IN MEMORIA DEL POPOLO

Pubblicato da Claudio Pisapia il

È scritto nella Costituzione all’art. 53 “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”, quindi come siamo arrivati alla flat tax?

Certo tutti sono pronti a giurare che deduzioni e detrazioni potranno tenere il sistema in equilibrio tra ricchi e poveri, tra operai e industriali, tra chi ha poco e chi ha tanto, ma a me sembra solo divertente e sono sicuro che qualcosa che non funziona deve per forza esserci, visto che nel mondo siamo passati dalle 61 persone che nel 2016 detenevano una ricchezza uguale a quella di 3,8 miliardi di persone, cioè la metà più povera della popolazione mondiale, alle attuali 26 persone che detengono la stessa ricchezza. In Italia il 5% più ricco possedeva, sempre nel 2018, la ricchezza posseduta dal 90% più povero.

Una piramide della ricchezza sempre più verticistica e sempre più aiutata in quest’impresa dalla classe politica miope e complice, forse cosciente della sofferenza umana ma incapace di immaginare soluzioni e persa tra facebook, frasi ad effetto e video virali. Riflesso della società moderna, che si adegua alle folle inconsapevoli, ai movimenti di opinione e ai manifesti dell’inutilità, quelli molto attenti a che non cambi nulla concedendo magari qualche brioche, un abbraccio rigorosamente alternativo e un discorso green mentre si privatizza la sanità dicendo di volerla pubblica.

La lotta all’aliquota favorevole ai redditi bassi è come la caccia alla volpe dei reali inglesi. I redditi bassi sono la volpe che perde, mentre i reali vincono sempre ma con tutta quella sontuosità e quei bei vestiti e le trombe che suonano la carica, alla fine sembra tutto così bello.

Del resto, il reddito basso è il popolo che in realtà non esiste più, quindi è diventato eticamente accettabile smettere di difenderlo, e poi nessuno sente il bisogno di identificarsi in esso. E’ oltremodo svilente, molto più attrattiva l’aliquota che ti introduce al mondo globale, moderno, efficiente, quello che unisce i cinesi (non affetti da corona virus) agli americani (intenti ad aumentare la spesa militare e a bombardare la Siria), i turchi (proiettati alla superiorità tattica nel mediterraneo che fu nostrum) ai russi (che ancora combattono gli imperi talassocratici).

E non esiste più il popolo europeo, che una volta era caratterizzato dal limes romano, poi dall’opposizione ai mussulmani e dall’identità cristiana del fiero popolo franco post-barbaro, ma anche dal Rinascimento, dall’epoca dei “lumi” e dalla Rivoluzione francese. Non esiste nemmeno il popolo italiano, non si è unito con il Risorgimento né con la Repubblica, si è conosciuto sul Piave ed è stato eroico fin nelle steppe sovietiche nel ’41, dove ha contrapposto la cavalleria ai carri armati e le sue truppe sono avanzate a piedi mentre nelle retrovie qualcuno vendeva al mercato nero gli anfibi. Mio padre classe 1920, bersagliere dal 1938 al 1945 (per il resto della vita contadino ed operaio “non scolarizzato”), diceva che la guerra era stata persa perché le truppe erano rimaste senza benzina. Anche quella, infatti, si vendeva al mercato nero insieme agli scarponi ma la guerra si era persa anche perché “persino l’ultimo dei graduati si comportava come il primo degli ufficiali”. Insomma, la caccia al privilegio e al passettino verso l’alto, un po’ di carne in più nella gamella contava più delle vesciche sofferenti dei commilitoni nel fango delle trincee.

Il popolo italiano a volte ha dei picchi di ardore o di dignità, poi scompare, non esiste, e quindi se non c’è non ha nemmeno bisogno di essere difeso. Alle mense dei poveri non c’è il popolo ma un po’ di disperati senza risorse, i numeri della disoccupazione non parlano di una parte di popolo che non potrà portare il pane a casa ma di persone in cerca di lavoro che rifiuta i lavori che invece lo stesso numero di migranti è ben contento di fare. E la spesa pensionistica ringrazia queste persone che vengono da lontano per sopperire alle colpe di quella parte del popolo italiano che non vuole farlo. E i numeri si equivalgono, un paio di milioni di persone che preferisce essere disoccupata e non partecipare al supporto della spesa pensionistica e un paio di milioni di stranieri che vogliono farlo. Mistero? No, la risposta è dentro di noi ma abbiamo appena vomitato la sardina avariata e quindi non la vediamo.

La verità è che la disuguaglianza è necessaria, altrimenti non ci sarebbero i ricchi e i poveri. E ci piace, altrimenti non ci sarebbero politici a parlare della necessità del green e dell’importanza di assicurare solidarietà ai migranti, eguaglianza di genere, LGBT. Tutto dannatamente importante e quindi Dio ci ha regalato i politici ma non gli dato la facoltà di comprendere le esigenze del popolo e quindi sono giustificati. E il popolo, che non esiste, li giustifica attraverso i suoi intellettuali, i nuovi buffoni di corte che li aiutano nel loro processo di accettazione di stipendi sempre più bassi e meno diritti, del resto c’è la Cina che fa paura e bisogna esportare sempre di più.

Nel 1973 si introducevano 32 aliquote il che dava un senso all’art. 53 della Costituzione, voleva dire che ad ogni livello di reddito corrispondeva un livello di contributo al tessuto sociale, poi ci si è accorti della sciocchezza e già nel 1982 erano diventate 9 ma non bastava e nel 1998 si passò a 5. Contemporaneamente si eliminavano le difese o conquiste dei lavoratori con l’attenuazione prima e l’abolizione poi della “scala mobile” addirittura con un referendum in cui si convinse il popolo, che non esiste più, a votare contro se stesso, un capolavoro. E poi si regalò alla finanza e ai “grandi gruppi” il divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro nel 1981, di fatto regalandogli in dieci anni migliaia di miliardi in interessi. E per finire, dopo irpef, IVA e interessi, si iniziò la stagione delle privatizzazioni, ovvero vendite forzate di gioielli di Stato.

Ora qualcuno dirà, c’era la corruzione. Beh quella c’è ancora e forse continuerà ad esserci visto che in assenza di popolo lo Stato si regge sull’assenza dei politici e di classe dirigente. In ogni caso la corruzione non sarebbe riuscita a far cumulare 3.000 miliardi di interessi regalati all’altare del libero mercato e questo è un calcolo matematico.

Ma anche 5 aliquote evidentemente per qualcuno sono troppe, si pensa a 3 altri o alla flat tax. Perché le disuguaglianze che si creano con la tassazione sono solo nella mente malata di pochi soggetti eversivi che non comprendono che siamo tutti nella stessa barca. La signora che passa lo straccio per i suoi 500 euro mensili è nella stessa barca del presidente e della vice presidente della Regione Emilia – Romagna che stanno lavorando per lei, per alzare il suo stipendio, assicurarle tutta l’assistenza sanitaria del caso e aiutarla a mettere da parte dei soldi per la sua pensione, quando a 70 anni sarà troppo stanca per tirare il secchio. Nel frattempo e subito più verde e meno auto inquinanti, più in là trasporti e libri gratis per i figli fino all’Università. Perché tutti devono avere gli stessi diritti, il problema è definire chi sono questi “tutti”. Intanto occupiamoci delle particelle di monossido presenti nei cavoli a punta curva mentre organizziamo una piazza contro le parolacce e un video virale sull’ultima scritta sul muro di casa della signora Cesira che sembra proprio una svastica. A proposito, sappiamo tutti cos’è una svastica e magari anche cosa succede sulla “rotta balcanica”, quanti campi profughi ci sono e dove siano e quanti bambini vi siano costretti? Soprattutto quanto sta facendo la democratica e inclusiva Europa non fascista per aiutare qualcuno da quelle parti? Ah, mi ero distratto, c’è persino la commissione parlamentare sull’odio.

Ma non è giusto parlare di Europa in questo modo, meglio il discorso green e le zucchine. Magari parlare della pace nel mondo senza toccare il tasso di crescita dell’Africa dopo l’applicazione nel mondo delle teorie neoliberiste.

La disuguaglianza magari parte anche dalle tasse, se paghiamo tutti la stessa aliquota non siamo tutti più ricchi. Qualcuno è più ricco e qualcuno rimane povero, ed è lo stesso se le aliquote sono 3 oppure 5 mentre si privatizza la sanità con l’arma dell’inefficienza e l’esaltazione del libero mercato, della concorrenza e della competizione nelle scuole elementari e medie. Che strano su questo argomento sono d’accordo tutti fingendo di combattersi all’ultimo sangue, dobbiamo scegliere tra la flat tax di destra e le tre aliquote di sinistra ignorando le altre 29 degli anni ’70. Dobbiamo combattere l’inflazione anche se non c’è e tenere i salari bassi per non farla salire. La sinistra vuole l’autonomia ma è diversa dall’autonomia che vuole la destra, quindi c’è un’autonomia regionale di destra e una di sinistra, poi c’è tutto un mondo di soluzioni che però non ci devono interessare.

E poi la sinistra deve difendere l’euro che oramai difende anche la destra perché altrimenti sei un divergent cioè uno pericoloso per la tenuta del sistema, quel sistema senza popolo, nazioni e politici che tanto piace alle nuove generazioni supportate sempre dagli intellettuali. La dove non arriva la tassazione arriva la moneta unica, imponendo deflazione salariale e distruggendo le buste paga, un po’ come il Mr Wolf di Pulp Fiction.

E allora cosa servirebbe per salvare questo mondo? Qualcuno dall’Università di Oxford ha proposto addirittura l’estinzione del genere umano, forse basterebbe semplicemente che il popolo tornasse in vita.


Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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