LETTURA GIORNALI: MOSCOVICI E IL POPULISMO

Pubblicato da Claudio Pisapia il

Su ilsole24ore sta andando in scena un dibattito sull’euro lanciato dall’economista Luigi Zingales. Vi stanno partecipando diverse “autorità” e voci europee ma l’articolo che mi ha più colpito è stato quello di Pierre Moscovici, Commissario europeo agli Affari economici e finanziari, uscito il 05 maggio 2017. Proverò a ripercorrere il suo ragionamento “a specchio”, visto dagli occhi di chi, pur non essendo all’altezza dei titoli accademici di cotanto luminare dell’economia, ha una visione speculare, di chi la mattina si alza per andare a lavorare, ha bisogno di uno stipendio per vivere e pagare le bollette e che antepone ai grandi ragionamenti accademici la logica, il cuore, la famiglia, gli amici, le persone … insomma la vita reale.

Lo so, sono già passato nella logica di quelli che Moscovici chiama “populisti”, ma tant’è, cercherò di farmene una ragione. Anche se ho una piccola pretesa rispetto alla sua introduzione: penso di poter parlare più di lui di cosa potrebbe essere utile alle classi popolari. Perché, a sua differenza, probabilmente ne faccio parte da circa 50 anni (mamma mia, questo sa proprio di populismo all’ennesima potenza!).

Le banche. Io non credo che uscire dall’eurozona possa mettere in difficoltà le banche più di quanto lo siano adesso, date le condizioni a cui sono costrette ad adeguarsi e che mettono al primo posto gli interessi dei pochi e all’ultimo le esigenze del mondo reale, quelle del 99% delle persone che le utilizza non per speculare ma perché cerca un posto dove tenere al sicuro i risparmi, per un aiuto per comprarsi casa o per la macchina nuova.

Le banche non si mettono al sicuro coinvolgendo i risparmiatori (Bail in) così come pretende Bruxelles e l’Unione Bancaria ma dandogli delle regole che riportino la fiducia sia in chi vi accredita lo stipendio sia in chi cerca qualche piccolo investimento. E la fiducia nel sistema creditizio la può dare solo lo Stato, non il mercato dove semplicemente prevale il più forte, che questo sistema chiama il più competitivo dandogli onore. Il risparmiatore normale non vuole rischiare i suoi risparmi o il suo stipendio che gli serve per vivere e per la vecchiaia.

Ma oggi, perché una banca fallisce? Sappiamo tutti che una banca crea il denaro dal nulla e che oggi il credito è la moneta che più circola e quindi di riflesso le banche hanno un potere incredibile in un sistema basato sulla moneta (e il credito è moneta). Una banca quando eroga un prestito (che diventa debito quando arriva a destinazione) crea denaro, o meglio, crea uno strumento di pagamento normalmente accettato. Ora è chiaro che se mi viene concesso un mutuo di 100.000 euro per comprare una casa, vuol dire che io utilizzo questa somma per pagare il costruttore e lui, a sua volta, lo utilizzerà per pagare i suoi fornitori o farsi una vacanza. Il tutto si regge sulla certezza della prima banca che ha erogato il mutuo che io ripagherò il mio debito. Se non lo facessi lo dovrebbe fare qualcun altro e se non lo facessimo in tanti il sistema entrerebbe in crisi (cioè troppi crediti deteriorati o NPL (Non Performing Loans).

Le regole europee prevedono che la banca debba avere un capitale di vigilanza per i 100.000 euro che presta per un mutuo e che esattamente debba avere l’8% del rischio di credito, che per un mutuo è il 35%. Quindi la nostra banca a fronte della creazione di un mutuo di 100.000 euro dovrà avere in cassa, e per ogni evenienza, la bellezza di 2.800 euro. Ora, anche considerando che la riserva obbligatoria delle banche italiane è dell’1%, mi sembra ovvio che senza garanzie dello Stato le banche siano già tutte virtualmente fallite.

All’interno dell’eurozona gli Stati non sono i benvenuti e quindi si stanno accompagnando tutte le piccole banche alla porta in favore dei megamostri che poi saranno “troppo grandi per fallire”, cioè potranno fare tutte le porcate desiderate tanto interverrà lo Stato ad aiutarle. Perché in quel caso lo Stato interviene per forza ed è il benvenuto, e Moscovici lo sa. Perché interviene per salvare le banche, i banchieri e la finanza, il costo viene trasferito alle finanze pubbliche e noi paghiamo per ripristinare il nulla e pagare con soldi veri le buonuscite sempre dovute agli amministratori delegati.

Che le banche debbano essere controllate non deve essere visto come una punizione ma come un aiuto per i cittadini risparmiatori e dietro ci deve essere una banca centrale pubblica pronta a sostenerle, e più piccole sono meglio si riescono a controllare. Un conto è salvare una banca con 1 miliardo di NPL, un conto una Deutche Bank qualsiasi con 2.000 mld, di asset vari ed eventuali per intendersi.

La banca grande serve alla finanza spericolata, la banca piccola e controllata dallo Stato serve al cittadino, al popolo. Quindi il ragionamento è populista e non va bene?

Per chiudere il primo punto credo fortemente, d’accordo con Moscovici, che le classi popolari siano le prime a risentire delle difficoltà finanziarie delle banche … all’interno dell’eurozona e del sistema bancario regolato dall’unione europea.

La Grecia. Alla Grecia furono preclusi i bancomat certo, ma sempre perché lo voleva l’Europa e non perché ce n’era bisogno. Se decidiamo di avere un sistema unico dei pagamenti e poi le banche tedesche si rifiutano di prestare soldi alle banche di un altro Paese all’interno dello stesso sistema allora vengono fuori i problemi. Negli USA questo non succede e se una banca dello stato del Delaware è in difficoltà non si fermano i pagamenti interbancari, le compensazioni tra le banche e non è mai precluso l’intervento della FED. Di conseguenza il sistema non rischia il crollo e non si vedono abitanti del Delaware elemosinare mentre quelli della California festeggiare perché le loro banche sono rientrate dei crediti.

Insomma la moneta va controllata sia in merito all’emissione sia alla circolazione. Sia se si chiama banconota sia se si chiama credito. Sia se viene creata da una Banca Centrale sia da una banca commerciale.

Altro argomento, la svalutazione. Va bene, nel caso di un’uscita dall’euro i ricconi cercherebbero di mettere i soldi da altre parti, farebbero operazioni atte a tutelare i loro patrimoni. Ma a noi popolari cosa ce ne importerebbe se ci fosse lo Stato a tutelarci? Una valuta, al di là delle speculazioni che dovrebbero essere controllate e magari bloccate e non accettate come strutturali, come qualcosa di cui aver bisogno, come qualcosa di naturale come le mele sugli alberi, si confronta con altre valute sul mercato delle valute e può deprezzarsi o apprezzarsi nei confronti delle sue colleghe. Se si svaluta i nostri prodotti saranno più concorrenziali sul mercato dei beni e dei servizi, esporteremo di più e di questo a volte c’è bisogno e a volte no. Le politiche economiche non sono sempre buone o sempre cattive, dipende dal momento storico e da tante altre situazioni ed ecco perché non si può dire che un cambio fisso come l’euro non è detto che vada sempre bene e, del resto, già nel passato i cambi fissi hanno dimostrato di non funzionare. Anche durante il periodo post seconda guerra mondiale, quello di Bretton Woods, il cambio fisso ha dovuto essere moooolto flessibile per permettere a tutti i fattori di convergere verso la parità. E solo nel secondo decennio hanno funzionato per poi crollare del tutto.

Solo la penicillina continua a funzionare imperterrita, per il resto ci sono più dubbi che certezze. Dell’euro e del cambio fisso si vuole fare una religione, accettazione per fede anche di fronte agli insuccessi greci, alla disoccupazione, alla speculazione che ci massacra, alle aziende che chiudono. Ah già.. ragionamento populista.

Ma volendo esagerare in termini di populismo potremmo anche dire che se avessimo una nostra banca centrale non saremmo costretti a finanziarci sui mercati e poi, diciamocelo, se attiro capitali, cioè se mi prestano soldi dall’estero, non è gratis. Comunque andranno restituiti con gli interessi, comunque è un debito e si, in questo sistema attirare capitali non è una scelta ma una necessità e quindi in questo sistema mi devo indebitare per forza. Qui consiglio direttamente Bagnai per gli approfondimenti.

Secondo Moscovici l’austerità verrebbe con un’uscita dall’euro. Che dire, diventa davvero difficile rispondere a certe affermazioni talmente contrastanti con la realtà. L’austerità è un’invenzione neoliberista che trova la sua massima espressione nell’eurozona. Solo da noi trova ragion d’essere ma togli euro, cambi fissi, bce, autorità europee e Moscovici e potremmo parlare d’altro, magari di crescita e piena occupazione che alle persone potrebbe interessare molto di più.

Il terzo punto di Moscovici e un tema nuovo. Non ne parla mai nessuno, l’inflazione! Lui dice in pratica che se vuoi risolvere il problema stampando moneta allora crei inflazione, si alzano i prezzi e il popolo sta male perché paga di più il pane, la pasta e il caffè al bar. In realtà quando esisteva la scala mobile, cioè semplicemente gli stipendi crescevano insieme all’inflazione, questa per la gente comune era come se non esistesse. E se l’inflazione era al 20% mentre i BTP pagavano il 22% vuol dire che il tasso reale di rifinanziamento era del 2%. Oggi paghiamo sui BTP decennali più del 3%.

Il suo collega Draghi, comunque, ha stampato negli ultimi due anni (più o meno) 2.000 mld per far risalire i prezzi ed uscire dalla deflazione, segno che in fondo stampare moneta, quando serve, non fa male. Siamo in un’economia monetaria, cioè ci scambiamo le cose usando la moneta, se la tieni scarsa stai facendo qualcosa che i populisti fanno fatica a comprendere. Non vuoi farci fare gli scambi? Li vuoi limitare? Quali accidenti è il tuo scopo. Ma poi: dove sono finiti questi 2.000 miliardi? Ah già, sono serviti per le famose speculazioni finanziarie, le banche e i banchieri e del resto non è che l’eurozona debba funzionare per il popolo e i populisti. Ha scopi ben più elevati.

Siamo d’accordo che potremmo essere un nulla anche con la sovranità monetaria. È chiaro che se la riprendiamo e poi la utilizziamo per fare politiche a uso e consumo di Moscovici tanto vale rimanere dove siamo. La sovranità va utilizzata con senso di Stato, intelligenza, visione del futuro, tenendo presente il raggiungimento del benessere di tutti i cittadini non solo dei potenti, finanzieri, banchieri e creatori di prodotti finanziari. Tutti elementi non strettamente necessari al funzionamento della vita reale.

Se si vuole un sistema competitivo a tutti i costi e basato sulle esportazioni, necessariamente si dovrà avere degli importatori che rinuncino a svilupparsi a loro volta. La Germania primeggia in questo gioco potendo contare su un cambio sottovalutato e sulle riforme strutturali del mercato del lavoro (tipo mini job) effettuate con anticipo rispetto al nostro job acts. E poi non rispetta i parametri che impone agli altri. Ma che gioco è? Dobbiamo togliere tutele ai lavoratori, tenere alta la disoccupazione oppure abbassare gli stipendi per competere con i 400 dollari mensili medi che vengono pagati ad un lavoratore cinese? Ma perché non trovare altri sistemi?

Riforme strutturali in questo Paese ha significato sempre fregature e cessioni di benessere da parte della classe operaia e medio borghese. Fino ad adesso noi gente del popolo non ci abbiamo guadagnato niente e quelli nel mondo che hanno cominciato a dire basta hanno votato, a torto o ragione, per Trump, per la Brexit, per il NO al referendum sulle riforme costituzionali italiane e pensano ora di votare Le Pen in Francia.

Se veramente volete l’Europa unita (dei popoli?) allora concentratevi sulla politica e decidiamo quali debbano essere i valori comuni sui quali vogliamo fondarci e, dopo averli trovati, chiamate il popolo a votare per approvarli. Lasciate perdere la moneta, la finanza, le banche, la competizione con la Cina, il pareggio di bilancio e in generale le regole che riflettono solo gli interessi dei fogli di carta (ovvero sempre i bilanci) e concentratevi sulle persone che la mattina si alzano per andare al lavoro e vorrebbero fermarsi al bar per il caffè senza la preoccupazione della quarta settimana, di come comprare le scarpe alla figlia o il ticket di solidarietà (per chi?) per la visita specialistica alla moglie.

Ultima nota: democratizzare l’Europa non significa creare un altro ministro che decide. Per noi populisti democratizzare significa smettere di produrre trattati incomprensibili e incompatibili con le nostre costituzioni, far votare i cittadini sulle questioni che coinvolgono le loro vite, aiutare le aziende locali e frenare le multinazionali, promuovere le piccole banche e connetterle al tessuto sociale dei territori. La democrazia si impara guardando ai Paesi del sud e non alla Germania, a Atene più che a Berlino, sempre che la storia abbia ancora un senso.


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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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