FINLANDIA E SVEZIA NELLA NATO. IL CONFLITTO TRA UOMINI E GIGANTI

Pubblicato da Claudio Pisapia il

Sembra cosa fatta, Svezia e Finlandia sono già dentro la NATO, effetto boomerang per la Russia. Non ci saranno avamposti occidentali ai confini della linea rossa meridionale ma altri 1.340 km di confine al Nord si armeranno.

Una possibilità di cui avevo già scritto e che porterebbe alla militarizzazione del Baltico in difesa dell’avamposto russo di Kaliningrad e che, in fondo, darebbe ragione alle paure di accerchiamento di Putin nonché alle convinzioni dei pacifisti più puri, ovvero che alla guerra e alle provocazioni sappiamo rispondere solo con più guerra e altrettante provocazioni.

A confermare l’attitudine alla belligeranza degli anglosassoni, è di questi giorni un trattato che impegna la Gran Bretagna ad intervenire, nel caso di attacchi preventivi della Russia, a difesa di Svezia e Finlandia nel periodo di vacanza necessario al disbrigo delle pratiche per l’accettazione della candidatura (tempi mai certi, potrebbero volerci anche anni). Un impegno più politico che militare, ma intanto si tiene alta la tensione e si definisce l’impossibilità di un dialogo o il mantenimento di una neutralità invocata spesso a modello e che sta miseramente volgendo alla sua fine.

I fatti atroci dell’Ucraina dovrebbero segnare una svolta nella storia dei rapporti con l’Oriente e mentre una parte dell’opinione pubblica europea avrebbe pure voglia di imparare qualcosa, un’altra parte, Stati Uniti e Gran Bretagna, soffia sul fuoco e lo ravviva facendo leva sui sentimenti di parte dell’Europa dell’Est. Del resto il peso di USA e GB è preponderante, sono quelli che la NATO l’hanno effettivamente creata e la dirigono, coprendo i ruoli chiavi del comando militare.

In ogni caso, che la Finlandia e la Svezia entrino davvero a far parte dell’alleanza atlantica non è scontato come viene fatto sembrare dai titoli, e questo è dovuto al fatto che nonostante tutto esistono delle regole che la stessa organizzazione si è data. Una di queste, fondamentale, dice che può diventare membro della NATO “qualsiasi altro Stato europeo in condizione di soddisfare i principi di questo trattato e di contribuire alla sicurezza dell’area nord-atlantica”.

Carta di Laura Canali (Limes)

Ed è ovvio che l’ingresso in particolare della Finlandia non contribuirebbe alla sicurezza europea, anzi. A ben guardare ne complicherebbe l’esistenza sancendo un ulteriore allontanamento dalla Russia, un paese che è bene ricordare basa la sua economia su una grande ricchezza di materie prime e non semplicemente sul potere della moneta, concetti che dovremmo imparare ad affrontare, validi anche per altri paesi come la Cina. Materie prime di cui abbiamo bisogno e che potrebbero essere il tramite per un dialogo molto più aperto di quello a cui la contrapposizione militare ci costringe oggi.

Sempre dal sito della NATO si legge che la sicurezza nella nostra vita quotidiana è fondamentale per il nostro benessere. Scopo della NATO è garantire la libertà e la sicurezza dei Paesi membri attraverso mezzi politici e militari. POLITICA – La NATO promuove i valori democratici e consente ai membri di consultarsi e collaborare in materia di difesa e sicurezza per risolvere i problemi, creare fiducia e, nel lungo termine, prevenire i conflitti. MILITARE – La NATO si impegna a risolvere pacificamente le controversie. In caso di fallimento degli sforzi diplomatici, ha il potere militare di intraprendere operazioni di gestione delle crisi. Tali operazioni devono essere condotte in base alla clausola di difesa collettiva presente nel trattato fondativo della NATO – Articolo 5 del Trattato di Washington o dietro mandato delle Nazioni Unite, da soli o in collaborazione con altre organizzazioni internazionali.

 Insomma alla base degli sforzi della NATO ci sarebbero i valori democratici, la volontà di prevenire i conflitti e di risolvere le controversie. Solo in ultimo difendersi se attaccati e dopo aver esperito tutti i tentativi rivolti a mantenere la pace. Esattamente ciò che non è stato fatto in Ucraina dove si sono tenuti accesi i fuochi del conflitto dal 2014 o, andando ancora più indietro, dai primi anni ’90 del passato secolo. Si sono portate basi militari e armamenti nei Paesi liberati dal giogo sovietico che si sono trasformati in rampe di lancio per i missili puntati verso Mosca. Si è alzata la posta ben sapendo a cosa questo avrebbe portato (sono note le dichiarazioni di Clinton e dello stesso Biden in merito) e si è scelto di tenere alta la tensione invece di provare a includere un paese costretto a risorgere in un processo di integrazione europeo, quanto meno in un avvicinamento strategico.

La caduta del muro doveva segnare la fine della Guerra Fredda e di conseguenza anche la fine dell’Alleanza Atlantica, arma di difesa contro l’Unione Sovietica. Invece la NATO si è reinventata un dopo e gli interventi nei Balcani ne hanno fatto una forza d’attacco contro tutti i nemici della democrazia (occidentale) fino al disastro dell’Afghanistan. Il dopo ha visto l’ingresso, in un’alleanza militare che doveva aver perso la sua ragione d’esistere, di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia nel 2004, e poi di Albania e Croazia, che hanno aderito ad aprile 2009. Il Montenegro è diventato membro dell’Alleanza nel giugno 2017. La Repubblica della Macedonia del Nord è entrata a far parte della NATO nel marzo 2020. Attualmente la NATO conta 30 paesi e la Bosnia ed Erzegovina partecipano al Piano d’azione per l’adesione (MAP) che è un programma NATO di consulenza, assistenza e supporto pratico adattato alle esigenze individuali dei paesi che desiderano aderire all’Alleanza. Lo stesso programma che dovrebbero seguire i nuovi candidati dell’Europa del Nord.

Per l’ingresso dovranno comunque votare tutti i partecipanti, un esito non scontato sulla carta ma che, vista l’influenza di Stati Uniti e Gran Bretagna (che hanno già deciso), potrebbe invece esserlo. Ci sarà da vedere cosa ne pensa davvero la Francia, che è l’unico paese europeo ad avere qualche peso strategico, oppure se la Germania potrà far valere la sua forza industriale e i suoi interessi commerciali e quali interessi si sentirà di dover tutelare qualche paese non propriamente allineato come l’Ungheria.

Nella sezione del sito NATO “Allargamento e articolo 10” c’è scritto: Il processo di allargamento in corso della NATO non rappresenta una minaccia per nessun paese. È volto a promuovere la stabilità e la cooperazione, a costruire un’Europa intera e libera, unita nella pace, nella democrazia e nei valori comuni.

Il ghiaccio scotta, lucida follia, la guerra è pace. La fantasia di Orwell oppure la realtà dei giganti che ci governano?

* il primo Paese a formulare riserve sull’ingresso nella NATO di Finlandia e Svezia è stato la Turchia di Erdogan. Quest’ultimo accusa questi paesi di essere troppo “teneri” nei confronti del PKK. Probabilmente le riserve turche servono, come sempre, per avere benefit in cambio (ricordiamoci dell’accordo con la UE sui migranti)


Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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