MONETA, FINANZA, DEBITO E MERCATI

Pubblicato da Claudio Pisapia il

Cos’è la moneta? È merce perché la si può cambiare in oro in qualsiasi momento per cui all’oro, che è effettivamente una merce, può essere paragonata. Umph, non è più così dal 1971, anno in cui la moneta è diventata FIAT cioè senza sottostante, senza oro alle spalle e a giustificare la sua esistenza.

Allora? La moneta ha altra natura rispetto alla merce ed attiene molto di più al diritto. In particolare diventa un “I owe You”, cioè un “io ti devo”, quindi un’obbligazione di qualcuno nei confronti di qualcun altro. Un diritto di credito come diceva il prof. Gallino e come il giurista Paolo Maddalena ribadisce nel suo libro “gli inganni della finanza”. Quest’ultimo dice che il capitalista non tende più, quindi, ad accaparrarsi beni reali ma diritti di credito tramite i quali il sistema neoliberista pretende una crescita illimitata e chiaramente falsa. In questo sistema si tende piuttosto che a creare beni e servizi, e quindi crescita e occupazione, denaro mediante denaro con il fine ultimo di accaparrarsi i beni e servizi esistenti. Insomma un sistema che funziona benissimo, ma per pochi.

Il prof. Ioppolo diceva che è moneta tutto ciò che è riconosciuta come tale, se qualcosa viene accettata in una transazione allora quella è moneta. Con qualche distinzione per i derivati ai quali lui attribuiva tranquillamente la funzione di moneta ma che in realtà dovrebbe essere meglio spiegata in quanto sono titoli che non entrano mai direttamente nell’economia reale. Comunque la influenzano e le succhiano risorse in maniera indiretta.

In fondo definirla non è argomento facile. Di sicuro la moneta non è uno strumento neutro, anzi. È uno strumento giuridico, politico in mano al sovrano o ai governi per determinare comportamenti sociali. E a secondo del governante, del luogo e delle condizioni del momento procurerà conseguenze diverse: benessere, schiavitù, guerre, pace, abbondanza, scarsità.

Se decidiamo di vivere in un sistema monetario gli scambi funzioneranno grazie all’uso della moneta, di conseguenza potrò effettuare tanti scambi per quanta moneta esiste in circolazione. Ha senso quindi che in un sistema che si è deciso debba basarsi su un qualcosa, si renda raro poi questo qualcosa? Oppure che si dia il monopolio di questo qualcosa a entità che lo esercitano in virtù di necessità e scopi privati piuttosto che pubblici?

Insisto: che cos’è moneta? In un sistema monetario, tutto ciò che viene accettato come pagamento di beni e servizi in circolazione. Quindi in questo caso la moneta assume la funzione di mezzo di pagamento e siccome con una quantità prestabilita di moneta compro una quantità di un qualsiasi bene, la moneta ha anche la funzione di misura dei beni. Ma cosa succede se a queste due funzioni ne associamo una terza e cioè quella di riserva di valore?

Succede che una funzione va in contrasto con un’altra. Infatti se io trattengo lo strumento moneta perché questa azione mi permette di aumentare la moneta in mio possesso attraverso un interesse o una speculazione di qualsiasi tipo, quindi faccio moneta da moneta, allora limito la funzione dello scambio.

Qualcuno trattiene moneta e non la fa circolare, altri non ne hanno abbastanza per permettere gli scambi. Chiaro che se la moneta è privata questo è il suo normale funzionamento, la scarsità crea la richiesta attraverso l’indebitamento che porta grandi guadagni ad alcuni.

Diverso sarebbe il discorso se invece la moneta fosse gestita dallo Stato che ne metterebbe in circolazione la quantità necessaria, questo eviterebbe la scarsità e il debito ma non limiterebbe la possibilità degli scambi.

Del resto da quando la moneta non ha più come collaterale l’oro non vi è ragione per cui della carta debba essere considerata alla stregua di un oggetto di valore. Noi accettiamo in realtà che la moneta abbia come collaterale il debito e infatti ogni euro in circolazione e in possesso di qualcuno rappresenta il debito di un’altra persona.

Questo perché il denaro in questo sistema nasce non come uno strumento messo a disposizione da un Ente Pubblico al fine di ottemperare alla decisione iniziale di istituire un sistema monetario democratico e al servizio del popolo, che ne dovrebbe detenere la proprietà. Ma nasce dalle mani dei privati, affidata ai mercati, alle leggi della concorrenza e del libero mercato.

Lo stesso concetto di mercato sarebbe sbagliato per la moneta, nel senso che nei mercati dovrebbero essere scambiati beni e servizi reali, non pezzi di carta. Come dicono i prof. Fantacci e Amato, autori del libro “la fine della finanza”: c’è un mercato di troppo, quello della moneta. La moneta serve solo per misurare e scambiare quei beni sul mercato e non per sostituirli.

La moneta è uno strumento nelle mani di chi la emette ed è in grado di controllarla. Per cui le sue funzioni più naturali sono sicuramente misura e scambio ma in quanto strumento del sovrano può essere tante cose al di là delle funzioni.

Uno strumento potente per creare schiavitù attraverso la scarsità e il debito, oppure per creare libertà e benessere attraverso l’emissione della giusta quantità e l’accesso ad esse da parte di tutti.


Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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