CAMPAGNA ELETTORALE. IL DEFICIT E IL TETTO DEL 3%

Pubblicato da Claudio Pisapia il

Parliamo di deficit e  quindi di regole europee e dei Paesi che non le rispettano. In particolare lo faccio per “rispondere” a Massimo Giannini di Repubblica che ha contestato sia Salvini che Di Maio in merito alla loro affermazione sul persistente sforamento del tetto del deficit da parte della Francia (come a dire: anche di fronte all’evidenza i cattivi dobbiamo per forza essere noi). La precisazione quindi non serve al resto degli italiani che sanno, serve solo a lui che fa informazione e quindi non lo sa! “Carissimo, stai sbagliando”

Puntualizziamo che anche la Germania, sebbene rispetti questo parametro, ne infrange altri. Ha infatti un surplus eccessivo di bilancio delle partite correnti (irregolare secondo i trattati ma anche perché approfitta di un cambio alterato) che gli fornisce moneta fresca senza bisogno di deficit e usufruisce di maggior possibilità di credito per le sue aziende grazie ad un sistema di banche semi-pubblico.

Il deficit

La Spagna ha fatto deficit altissimi (per l’eurozona) ma ha visto crescere PIL e diminuire la disoccupazione (anche se la sua crescita è solo presunta e la disoccupazione si mantiene altissima – insomma stiamo al gioco delle statistiche giornalistiche). La Francia si è mantenuta dal 2008 tra il 5 e il 4%. La Gran Bretagna ha esagerato tenendosi su una media del 6-7% e hanno sforato l’Olanda, l’Austria e la Finlandia quando ne hanno avuto bisogno (il deficit non è una cosa che si programma, lo fai se l’economia del momento lo richiede). E poi tanti altri come si vede nella tabella di seguito. Il fatto sconvolgente è che non ho trovato dati relativi ai bombardamenti punitivi da parte dell’Unione Europea.

Nel 2016 si nota un parziale riallineamento sui parametri di Bruxelles. Restano fuori la Spagna e … la Francia.

Sempre nel 2016 e a fini statistici gli USA fanno -4,9% e il Giappone -3,5% (dati OECD.ORG).

E cosa succede a chi sfora?

Ma cosa succede, o meglio dovrebbe succedere, a chi sfora questo mitico 3%? A leggere i giornali e ascoltare i politici ai talk show sembrerebbe davvero si rischierebbero catastrofi inenarrabili. In realtà il Patto di Stabilità e Crescita prevede una procedura abbastanza lunga di accertamento e constatazione degli addebiti nonché abbuoni in caso il Paese incriminato dimostri di star facendo degli sforzi per correggere il disavanzo eccessivo. Una multa che può arrivare allo 0,5% del PIL ma che prevede l’apertura di un deposito fruttifero dello 0,2% del PIL che poi può essere bloccato a favore dell’Unione Europea.

In soldoni, se uno Stato verifica che al suo interno vi è un’urgente bisogno di aumentare l’occupazione, aiutare le proprie aziende, migliorare gli investimenti per far ripartire l’economia e decide di spendere di più di quello che guadagna (del resto come altro potrebbe fare?), deve fare un deficit superiore al 3%. La Gran Bretagna lo faceva del 7%, la Francia del 5%, la Spagna a seconda dell’anno e dei risultati che voleva ottenere, noi?

Se noi decidessimo di farlo del 6% significherebbe che avremmo la possibilità di spendere circa 40-45 miliardi di euro  rischiando di doverne pagare in multe dai 1,5 ai 3 miliardi. Con 40 miliardi si potrebbero avviare un po’ di lavori pubblici seri e si potrebbe davvero far ripartire l’economia italiana e per la multa potremmo fare come gli altri Paesi ovvero dimostrare che vogliamo rientrare dal deficit eccessivo dopo aver riavviato la ripresa e dall’anno successivo scendere al 5 e poi al 4 e infine tornare al 3%.

L’opposizione a questa manovra potrebbe essere che facendo maggiore deficit potrebbe aumentare il debito pubblico, cosa che effettivamente succederebbe nell’immediato, ma il rapporto sarebbe poi mitigato dalla conseguente ed ovvia crescita del PIL. In ogni caso ricordiamoci sempre che fino a termine QE i Titoli di Stato continueranno ad essere comprati da BCE e Banca d’Italia per accordi presi con tutti gli Stati attraverso le operazioni di Quantitative Easing. La quota italiana è stata di circa 80 miliardi all’anno, poi 60 e adesso dovrebbe essere 30, e poiché quando una Banca Centrale ricompra il suo debito equivale a farlo sparire (la Gran Bretagna ne ha fatto “sparire” in questo modo dal 2008 circa 300 miliardi) aspettiamo con fiducia che il nostro debito possa diminuire per effetto del cosiddetto  “consolidamento” quando ci sarà un’Amministrazione più consapevole (in questo campo sicuramente Bagnai e Borghi ne sanno).

Consolidamento banca di Inghilterra, fonte Giovanni Zibordi

e nel 2017?

Non ci sono ancora i dati definitivi per anno. Prendendoli però per “quarterly data” dal sito di Eurostat abbiamo i seguenti valori Q1 -6,6%; Q2 -1,7% e Q3 -4,1% che sono molto simili ai primi tre dati in quarti del 2016 dove poi la Francia ha realizzato un deficit annuo del 3,4%.

In ogni caso, quanto denaro ha potuto spendere più di noi in questi anni di continuo deficit la Francia? Anche qui, potremmo passare dai conticini da oste di periferia, guardare in faccia alla realtà, smetterla di confondere i cittadini su un parametro di cui ride anche l’inventore e capire di cosa abbiamo bisogno subito e passare alla Politica?

Guy Abeille a Presa Diretta

 

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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