STA SUCCEDENDO COME NEL 2008. SI APRONO I PORTAFOGLI DI STATI E ISTITUZIONI. MA DOVE PRENDONO I SOLDI?

Pubblicato da Claudio Pisapia il

Sta quindi succedendo. Si stanno rompendo tutti i limiti di spesa, dopo i primi tentennamenti (vedi il primo discorso di Christine Lagarde) le istituzioni europee correggono il tiro (qui la stessa Lagarde e qui la von der Leyen). La Banca Mondiale annuncia 12 miliardi per far fronte alla pandemia,  il FMI stanzia 50 miliardi  e anche gli stati annunciano l’apertura dei portafogli. L’Italia per 25 miliardi con un deficit che arriva al 2,7% (il 2019 si era chiuso all’1,6% quindi sotto il previsto 2,04%),  gli USA 50 miliardi, la Germania addirittura 550 miliardi e vari altri interventi che comunque si aggiornano giorno per giorno.

Dopo la crisi del 2008 per risollevare l’economia e la crisi di liquidità furono messi in campo molti interventi, in particolare dagli USA mentre l’Europa chiusa tra le sue regole ferree di salvaguardia dei bilanci stava a guardare, di cui riporto alcuni pezzi che si possono leggere nella loro interezza qui ” Il cosiddetto Tarp (Troubled asset relief program) prevedeva un programma di interventi statali in più fasi nel cuore dell’economia Usa, ponendo fine al modello economico della deregulation reganiana impiegato negli Stati Uniti durante gli anni seguiti alla caduta del muro di Berlino e alla fine della Guerra Fredda. Gli ingenti piani di nazionalizzazione e di intervento nel sistema economico americano ponevano fine a un’epoca in cui l’amministrazione americana, soprattutto negli anni novanta (presidenza Clinton), aveva esercitato pressioni sulle banche semipubbliche perché concedessero più credito ai ceti meno abbienti, alimentando le speranze dell’”american dream” e in una sostanziale continuità con le politiche della destra repubblicana, sulla scia del reaganismo.

Il piano di intervento, che all’inizio prevedeva una soglia nominale massima non superiore ai 700 miliardi di dollari, complessivamente ammontò a 7.700 miliardi di dollari. Tale quantitativo di liquidità venne immesso sul mercato bancario a tassi vicino alla zero dalla Federal Reserve, a sostegno delle banche non solo americane, ma anche europee (come Royal Bank of Scotland e UBS) durante il biennio di crisi 2007-2009. Istituti come Bear Stearns, quasi fallita, (acquisita da J.P. Morgan Chase), Freddie Mac e Fannie Mae (queste ultime poste sotto il controllo governativo tramite la neonata Federal Housing Finance Agency), Merrill Lynch (assorbita da Bank of America), AIG (società nazionalizzata per l’80% degli attivi e sostenuta con un prestito di 85 miliardi di dollari), Morgan Stanley, Citigroup, State Street e Wells Fargo giovarono dell’intervento del Tesoro americano e della Fed oppure vennero acquisite da altri gruppi bancari americani di maggiori proporzioni (Goldman Sachs, J.P. Morgan Chase, Bank of America), costituendo in questo modo forti posizioni di monopolio.

I 600 miliardi di asset tossici posseduti da Fannie Mae e Freddie Mac vennero acquisiti dalla Federal Reserve, impedendo il fallimento delle due banche. La decisione della Fed arrivò dopo un altro intervento in favore di Citigroup, beneficiaria dal dipartimento del Tesoro e dalla Federal Deposit Insurance Corporation (l’equivalente della Cassa Depositi e Prestiti) di garanzie per 306 miliardi di dollari, legate ad asset correlati al mercato immobiliare. Aig, allora la più grande compagnia assicurativa del mondo, già colpita dal giudizio negativo delle agenzie di rating, subì fortissime perdite economiche a causa della caduta del settore immobiliare e cadde in crisi di liquidità. Il 17 settembre 2008, il Federal Reserve System mise in atto una linea di credito, legata anche all’intervento di investitori privati, del valore 85 miliardi di dollari in favore di Aig in cambio di una quota del 79,9% del capitale della compagnia, realizzando il più importante salvataggio di una compagnia privata nella storia degli Stati Uniti. Il 9 ottobre 2008 la Fed attivò un ulteriore prestito da 37,8 miliardi di dollari in favore della compagnia.

Spuntarono dal nulla tanti soldi perchè il sistema stava crollando sotto i colpi del liberismo, come ora sta crollando sotto l’influenza da coronavirus. E il governatore della FED specificò che non erano soldi presi dalle tasse, quindi dei cittadini, ma soldi ottenuti spingendo dei tasti (tecnicamente aumentando le riserve delle banche)

Io come tanti ne abbiamo parlato tante volte e nel blog è possibile trovare tante tracce di questo, spendere in Europa come negli USA è una decisione politica, non ci sono problemi o miniere da scavare per trovare oro

Ed è per questo che “La cifra indicativa di oltre 550 miliardi di euro è stata fatta dal ministro dell’Economia, Peter Altmaier, secondo il quale in realtà «non c’è un limite superiore» al credito che la KfW, la banca statale per il sostegno alle imprese, potrà mettere a disposizione del sistema.

quando scoppia una crisi, bisogna rendersi conto che è necessario agire considerando il contesto e lasciar perdere le regole utilizzate quando si gestisce la normalità. Si osserva la realtà, si decide cosa fare e poi lo si fa. Non ci si ferma a pensare come trovare i soldi per farlo, perchè quella è l’unica cosa che non manca ed è quello che si è fatto nel 2008 quando si sono salvate le banche e si è assicurata la liquidità necessaria.


Nel 2008 l’indecisione dell’Europa poteva essere fatale, basti pensare con quanto ritardo è intervenuta la BCE di Draghi che però, una volta iniziato l’operazione di quantitative easing, è riuscita a calmare gli spread e le tensioni speculative sugli stati. Ora, gli americani intervennero da subito seguendo insegnamenti keynesiani: intervento dello stato in momenti di crisi e iniezioni di liquidità per non bloccare il sistema. L’Europa si impntanò nell’attesa che i mercati si riprendessero da soli in ossequio ai principi liberisti. Ma come diceva Keynes nel lungo periodo saremo tutti morti, per cui sarebbe stato importante muoversi subito come lo è adesso. La storia deve insegnare ma dobbiamo essere disposti ad ascoltare, ad imparare.

Il 2008 dovrebbe averci insegnato che lo stato è importante, che è l’unico che può rimettere a posto le cose, che spendere non è un problema, che i soldi sono un mezzo e non un fine. Oggi dobbiamo fare tesoro di quegli insegnamenti e dobbiamo ricordare per il futuro che le regole economiche non devono sovrastare la politica, i bisogni delle persone e le necessità del momento.

Quindi quando ci diranno di nuovo che non si possono assumere medici negli ospedali del sud, cosa che poi costringe intere famiglie siciliane a spostarsi in Lombardia per far curare i figli, ricordiamoci del 2008 e della lehman brothers, del coronavirus e dei 550 miliardi della Germania. Facciamoci tutti un nodo!


Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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