentanee posizioni di potere o di impotenza.

E come assicurare una giustizia sociale tra gli Stati? Se ci si può mettere d’accordo all’interno di una Nazione e ricercare ideali comuni da tutelare come farlo tra identità e storie diverse? Un governo mondiale (Hobbes) sarebbe auspicabile? Ora io non credo che questa sia la soluzione e credo che il locale funzioni molto meglio del globalizzato perché risponde agli interessi più vicini alla realtà della persona, assumendo che siamo tutti meravigliosamente diversi. 

Quindi sarei per tanti Stati liberi e indipendenti dagli altri ma pronti alla collaborazione e allo scambio uguale. Certo non credo al fatto che se tutti stessimo meglio e avessimo il giusto per vivere non ci sarebbero più guerre, forse ce ne sarebbero di meno, ma storicamente non mi sembra sia stato solo per fame che si siano fatte le guerre. I Greci e i Persiani si combatterono per prestigio e per vendetta non per il pane. I Romani combattevano per lo spazio vitale e così facevano i Cartaginesi.

Uno Stato che vivesse decidendo dei suoi destini, utilizzando le sue risorse in pace con la natura, che difendesse i suoi operai, socialisti o meno, e facesse dell’inventiva dei suoi imprenditori e delle sue aziende la sua ricchezza da difendere da ingerenze esterne e finanziarie potrebbe mitigare le tensioni internazionali non eliminarle.

Di certo però ogni Stato vivrebbe meglio di come vive oggi perché metterebbe un freno all’ingordigia al suo interno. Non ci sarebbe più un’azienda a dover combattere una battaglia impari contro una multinazionale con accesso limitato o nullo al credito ma aziende che si fanno concorrenza sana e controllata. E banche che falliscono o utilizzano soldi dei loro obbligazionisti o correntisti per risolvere problemi causati da regole inadeguate e scritte da chi del tuo paese non sa niente e vuole tutelare interessi sovranazionali.
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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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