INTRODUZIONE AL BLOG

Questa introduzione sarà implementata piano piano. Magari la farò a puntate, ci penso su…

… per amplificare il mio spazio pubblico, soddisfare la mia esigenza di scrivere di getto e quando mi va, e fare in modo che il messaggio arrivi chiaro e personale. Se i miei post sono ispirati a qualche scritto di altri, questi viene nominato. chiaramente sono cosciente del fatto che uno scritto veramente originale, senza alcuna contaminazione, o parla di fantascienza, o è un romanzo. Oppure chi lo scrive ha vissuto su un’isola deserta tutta la sua vita.

Gli altri ci influenzano, ed è un bene. Se ci plasmano è un problema. Il resto è etica personale.

Quale messaggio?

Scrivo di macroeconomia, ma con “una visione intorno”, e quindi società, benessere, disuguaglianza, sentimenti. Senza formule, con implicazioni sociali e nell’ottica dell’essere umano, e davvero spuria dalle contaminazioni numeriche, a meno che questi proprio non servano. Questo perché mi sono convinto che la risposta vera ai problemi, e quindi la scoperta delle soluzioni, debba e possa venire solo dal cuore.

Se vedi una persona chiedere l’elemosina o un migrante chiedere ospitalità, il tuo cuore ti chiede di intervenire e quando lo fai provi il piacere del giusto, dormi tranquillo e fiero. Ma se il tuo impegno finisce li allora il tuo cuore non è abbastanza grande, non sei abbastanza caritatevole.

Se hai un GAS e sostieni il biologico, stai facendo una cosa importante ma non stai migliorando davvero il mondo, e allora come si fa?

La risposta che mi sono dato è che tutto dipende dalla grandezza del tuo cuore, da quanta sofferenza sei in grado di incamerare senza impazzire, da quanto è ampia la tua visione delle cose. Non è una questione di grandezza delle persone, solo una questione di angolo di visuale.

Tendiamo tante volte la mano a mendicanti e accogliamo migranti, facciamo la nostra donazione dopo un terremoto, magari adottiamo a distanza un bambino oppure versiamo mensilmente una quota per la sua istruzione.

Mettiamo a disposizione il nostro tempo per fare volontariato, salire sulle autoambulanze, puliamo le spiagge, organizziamo eventi, diventiamo vegetariani o vegani. Chiamiamo la polizia se assistiamo ad un reato, la municipale se qualcuno butta l’immondizia nel posto sbagliato o parcheggia male.

Apriamo il comitato per l’acqua pubblica, per l’aria pulita, per abolire la caccia alle balene, per abolire la caccia in generale. Protestiamo per alcune guerre e se non abbiamo abbastanza donne al comando.

Quante cose facciamo, ognuno di noi ne fa o ne ha fatto almeno una.

E il risultato?

Che mentre noi ci sentiamo a posto con la nostra coscienza, i mendicanti e i derelitti agli angoli della nostra visuale aumentano (4,5 milioni di poveri in Italia), i migranti e i disperati provenienti da altri Paesi aumentano (180.000 circa l’anno scorso in Italia), le nostre donazioni non si trasformano in nuove case e a volte spariscono, adottiamo un bambino ma altri tre non ce la fanno, diamo soldi per l’istruzione di un bambino ma troppi non vedranno mai un libro.

E troppi continuano a morire ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo. Certo non quello che ha ricevuto la nostra donazione, ma tutti gli altri? potremmo risolvere la cosa se tutti mettessimo 20 euro al mese? è questa la soluzione, la carità o il prestito che poi diventa debito?

Facciamo volontariato cioè non veniamo pagati per offrire il nostro aiuto a chi ne ha bisogno in tutti i campi. O magari lo facciamo perché tanto non abbiamo un lavoro e quel gesto ci farà guadagnare punti per un futuro lavoro. E comunque, come è possibile che una società abbia bisogno di volontari non pagati per mandare avanti servizi essenziali alla comunità mentre a un “calciatore di pallone” vengono offerti milioni? non dovrebbe essere il contrario? una società che ha soldi per chi “prende un pallone non permettendogli di entrare in una porta a rete” e non ne ha per chi non ha nulla da mangiare.

Chiamiamo la municipale per un parcheggio sbagliato o per uno scontrino non emesso e lasciamo che un Comitato di poche persone affami un popolo europeo. Non sapremmo nemmeno chi chiamare…

Scendiamo in piazza per chiedere con un referendum che l’acqua non venga privatizzata e poi assistiamo impotenti all’indifferenza del risultato da parte dei governanti. E cosa c’è dietro la privatizzazione dell’acqua, o dei servizi pubblici in generale? perché in tanti paesi africani non li hanno nonostante a volte ci laviamo la coscienza contribuendo alla costruzione di qualche pozzo? lo so… almeno ho fatto qualcosa, meglio che niente. 

Quindi?

Quindi io scrivo, e leggo, a volte parlo con le persone, a volte mi cimento in quelle che ci piace definire conversazioni civili, perché non hanno pretesa di trasferimento di saperi. Cerco il dubbio, la fiammella. Lo so … almeno ho fatto qualcosa, meglio che niente.

La macroeconomia aiuta, e per questo grazie a Keynes, a vedere le cose nella loro superiorità, un po’ come l’astronauta guarda la terra dall’alto, nella sua interezza.

continua…

Marx diceva che i governi erano comitati d’affari della grande borghesia, Umberto Galimberti dice che Marx sbagliava per difetto perché oggi, nella società moderna, questo è diventato “sistema” e dunque davvero gli Stati lavorano per la grande borghesia che in realtà oggi si chiama grande finanza in quanto l’alta borghesia è tornata ad essere i principi e i sovrani, l’aristocrazia. Ha il controllo dell’unico mezzo di produzione che è la gestione del denaro ed usa gli Stati per i propri interessi distribuendo favori e illusione di potere.

Piano piano dall’altra parte ci sarà solo la massa, il popolo di nuovo non più cittadino. Un ritorno alle origini e secoli di storia sociale buttati al wc e del resto basta guardare ai dati Oxfam o dell’ONU sulle disuguaglianze che solidificano sempre più la tendenza, ricchezza da una parte e povertà dall’altra.

L’innovazione è tutta nel mezzo utilizzato per farlo, il denaro. Non più guerre, campi da battaglia, eserciti in movimento. Solo carta e illusioni.

Nel mondo globalizzato, finaziarizzato, del capitalismo globale, dei liberi capitali, dei derivati, interi stati vengono costretti a lavorare per conto delle grandi finanziarie e delle grandi imprese, dice Galimberti, e come dargli torto. Attraverso il sistema del debito, dell’austerità e della deflazione tutti i beni vengono convogliati verso l’alto e questo sono gli Stati a renderlo possibile, senza la loro opera farsesca a difesa dei “fogli di bilancio”, della concorrenza sfrenata, degli interessi delle multinazionali e della distruzione di tutto ciò che è legato all’essere umano per nascita come la terra di origine, i piccoli commerci, i piccoli risparmi, i valori comunitari.

Senza l’opera accondiscendente degli Stati la finanza, il capitalismo sfrenato e la grande disuguaglianza non potrebbe mai vincere.

continua…

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