LETTURA GIORNALI: PRIVATIZZAZIONI E GIUSTIZIA SOCIALE

Pubblicato da Claudio Pisapia il

Riprendo da ilsole24ore , articolo: privatizzazioni, nuovo fronte del governo.

“Il punto è che, come spiega un altro ex “liberal” e poi renziano della prima ora come il presidente della commissione Bilancio della Camera Giorgio Tonini – come d’altra parte è un ex “liberal” lo stesso premier Paolo Gentiloni – che la sconfitta referendaria del 4 dicembre ha mostrato un’incapacità del governo di spiegare le riforme tra i ceti più deboli e tra i giovani. Ceti che ora qualcuno nel Pd pensa di tutelare meglio con un maggiore intervento pubblico. «Ho dei problemi, Matteo, a privatizzare le Frecce con dentro il trasporto regionale usato dai pendolari», sono state non a caso le parole usate nella direzione del Pd da Delrio. «Ma la tutela dei ceti più deboli – argomenta Tonini – non può significare il ritorno allo “statalismo” anni 50. Bisogna stare attenti a non confondere i fini con i mezzi. È chiaro che una forza politica della sinistra riformista deve porsi come obiettivo quello garantire i bisogni dei cittadini più deboli ma questo può avvenire anche con strumenti privati, ad esempio prevedendo l’intervento pubblico laddove per il privato non è remunerativo». Le privatizzazioni in programma, del resto, non mettono a rischio il servizio universale, né su Poste né su Ferrovie, e d’altra parte, ricorda ancora Tonini, già nelle tesi dell’Ulivo del ’95 era stabilito che utilità sociale non significa per forza proprietà pubblica. Una divisione, questa, destinata ad emergere con forza con la campagna congressuale e il Def da scrivere.”

Cerchiamo, come al solito, di andare al di là delle parole e alla ricerca dei significati.

Matteo e Del Rio si rendono conto che privatizzare non è poi così una misura rivolta a favorire il popolo e infatti fa un po’ paura consegnare in mano ai privati servizi essenziali come i treni per i pendolari, quei treni che usano la gente per andare a lavorare e dai quali ogni variazione sui prezzi viene avvertita e pesa sui già precari bilanci familiari (si veda quanto costa viaggiare sulle autostrade, privatizzate, e sempre in continuo aumento, mentre in Germania sono free). Il punto è già tutto qui: il pubblico tutela di più il cittadino del privato, e chi comanda lo sa.

Poi però interviene subito la voce della ragione (cioè dell’interesse! che non è quello dei cittadini ma del capitale, dei bilanci, degli interessi sovranazionali) a rigirare le carte in tavola: mica si può tornare allo statalismo degli anni ’50? e poi comunque staremmo attenti a far rimanere il pubblico laddove per il privato non è remunerativo, insomma i soliti capovolgimenti della realtà. Per i cittadini i servizi devono essere efficienti e ciò che serve ai cittadini non ha bisogno di essere remunerativo perché già lo è per loro in quanto esistente (gli sta producendo un servizio, li sta trasportando).

E negli anni ’50 non c’era statalismo ma solo più giustizia sociale, si cresceva e le differenze tra ceti tendevano ad assottigliarsi correndo verso gli anni ’60 e ’70. Esisteva ancora la speranza del futuro!

Una personalità come il viceministro all’Economia Enrico Morando, già “liberal” e poi sostenitore di Renzi dalle primarie del 2012, dice che «senza polemica nei confronti di nessuno, come ha detto lo stesso Padoan, le privatizzazioni le faremo». Non è solo una questione di cassa, ci tiene a sottolineare Padoan richiamando il programma da mezzo punto di Pil indicato nel progetto di bilancio mandato a Bruxelles e importante in funzione taglia-debito: l’obiettivo è quello di rafforzare l’«efficienza manageriale» di aziende più aperte al mercato, in cui lo Stato rimane però saldo «al posto di guida». Senza contare, sottolinea Morando, che «si rafforza il capitale delle società aumentandone la capacità di investimenti». Più o meno gli stessi argomenti usati ieri da Calenda: «Sono assolutamente favorevole a privatizzare Poste; naturalmente non si parla di tutta, il controllo rimane nelle mani del governo. Credo che fare le privatizzazioni in un Paese ad alto debito sia importante, altrimenti non si capisce come ridurre il debito e fare investimenti».

Si, si. Tranquillizziamo tutti, le privatizzazioni si faranno, e per cosa? per assicurare mezzo punto di PIL, cioè? un miliardo? continuiamo a spogliarci di ricchezza e di aziende funzionanti, di risorse per quattro soldi in nome sempre della riduzione del debito e degli ordini di Bruxelles. Privatizziamo ma lo Stato rimane al comando, mah! e chi me lo assicura? Come per la banche? le autostrade? i servizi? l’acqua?

Privatizzare è sbagliato e non ha funzionato per i cittadini. Punto!

Quindi, ancora, propongono e sostengono all’unisono le stesse ricette da trent’anni che non hanno portato a niente, anzi ci hanno peggiorato la vita, le stesse politiche economiche, con le stesse giustificazioni che ci hanno costretto a pagare 3.000 miliardi di interessi, il debito pubblico, l’inflazione, l’ignoranza, con la stessa impellenza e il fiato corto del “ce lo chiede l’Europa” a mascherare l’incapacità dei politici nostrani, con la nostra stessa disattenzione.

La stessa loro incapacità di darci soluzioni e la nostra incapacità di interpretare la realtà e lasciarci guidare che ci sta portando al nulla cosmico.


Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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