GLI APOLIDI CHE LAVORANO PER I MERCATI FINANZIARI SONO DA SEMPRE TRA NOI

La situazione italiana? “Non è preccupante”. Il debito pubblico? “Un problema sopravvalutato”. Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo monetario internazionale, spezza una lancia a favore del governo gialloverde, ma dal Festival dell’Economia di Trento, mette in guardia il ministro dell’Economia, Giovanni Tria: “Il problema non è tanto il deficit, quando il modo in cui vengono spesi i soldi”.

LETTURA GIORNALI. ECONOMIA DEL POTERE

Innanzitutto, grazie Signor Ministro. Trovo fondamentale che uno dei responsabili della qualità della mia vita e di quella dei miei figli mi informi su quello che succede agli altissimi livelli.

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/01/19/fondi-bei-in-10-anni-100-mld-allitalia_17b456c4-4c45-492d-bb6f-b8b8fd57e77c.html

In merito poi all’informazione fornita scelgo di riflettere un attimo e le domande che mi pongo sono le seguenti:

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L’INCONSISTENZA DELLA CRESCITA DEL PIL

La previsione del PIL in aumento ci autorizza ad essere fiduciosi? a pensare che le cose stiano davvero migliorando, che possiamo archiviare le paure e tutte le analisi che abbiamo fatto noi catastrofisti dell’euro fino ad adesso?

Non credo proprio, in questi lunghi anni di crisi e visti gli alti tassi di disoccupazione che ancora permangono in tutta l’eurozona, anche quelli che l’euro l’avevano costruito si sono espressi e hanno candidamente affermato che siamo in un esperimento sbagliato.

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NUOVI PROTAGONISTI IN PIAZZA A FERRARA PER LA FIACCOLATA DEL “RISPARMIO TRADITO”

Protagonista della serata è stata la politica (“p” minuscola). Quella che non c’era, quella invocata come responsabile degli azzeramenti, quella che ha preso decisioni diverse per casi simili.

La politica che non ha saputo difendere i risparmi dei suoi cittadini, che favorisce i banchieri e la finanza, che agisce in nome di un’Europa che non esiste e che mette la salute dei numeri davanti a quella delle persone.

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LETTURA GIORNALI: PRIVATIZZAZIONI E GIUSTIZIA SOCIALE

Riprendo da ilsole24ore , articolo: privatizzazioni, nuovo fronte del governo.

“Il punto è che, come spiega un altro ex “liberal” e poi renziano della prima ora come il presidente della commissione Bilancio della Camera Giorgio Tonini – come d’altra parte è un ex “liberal” lo stesso premier Paolo Gentiloni – che la sconfitta referendaria del 4 dicembre ha mostrato un’incapacità del governo di spiegare le riforme tra i ceti più deboli e tra i giovani. Ceti che ora qualcuno nel Pd pensa di tutelare meglio con un maggiore intervento pubblico. «Ho dei problemi, Matteo, a privatizzare le Frecce con dentro il trasporto regionale usato dai pendolari», sono state non a caso le parole usate nella direzione del Pd da Delrio. «Ma la tutela dei ceti più deboli – argomenta Tonini – non può significare il ritorno allo “statalismo” anni 50. Bisogna stare attenti a non confondere i fini con i mezzi. È chiaro che una forza politica della sinistra riformista deve porsi come obiettivo quello garantire i bisogni dei cittadini più deboli ma questo può avvenire anche con strumenti privati, ad esempio prevedendo l’intervento pubblico laddove per il privato non è remunerativo». Le privatizzazioni in programma, del resto, non mettono a rischio il servizio universale, né su Poste né su Ferrovie, e d’altra parte, ricorda ancora Tonini, già nelle tesi dell’Ulivo del ’95 era stabilito che utilità sociale non significa per forza proprietà pubblica. Una divisione, questa, destinata ad emergere con forza con la campagna congressuale e il Def da scrivere.”

Cerchiamo, come al solito, di andare al di là delle parole e alla ricerca dei significati.

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RIFLETTENDO SULLE BANCHE POPOLARI

Una SPA, grande, enorme non avrà interesse reale a un tale sviluppo. Vorrà far fruttare molto e subito i soldi che avrà a disposizione e potrà farlo grazie alle leggi che hanno deregolamentato, reso possibile che ogni conto corrente possa essere trasformato in investimento sui mercati finanziari, che i capitali potessero viaggiare alla velocità della luce tra i continenti senza controlli, che le aziende potessero trasferirsi dove il costo del lavoro incidesse di meno ma sfrutti di più.

Keynes stà tornando?

allora gioiamo di questa rinascita del pensiero economico, anche se ai suoi albori, anche se sarà difficile da attuare perché nel frattempo sono successe tante cose. Disastri che rischiano di rendere inutili gli sforzi di quello Stato che davvero volesse sperimentare di nuovo la potenza dell’idea keynesiana di aumento della domanda aggregata.

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