LA DISUGUAGLIANZA, I MITI E I TOTEM

Pubblicato da Claudio Pisapia il

…quindi per sfatare ulteriori miti relativi alla nostra storia partiamo dall’indice di Gini che misura la disuguaglianza di una distribuzione, ed è usato anche per calcolare l’andamento della distribuzione del reddito. È rappresentato da un numero che va da 0 a 1. Più si avvicina allo zero, minore è la disuguaglianza, il contrario simula l’inverso. Benissimo, questo indice trent’anni fa era 0,24 mentre oggi e’ 0,34 e per citare i dati Oxfam: nel 2015 i due terzi della ricchezza erano nelle mani del 20% più facoltoso. Il 60% della popolazione italiana possedeva il 14% della ricchezza. Insisto: l’1% più ricco nel 2015 possedeva il 23,4% della ricchezza nazionale netta.

Un primo punto a favore del passato dunque.

Il tasso di disoccupazione oggi è al 12,4%. Nel 1986 era al 7% ma avevamo un grandissimo problema rispetto a d oggi, l’inflazione che era infatti al 5,8%. Una notizia che farebbe rizzare i capelli oggi a Draghi. Ah già dimenticavo, all’epoca esisteva un affare che si chiamava “scala mobile”, se saliva l’inflazione salivano anche i salari per cui non era un problema di sicuro per i lavoratori ma solo per chi faceva investimenti finanziari e voleva speculare facendo nascere denaro dal denaro. Hanno pensato bene di toglierla e adesso che viviamo di inflazione negativa e di salari compressi verso il basso, si sta meglio?

Guardate cosa succede al PIL pro capite con l’ingresso a pieno titolo nella moneta unica.

 grafico  di G. Zibordi

E pensate un po’ in quel periodo avevamo Craxi e la spesa pubblica “pazza”, quella della corruzione come si dice, eppure il debito pubblico era al 85% oggi vola verso il 133% e a ottobre Bankitalia ci dice che le entrate tributarie sono in aumento del 4,4% e che cresceremo del 0,8%. A questa affermazione risponde Padoan che ritiene credibile e realizzabile una crescita all’1% realizzando più privatizzazioni.

Sintetizzando il presente: cresce il debito pubblico, aumentano le tasse e l’unico modo per crescere di un misero 0,2% è affidarci alla solita svendita del patrimonio pubblico. Certo che trent’anni fa stavamo proprio male … del resto avevamo anche l’IVA al 18%.

Poi nel 1986 c’era ancora l’articolo 18 e nonostante non avessimo ancora il Trattato di Maastricht eravamo la quinta potenza economica mondiale, oggi credo siamo al decimo posto con tendenza al ribasso. Abbiamo rinunciato a qualsiasi difesa dell’interesse nazionale e ci apprestiamo a mettere in costituzionali il “vincolo esterno”, cioè se la riforma passa per contestare un trattato europeo dovremmo adottare un procedimento costituzionale. Di questo si dovrà occupare nel tempo libero un nuovo Senato costituito da consiglieri regionale e sindaci eletti con procedura di secondo livello: cioè se ne occuperà poco perché tanto non si vuole che qualcuno se ne occupi altrimenti le regole sarebbero state scritte diversamente.

E la produzione industriale? Sembra abbiamo fatto, dopo il 2008, un balzo indietro del 25% che ci riporta proprio ai valori del 1986 mentre la propensione al risparmio è notevolmente calata. Si passa da un 20 – 30% degli anni 80 alla discesa verso il 15% iniziata dal 1995 per arrivare al 12% nel 2012 (dati Eurostat)

 


Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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