IL QUANTITATIVE EASING CI STA’ LASCIANDO. NE SENTIREMO LA MANCANZA?

Pubblicato da Claudio Pisapia il

La Banca Centrale Europea ha deciso che dal prossimo gennaio 2018 e fino a settembre dello stesso anno acquisterà titoli di stato per 30 miliardi al mese, poi si vedrà.

Cosa potrebbe significare? Vediamo.

Il QE era stato lanciato per far abbassare le spread nell’area euro e l’obiettivo è stato abbastanza centrato, anche se tutto quello che è stato comprato continuare a pesare sui contribuenti in quanto è rimasto debito in pancia alle banche centrali. Cioè queste hanno ricomprato BTP lasciandoli in contabilità e quindi per certi versi è come se non lo avessero fatto.

Lo spread è basso ma siccome niente di strutturale è stato fatto in merito, tipo permettere permanentemente alle BC di monetizzare il debito oppure di mettere in comune i debiti sul mercato come si converrebbe in una unione di stati, non ci si può che aspettare un rialzo appena Draghi lascerà l’incarico, oppure appena si interromperà del tutto il QE. Quando cioè gli Stati saranno di nuovo lasciati al famelico “mercato finanziario” senza difese.

I tassi oggi sono bassi e questo ci permette di avere una bilancia commerciale positiva ma cosa succederà se si alzerà anche il “costo” del denaro? Se ritornassimo ai tempi del cambio dollaro – euro a 1,6? perderemmo tutto il vantaggio accumulato e di conseguenza dovremmo aspettarci un peggioramento anche delle condizioni del lavoro. Infatti la “compressione salariale” e il “consolidamento fiscale” voluti da Monti e colleghi dovrebbe essere amplificato con un cambio valuta del genere (per i distratti: nel nostro sistema ci si può sviluppare solo attraverso le esportazioni, siamo nel mercato globale e dipendenti dai capitali e mercati internazionali. Quindi per essere competitivi bisogna pagare poco il lavoro e produrre di più in modo da abbassare il CLUP – costo del lavoro per unità di prodotto -).

La disoccupazione è rimasta alta, addirittura per l’Italia si prevede una disoccupazione ancora al 10,2 per cento nel 2020 (dati DEF 2017) ed oggi è al 11,7 per cento. Nell’area euro nel 2016 il dato si è fermato al 10 per cento. Lontanissimo dai risultati ottenuti con il QE americano o giapponese.

L’inflazione non ha raggiunto il fatidico target del 2 per cento perché, in fondo, tutti i miliardi emessi sono andati alle banche o comunque per operazioni finanziarie. E anche quelli previsti per le aziende, sono andate a quelle con rating molto alti, non certo a quelle in difficoltà. Ora, per alzare l’inflazione bisognerebbe aumentare la spesa e quindi i lavoratori occupati e quindi anche i salari. Ma questo, forse, sa troppo di discorso keynesiano.

Insomma, non cambierà molto per i cittadini normali anche se cambierà tutto. Questo perché i cambiamenti vengono introdotti un po’ alla volta e conditi da ideologie che le rinnegano (per esempio Renzi ha appena citato il TINA della Thatcher – il giorno dopo che l’avevo citato io e questo mi rammarica – per dire che l’alternativa c’è … ed è lui). E i cambiamenti invocati come rivoluzionari sono il lavoro più precario, le pensioni più basse e i risparmi che svaniscono.

Cosa ci dice l’astronave? Che se sono riusciti a sfornare più di 2.000 miliardi di euro senza che noi cittadini ce ne accorgessimo, senza riuscire a far scendere la disoccupazione a livelli normali o far salire l’inflazione al 2 per cento che chiamarla inflazione si fa fatica … allora c’è speranza per tutti tranne che per noi!


Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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