CAMPAGNA ELETTORALE. CRESCE L’ATTESA PER LA “POLITICA”.

Pubblicato da Claudio Pisapia il

L’argomento “principe” della campagna elettorale non poteva che essere Lei! e giù “i punti”: meno tasse, più pensioni, più stipendi. Improvvisamente tutto è possibile, oppure fattibile ma, oddddiooo … e i soldi? le coperture? l’Europa lo permetterà? e non dimentichiamo l’austerità … espansiva ovviamente.

La Politica Economica non esiste in quanto tale, come fenomeno avulso dalla vita sociale o da altre forme di condizionamento. È una conseguenza della volontà di fare qualcosa in un determinato modo piuttosto che in un altro e a seconda di come viene attuata da dei risultati piuttosto che altri, può favorire pochi o molti, una categoria piuttosto che un’altra, una classe sociale piuttosto che un’altra.

Alla base di una Politica Economica vi è sempre (anche se non ve lo dicono) una Teoria Economica e a meno di invenzioni dell’ultima ora le Teorie Economiche le troviamo su internet, sui libri o in biblioteca. Ognuna ha caratterizzato o influenzato le politiche economiche di qualche periodo storico, ha dato dei risultati buoni, cattivi o parziali. In ogni caso, e se qualcosa è già successo, ha lasciato delle tracce ma nessuno ce le mostrerà perché far conoscere veramente le cose a tutti è sempre stato troppo democratico e quindi fa perdere potere (se io so di più … uso più facilmente e a mio comodo l’informazione. Del resto la condivisione non è un obbligo del privato cittadino.) e questo vale per l’idraulico come per l’economista come per il politico di turno.

Siamo a due mesi da una consultazione elettorale, sarebbe bello che coloro che si stanno presentando come futuri e possibili Primi Ministri ci parlassero di Politica piuttosto che di Economia o anche di Sicurezza o anche di Previdenza Sociale. Qualsiasi promessa o proposta dovrebbe essere prima di tutto Politica, anche prima che sostenibile o attuabile, perché la Teoria viene sempre prima della Pratica e quando si fa un progetto su carta si parte da un punto, una base per arrivare ad un altro punto, al risultato. Nel mezzo dobbiamo decidere se lasciare cadaveri e quanti, se abbandonare categorie sociali, come distribuire la ricchezza, se aumentare la tensione sociale, quanto limare la democrazia e la partecipazione, la sovranità individuale e la vita vera.

La Politica, ad esempio, non dovrebbe tralasciare di dire alle persone cosa stanno “macchinando” nel frattempo in Europa dove un ennesimo asse franco-tedesco composto da 14 economisti proprio in questo periodo sta discutendo un paper di 33 pagine (per alcune riflessioni sull’argomento consulta gecofe) che vuole limitare l’ammontare dei debiti sovrani che le banche possono detenere nei loro bilanci. Quanto è grave? Nel 2015 le banche italiane detenevano 455 miliardi di BTP (fonte: qui). Giudicate voi, potrebbe significare l’abbandono definitivo di qualsivoglia politica autonoma, almeno di quelle briciole di autonomia ancora rimaste.

Immaginate se le banche dovessero essere costrette a disfarsene … paura eh! Lo so non è molto educato parlare di queste cose.

Il punto comunque è che l’Europa vuole sempre di più che il debito degli Stati dipenda dai mercati, non sia protetto né direttamente né indirettamente e, di conseguenza, poiché chi controlla il debito ha il vero potere e può determinare vita e morte degli Stati stessi (e di chi ci abita dentro), sarebbe il caso che la Politica se ne occupasse “persino” prima degli immigrati clandestini.

Lasciare indifesi gli Stati, non permettere a questi di controllare il debito pubblico e consegnare le chiavi del potere ai fantomatici mercati (la mano invisibile di Smith) significare attuare una Teoria Economica che risale alla fine del 1700 e ha infestato il 1800. Il Liberismo che poi rinasce negli anni ’80 come neo liberismo. E’ una teoria che si sviluppa in un contesto dove i bambini erano impiegati nelle fabbriche e nelle miniere. I lavoratori non avevano diritti e la loro vita media era di 35 anni. Vogliamo ancora avere a che fare con questa roba? Quali sono i politici che propongono o hanno già messo in atto politiche che si rifanno a tali teorie ottocentesche? … nei prossimi post

In Italia (quella di Garibaldi, Cavour e i vari Umberto e Vittorio Emanuele di cui siamo figli illegittimi) il problema non è mai stato di capacità personali quanto proprio di indirizzo politico, presenza statale, comunità di intenti. La politica non ha mai fatto bene il suo lavoro e ci ha abituato ai soprusi, a fare da soli tanto che sembra oramai normale che le aziende vengano abbandonate a se stesse, che si debba emigrare per lavorare, che in uno dei Paesi più sviluppati del mondo si debba convivere con i rifiuti tossici e che tra una zona e l’altra della stessa nazione ci siano 8 anni di differenza nell’aspettativa di vita media. Questi sono i frutti avvelenati della politica che non fa Politica e distrae la gente con gli slogan che non spiegano le proposte da dove partono e come si vuole arrivare al punto.

Oggi coi postumi di una delle più gravi crisi finanziarie della storia, dopo cinque anni di una legislatura dichiarata incostituzionale dall’apposita Corte, cancellazioni di diritti dei lavoratori, inclusione nel sistema prima e cancellazione poi dei sindacati, Stati celatamente commissariati ridotti a controllori dei conti, fiumi che straripano e terremoti che lasciano macerie per decenni senza che si possa ricostruire, nascite ridotte al lumicino, giovani che espatriano per fare i camerieri in Germania a 800 euro al mese. Oggi dove l’eroe è chi ce la fa inventando l’app del momento o Marchionne che paga le tasse in Svizzera invece di dare Politica al popolo, si osa discutere di Flat Tax, una tassa liberista e che favorisce il grande capitale con mancetta ai ceti più bassi e si parla di rimandare a casa i nigeriani facendo credere alle menti più semplici (tante) che questo sia la chiave per dare più sicurezza alle città.

I candidati passano da una trasmissione all’altra, da un’intervista all’altra ma sfugge la Politica, essi sfuggono dal ragionamento politico e filosofico che dovrebbe sottendere e dare un senso alle loro proposte. Perché voglio favorire i ricchi? Perché credo che la teoria liberista sia la migliore e che quindi penso che dando di più ai ricchi alla fine qualche briciola arriverà anche ai poveri. Non tanto, non troppo. Quanto basta per la sopravvivenza, per farli stare tranquilli, per fargli comprare i prodotti che i ricchi produrranno.

Non ci dovrebbero interessare le proposte e le promesse in sé quanto il loro senso nel nostro Paese, nel nostro Mondo e nella nostra Società. Quale è il loro fondamento teorico, che Politica è quella che raccontano e non una semplice lista di punti.

Questo Paese ha bisogno di aria persino più che di economisti che comprendano come funziona la moneta e le banche centrali. Perché se è vero che abbiamo bisogno di chiudere l’esperienza eurozona è anche vero che abbiamo bisogno di riprendere il discorso sulla democrazia, sui valori, sul senso della nostra vita e degli alberi e delle piante e persino dei fiori e del sole al mattino.


Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

2 commenti

claudio Zanasi · 27 Gennaio 2018 alle 20:29

Un progetto politico è proprio di un uomo libero, di una classe dirigente libera, di uno Stato libero e Sovrano. Questi delinquenti ci hanno ridotto allo stato di colonia (non il profumo…)

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