IL DEBITO PUBBLICO E LE RAGIONI DEL CUORE

Pubblicato da Claudio Pisapia il

Il debito pubblico non esiste. In uno Stato che funziona il debito pubblico è un investimento per il futuro e per le nuove generazioni che ne raccoglieranno i frutti. Per come si crede che sia in questa sistema ha persino delle qualità, vediamone qualcuna per qualche spunto di riflessione.

Il debito pubblico è immorale e mette a repentaglio il futuro dei nostri figli. Cosa vediamo: dopo la crisi dei debiti pubblici nel 2011 l’Italia ebbe uno scatto d’orgoglio e ingaggiò una serie di professionisti per salvarla dal baratro. Una serie di riforme, anche costituzionali, furono inaugurate allo scopo di salvare il Paese. Cosa è successo: fu inaugurata una stagione di lacrime e sangue che sfortunatamente non diede mai risultati tranne quello di impoverire ulteriormente una larga fascia della popolazione permettendo invece ad una ristretta fascia di fortunati di arricchirsi oltremodo.

Mario Monti ci lasciò come insegnamento che uno Stato deve sempre, e non occasionalmente, essere come un buon padre di famiglia, cioè deve spendere meno di quello che guadagna, anche a costo di una legge Fornero e della ricostruzione negata all’Aquila, di un aumento percentuale impressionante della povertà minorile e della precarietà nei contratti di lavoro.

Il debito pubblico è necessario, ma solo quello buono. Cosa vediamo: Mario Draghi ci ha insegnato che per sconfiggere la pandemia si può arrivare a superare la soglia del 9% di deficit nel 2020 e del 7% nel 2021 (che, secondo i dati eurostat, si traducono rispettivamente in 159 e 128 miliardi di euro). Del resto il Covid 19 è un virus che lascerà il segno nelle nostre menti e andava sconfitto, soprattutto lo Stato, da buon padre di famiglia, doveva intervenire almeno in quel settore così sensibile e necessario, la sanità, dove per anni chi aveva seguito gli insegnamenti dell’altro Mario aveva tagliato tanto da lasciare i presidi sanitari completamente impotenti contro la pandemia. Cosa è successo: la soglia del 3% era una bufala, quando si vuole si può spendere, agendo sempre da buon padre di famiglia, comportamento che diventa buono per tutte le stagioni, a seconda di cosa ci devono vendere.

Il debito pubblico è quindi (necessariamente) cresciuto, anche se a malincuore constatiamo che gli ospedali non sono migliorati. Di conseguenza si comprende che il secondo Mario non era venuto per risolvere i problemi del debito o degli ospedali ma per indebitarci di più in modo che sembrasse inevitabile il bisogno di soldi dall’Europa, la loro accettazione e il conseguente aumento dei legami con le istituzioni e i vincoli europei. Il debito pubblico qui non è né buono né cattivo ma, come al solito, funzionale agli scopi che si vogliono perseguire.

Il debito pubblico può essere…etico. Cosa vediamo: una popolazione che soffre perché aggredita da un popolo cattivo, dobbiamo intervenire e supportarla a tutti i costi. Cosa succede: quanto ci sta costando la nostra partecipazione al conflitto ucraino? Spendere milioni di euro per l’acquisto di armi da inviare sul teatro di guerra, impegnare (per ora a parole) miliardi di euro per la ricostruzione, accogliere profughi come non si era mai riuscito a fare è un valido esempio di come lo Stato possa spendere e creare un debito pubblico etico, ampiamente accettato nel presente (per adesso sfugge che ci chiederanno di restituire).

Certo è stato necessario fare un’ampia operazione di taglio e cucito, come convincere le persone che le lancette della storia partissero il 24 febbraio 2022 e che quindi non fosse necessario analizzare quanto successo prima, dimenticando che l’Ucraina era stato un paese corrotto e condizionato dagli oligarchi. Poi bisognava cancellare dalla memoria la guerra nel Donbass iniziata nel lontano 2014 dove a bombardare erano gli ucraini e che le provocazioni alla Russia da parte occidentale erano iniziate dai lontani tempi del compagno Gorbaciov. Per completezza bisognava eliminare dal dibattito alcune contraddizioni tipo vendere armi all’Arabia Saudita mentre continuava a bombardare lo Yemen causando un disastro umanitario senza precedenti e, ovviamente, dimenticare le guerre americane tipo il milione di iracheni morti a causa di una guerra iniziata con l’inganno di armi di distruzione di massa mai rinvenute.

L’operazione è riuscita bene. Il debito che gli italiani stanno accumulando e impegnando è etico e ciò per ora basta anche per far sembrare meno allucinanti i costi crescenti per riscaldarci o raffreddarci, per i trasporti, le vacanze e il cibo. E sono sicuro che questo senso etico del nuovo debito ci salvaguarderà anche dai rimpianti quando ci parleranno della necessità di sopportare qualche nuova tassa, magari un nuovo governo a base di tecnici e poltronisti sfegatati (ma ovviamente responsabili).

Intanto e per quantificare, Zelensky dice che per ricostruire il suo Paese necessita di circa 750 miliardi di euro, l’UE ne aveva calcolati “solo” 600. Ovviamente come dare torto a Zelensky, saranno sicuramente 750 i miliardi necessari, comunque siano stati calcolati e al netto, forse, dell’ultimo missile caduto nel frattempo su Kharkiv. Qualche nostro imprenditore ne gioirà mentre qualche dipendente della fabbrica di mobili in Brianza, qualche pensionato al minimo o persino il netturbino di Milano soffrirà in silenzio. Magari aspettando che prima o poi il debito pubblico, che è spesa dello Stato per i suoi cittadini, diventi necessario oppure etico anche per loro. Per il momento, e sempre per loro, continua ad essere immorale.


Claudio Pisapia

Studio i fenomeni sociali seguendo quelli economici. Maturità classica e Laurea in Scienze Politiche, collaboro con il Gruppo Economia di Ferrara (GECOFE) nell'organizzazione di eventi, conferenze e nello studio della realtà macroeconomica. Collaboro con chi mi chiede collaborazione. Ho scritto i libri "Pensieri Sparsi" e "L'Altra Faccia della Moneta".

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