L’INCONSISTENZA DEL DIBATTITO ELETTORALE SU PROTEZIONISMO, LIBERO MERCATO E GLOBALIZZAZIONE

Articolo pubblicato su ferraraitalia qui (quasi uguale)

Il dibattito elettorale si sofferma molto su “protezionismo”, “libero mercato” e “globalizzazione”. Lo fa in maniera semplicistica, attraverso slogan, e quasi sempre ai limiti del surreale. Gli arbitri, i giornalisti, dimostrano meno conoscenza del politico di turno, populisti al limite del grottesco in quanto non fanno altro che rimarcare le “credenze” popolari giocando sulla parola “libero” che niente ha a che fare con il mercato, e “protezionismo” omettendo che in economia non vuol dire autarchia e chiusura indiscriminata.

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LA VOLKSWAGEN E IL LIBERO MERCATO “DE NOANTRI”

La Bassa Sassonia (ted. Niedersachsen) è uno dei sedici Bundesländer della Germania. Situato nella parte nord-occidentale del territorio tedesco, è il secondo stato federato della Germania per superficie (47.600 km²) e il quarto per popolazione (7.956.000 abitanti)…

La Bassa Sassonia … gli altri azionisti principali del gruppo sono lo stato della Bassa Sassonia con il 20 per cento dei voti … quale gruppo? la mitica Volkswagen, quella del Maggiolino e di Hitler che appartiene per un bel pezzo ad uno dei Lander della Germania, insomma è un po’ statale, forse.

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LIBERO MERCATO. L’UNICA RISPOSTA PER LA CRESCITA?

art. pubblicato su ferraraitalia.it

Una delle grandi decisioni o, meglio, delle grandi raccomandazioni che si sono dati i 27 leader europei, a margine degli incontri di Roma e al fine di rilanciare la corsa all’abbattimento delle frontiere e di contrastare, almeno ideologicamente, il nascente protezionismo trumpista, è il sostegno che dovrà venire, sempre più convinto, al libero mercato.

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BANCA CENTRALE O LIBERO MERCATO … COSA CONVIENE DI PIU’ AI CITTADINI?

Fino al 1981 la Banca d’Italia era prestatrice di ultima istanza, cioè comprava tutti di titoli di Stato emessi dal Ministero del Tesoro che eventualmente fossero andati invenduti alle aste periodiche. Questo voleva dire principalmente due cose: la prima, era possibile tenere sotto controllo l’interesse al quale si voleva vendere i titoli; la seconda, conseguente alla prima, nel caso il mercato avesse preteso interessi troppo alti lo Stato italiano si sarebbe potuto rifiutare di pagarli avendo a sua disposizione un Ente pubblico che li avrebbe comunque comprati.
Un’altra considerazione da fare, anzi altre due: a quel tempo, quindi, si monetizzava il debito; in fondo se era possibile monetizzare i titoli allora sarebbe stato possibile anche evitare di inscenare la farsa dell’asta pubblica per la vendita di tali titoli.

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