L’indifferenza del giorno prima

Pubblicato da Claudio Pisapia il

di Claudio Pisapia

Uno dei motivi principali per cui il mondo non funziona più è perché non funzionano i rapporti sociali che sono stati quasi completamente sostituiti dai post, dai gruppi Whatsapp, dai like su facebook. La capacità di diffusione di internet e dei social sono stati indubbiamente un grande balzo in avanti dell’umanità ma come al solito qualsiasi strumento può essere buono o cattivo, dipende dall’uso che se ne fa e da quanto veramente lo si conosce.

Dagli inizi del secolo scorso si è lavorato alla spersonalizzazione dell’essere umano, alla sua identificazione nella massa ed Edward Bernays è stato uno degli artefici di questa trasformazione. La fabbrica del consenso, come riportare ad uno le menti, come far fare a tutti la stessa cosa, pensare allo stesso modo per poter meglio controllare le persone. La creazione della massa, processo forse interrotto solo per un periodo durante il secondo dopoguerra e poi ripartito alla grande, soprattutto ai giorni nostri con il sapiente uso di internet e dei suoi strumenti.

Oggi tutti si vestono uguale, il pensiero è unico stereotipato ma tutti pensano di essere originali, di essere partecipativi.

E la stragrande maggioranza delle persone sta sostituendo la rete ai rapporti umani per cui si pensa che un like ad un’immagine di un disastro ferroviario o una condivisione della notizia di un attentato o addirittura il nastro a lutto sul proprio profilo possa liberare la coscienza o sembrare di aver fatto qualcosa per migliorare il mondo. Anche a chi fino al giorno dell’evento non si è mai neppure chiesto da dove vengano i migranti morti nel mediterraneo o non ha mai sentito la necessità di spingere i figli a leggere dei libri o aiutarli a capire perché esista l’Isis.  

In realtà tutto questo non esiste il giorno prima perché non serve, la reazione segue l’evento e non lo precede e la reazione deve essere uguale a quella di tutte le altre fingendosi originale. Il pensiero di massa, originale nella sua inefficacia sugli eventi. Postumo e stereotipato. Uguale.

Il giorno dopo ci sentiamo tutti in dovere di pubblicare un commento, di lasciare un segnale della nostra partecipazione quasi quanto riteniamo inutile farlo il giorno prima.

Di Nizza si è detto dell’umanità di alcuni albergatori che hanno aperto le porte dei loro locali alla gente spaventata che correva in cerca di riparo. Allora fa notizia una cosa del genere perché ci si aspetta che anche in tali condizioni quelle porte possano essere chiuse perché questa sarebbe la normalità. E anche che qualcuno abbia aiutato una donna che ha partorito un figlio sulla spiaggia in preda alla paura perché la normalità sarebbe stata l’indifferenza.

Dire questo dovrebbe farci risvegliare dal torpore ma dura poco e passa, fino al prossimo evento.

Si dice che il terrorismo degli ultimi tempi punti a toglierci le nostre libertà, la nostra socialità. Ma ce l’abbiamo ancora? Abbiamo ancora la capacità di essere solidali, di interessarci del mondo intorno a noi. Di ragionare su quanto ci sta succedendo? Pensiamo che la nostra principale conquista sia la libertà delle nostre scelte, di poter esprimere la nostra idea di vita ma viviamo di like, di reazioni pilotate da istinti, di scelte che non richiedano grande ragionamento o studio.

Cosa facciamo noi, parliamo di banche, di denaro, di inutile competizione tra Stati, del nostro essere oramai ridotti a cani che lottano per un osso in un recinto invisibile. Dici che per non far fallire banche e rovinare pensionati e imprenditori basterebbe la volontà politica e un click sul computer ma quanti si fermano a ragionare su questo? Eppure comprenderlo salverebbe tante vite, ma finché non tocca i miei risparmi perché dovrei perderci del tempo o rinunciare a una sana partita di calcio dove dei milionari inseguono un pallone, milionari di cui conosco tutto: dal nome della moglie al numero delle ville che possiede. Informazioni inutili a montagne per coprire poche informazioni utili che potrebbero cambiare la vita e il destino di tanti.

Oppure perché non chiedersi le guerre a chi portano profitti, quali siano i reali interessi occidentali in terre remote, cosa intendono quando ci dicono che ci sono degli interessi occidentali da qualche parte che non sia geograficamente Occidente, come gestire meglio le migliaia di profughi. Una montagna di informazioni utili che invece non vengono ricercate, troppa fatica e in anticipo sull’evento. Farlo dopo costa un click, un like. Farlo prima costa staccarsi dal pensiero di massa, ricercare l’informazione, superare l’indifferenza del giorno prima.


Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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