LETTURA GIORNALI. ECONOMIA DEL POTERE

Pubblicato da Claudio Pisapia il

Innanzitutto, grazie Signor Ministro. Trovo fondamentale che uno dei responsabili della qualità della mia vita e di quella dei miei figli mi informi su quello che succede agli altissimi livelli.

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/01/19/fondi-bei-in-10-anni-100-mld-allitalia_17b456c4-4c45-492d-bb6f-b8b8fd57e77c.html

In merito poi all’informazione fornita scelgo di riflettere un attimo e le domande che mi pongo sono le seguenti:

  • Che cos’è la BEI?
  • Da dove prende i soldi per prestarli all’Italia?
  • È un debito da restituire?
  • Si poteva fare diversamente?

Non entro invece nel merito di come siano stati spesi questi soldi e se il moltiplicatore usato dal Ministro sia corretto o gonfiato e se c’è qualcuno che abbia guadagnato di più da queste operazioni.

Per la prima domanda rimando a wikipedia, giusto per dire che non sono informazioni riservate e a cui tutti possono arrivare.

  • Wiki ci dice che di questa Banca siamo soci al 16%, il motivo per cui vengono erogati i prestiti e che quel prestito che diventa un investimento per il Paese ricevente è un investimento per la Banca stessa perché i soldi prestati li rivuole indietro con interesse, ovviamente. Poi, che il capitale sottoscritto dagli Stati membri al 1° maggio 2004 era pari a 163,6 miliardi di euro, di conseguenza dovremmo avere dentro il caveau della BEI 26,176 miliardi di euro (cioè proprio nostri).
  • Il capitale sottoscritto, causa Brexit, dovrà essere quota parte integrato di circa 39 miliardi. Quindi dovremo mettere altri soldi nel caveau della BEI.
  • I prestiti vanno anche alle aziende italiane per cui l’Italia fa da garante, e i prestiti vanno anche fuori dalla UE. Di conseguenza se per esempio la BEI si trova 500 miliardi di crediti a rischi (http://rivista.eurojus.it/la-bei-la-brexit-e-litalia/ ), noi rischiamo di dover rimetterci il 16% + quota brexit per rimettere le cose a posto.

Quindi i soldi della BEI provengono dalle quote degli azionisti e dagli incassi dei prestiti, a volte a volte va bene a volte va male. Un sistema che conosciamo benissimo perché così funzionano le banche (private), solo che se siamo azionisti di questa … il più delle volte lo sappiamo e magari abbiamo scelto di esserlo.

Mi verrebbe da dire che la BEI ci presta i nostri soldi, che spendiamo quello che ci siamo guadagnati assumendoci un rischio di prestito non solo nei confronti dell’Italia ma anche della UE e, perché no, di tutto il mondo.

  • È sicuramente un debito da restituire, la BEI non persegue scopi di lucro ma non regala niente quindi bisogna restituire, anzi lo abbiamo garantito come Paese sottoscrivendo delle quote. Non abbiamo fatto altro che creare una Banca privata assumendoci i rischi di prestiti che qualche consiglio di amministrazione deciderà di erogare. (Pur non trattandosi di un finanziamento agevolato, il tasso di interesse caratterizzante i prestiti BEI – che può essere fisso o variabile – è normalmente interessante, dal momento che la BEI, godendo di un rating elevato, raccoglie denaro alle migliori condizioni di mercato e lo presta di conseguenza agli intermediari finanziari (che applicheranno un loro spread all’operazione) ad un tasso favorevole. Le condizioni di prestito (durata, garanzie, preammortamento, ecc.) sono determinate, per i c.d. “prestiti globali” (v. sotto), dall’intermediario finanziario. I prestiti BEI vengono generalmente erogati in Euro o nelle valute che saranno concordate)

Si può sempre fare diversamente! Qualsiasi scelta attuata dai nostri governanti è una scelta politica, non esistono scelte obbligate se non dagli interessi di chi le prende. Se l’interesse che si vuole tutelare è “il cittadino” si prenderebbero altre strade.

  • Perché la BCE eroga miliardi per comprare inutili titoli di stato (economicamente parlando) e non li dà direttamente alle aziende dell’UE che dovrebbe rappresentare?
  • Perché non creare con questi soldi un conto corrente intestato agli Stati con i quali perseguire le politiche che ogni Stato ritiene necessaria per lo sviluppo del proprio Paese?
  • Perché bisogna ricreare in ogni istituzione sovranazionale ed europea il classico schema neoliberista che prevede la non ingerenza degli Stati e il controllo dell’economia da parte dei privati, visto che questi poi perseguono i propri interessi e non quelli collettivi?
  • Perché non possiamo avere, molto più semplicemente, un organismo interno che si occupi degli investimenti delle PMI?

Non solo si poteva fare diversamente ma si poteva fare meglio, secondo me. Si poteva prestare attenzione a quello che serve ai cittadini, alle aziende e alle famiglie, e magari si potrebbe anche essere un pò più obiettivi e pensare all’interesse generale.

 

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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