FERRARA ALLA RICERCA DELLA POLITICA – SIAMO ALLE ELEZIONI DEL 2019

Pubblicato da Claudio Pisapia il

inviato come lettera al direttore estense.com qui per i commenti

La politica sta morendo, non perché non serva, non perché i cittadini non ne abbiano bisogno, anzi. La politica dovrebbe essere il faro delle crisi sia economiche sia, soprattutto, sociali. Dovrebbe indicare non solo le soluzioni ma anche il metodo per le decisioni attraverso le discussioni, l’ascolto e il coinvolgimento delle Istituzioni alle istanze che il popolo eleva a bisogno.

La politica sta morendo per mano di quei politici che hanno perso la capacità e la voglia di essere invischiati nelle beghe di quartiere, nelle contese territoriali, nell’isteria quotidiana, nella corsa dal supermercato alla palestra dove attendono di essere ripresi i figli, nella semplicità di prendere un treno senza dover essere protetti da militari in assetto di guerra o di lasciare un figlio a scuola tra mura solide e certificate, nella voglia di parcheggiare un’auto senza dover essere costretto a pagare il parcheggio sia al Comune che all’immigrazione.

La politica manca perché il cittadino è costretto a scegliere se tendere la mano o meno all’uomo che sta annegando nel mediterraneo mentre vorrebbe scegliere tra aiutare le persone che soffrono a casa loro oppure a casa nostra, se applicare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani oppure fregarsene, se continuare sulla strada della globalizzazione oppure su quella dei diritti umani.

Il cittadino vorrebbe comprendere se lo spread è davvero il metro di misurazione dei bisogni dell’essere umano oppure la misura dei guadagni degli speculatori, se le agenzie di rating fanno gli interessi dei risparmiatori come li intendiamo noi, ultimi nella scala dei valori, oppure fanno gli interessi della Black Rock e dei fondi di investimento multimiliardari americani ed europei.

La politica oggi boccheggia nelle mani di partiti come il PD che insiste nella politica propria del capitalismo dell’hic et nunc, quella che bada al momento senza visione del futuro e a cui tutto è precluso, persino la salute e la crescita della Nazione, per i vincoli che essa stessa si è posta. La politica senza visione e coraggio fatta nei suoi anni di governo a rincorrere gli incentivi e le mancette elettorali lasciando il popolino al punto di partenza mentre l’1% della popolazione era in possesso del 25% della ricchezza nazionale italiana o 7 miliardari possedevano una ricchezza superiore al 30% dei più poveri. E, ovviamente, mentre i poveri in Italia triplicavano.

Il PD ferrarese non si discosta dall’idea nazionale di sinistra. E la resa della Politica si ritrova anche nella sua ricerca del nominativo da lanciare nella contesa elettorale.

Dalla Bignardi, noto volto televisivo utile per rincorrere il voto dei distratti dalla TV (che sono tanti) fino a Bernabei, nome sicuramente in grado di recuperare i delusi per la poca attenzione alla sicurezza e riguadagnare voti persi a favore del centro destra.

Nomi e scelte che dimostrano una resa dal punto di vista politico ma una tenacia che ricorda il piglio con cui Martina gira l’Italia incurante dei fischi e delle proteste collezionate un po’ ovunque, dai funerali di Genova fino alle feste dell’Unità.

Non bisogna preoccuparsi di estirpare, o semplicemente capire, i mali dell’Africa ma limitarsi ad offrire il soccorso nel Mediterraneo, non mettere in sicurezza strade e ponti prima dei disastri ma risparmiare per intervenire dopo, non avere un piano B per l’euro ma lasciarsi condurre dagli eventi perché avere un piano in Italia è diventato reato (dopo Mattei sono finiti i piani industriali e dopo Moro quelli politici), non preoccuparsi di creare lavoro ma affidare il livello del tasso di disoccupazione alla sua compatibilità con l’inflazione, non stipendi stabili e decenti perché il loro livello e la loro stabilità servono per compensare i disastri del cambio fisso. E non bisogna difendere le piccole banche territoriali, quelle che tengono il risparmio delle famiglie e che dovrebbero fare credito agli imprenditori locali, incredibilmente, questo, in un Paese dove la piccola e la micro impresa rappresentano più del 90% (in Emilia Romagna il 93% di aziende ha meno di 10 addetti, la percentuale del totale delle aziende con meno di 50 addetti al 2017 è il 99,2%).

Invece, e indiscutibilmente, il PD si occupa di grandi banche, di globalizzazione e di finanza come se la missione fosse cancellare tutta la storia di successo italiano, la manifattura, la piccola impresa, l’agricoltura, il turismo e dovessimo invece dedicarci tutti all’innovazione tecnologia, alle app e al futuro, cose degnissime di considerazione ovviamente, ma senza passaggi intermedi, comprensione dei sistemi, tutele dei consumatori e dei cittadini, salvaguardia delle tradizioni e delle culture. Senza guardare al contesto, senza un piano decente che includa il benessere e la volontà di 60 milioni di cittadini e non solo di qualche percentuale da dita delle mani. L’hic et nunc del capitalismo più sfrenato non ha tempo per la discussione, per la condivisione e tanto meno per i limiti delle Costituzioni, vero intralcio al futurismo finanziario.

La politica della classe dirigente è stata l’inverso della politica di cui avevano bisogno questo Paese e gli italiani. E oggi è evidente che il PD locale non può reintrodurre il dibattito perché a livello nazionale non c’è spazio per un cambiamento.

Martina, Renzi, Serracchiani, Migliore e gli altri continuano imperterriti nei loro ragionamenti che si allontanano sempre di più dalla politica di cui abbiamo bisogno. Ma non si può difendere Atlantia e i Benetton perché questo significa difendere le leggi del mercato che hanno decretato la caduta del ponte di Genova, non si può urlare allo spread perché è la difesa dei mercati che decretarono la fine dell’ultimo barlume di democrazia (il voto popolare) nel 2011, non si può rifiutare un Governo solo perché non lo hai votato e far esplodere il rancore invece di ricostruire un’opposizione degna di questo nome partendo dagli errori commessi.

Bisogna avere la capacità di andare oltre la ricerca del leader (come giustamente ha sottolineato il direttore di estense.com Marco Zavagli) e calarsi nel dibattito, andare ai fondamentali, cercare cosa manca al Paese o alla Regione e persino al Comune e, un particolare appello per la sinistra, non pensare di risolvere i problemi cercando un leader ma ricercando la Politica e ribadendo la sua supremazia.

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Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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